Mai più Grande Fratello?

Da dieci anni la tv è piena zeppa di reality-show, un genere ormai consolidato. Padre delle trasmissioni di questo tipo, “Il Grande Fratello” che spopola in tutto il mondo, continuando, almeno in Italia, a mietere successi. Creatura della casa di produzione Endemol, il “Gf” è solo uno dei suoi tanti prodotti. Ora però non arrivano buone notizie e si potrebbe prospettare un futuro televisivo senza più tanti reality-show. La Endomol, secondo quanto riporta il giornale statunitense Daily Beast, non navigherebbe in buone acque: Goldman Sachs starebbe lavorando con John de Mol, il miliardario fondatore di Endemol, a una massiccia ristrutturazione finanziaria per salvare la società dal fallimento. Mediaset, che ha investito nella Endemol un miliardo nel 2007, anche nelle peggiori delle ipotesi riuscirà a recuperare il denaro.

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Mai più Grande Fratello?

Da dieci anni la tv è piena zeppa di reality-show, un genere ormai consolidato. Padre delle trasmissioni di questo tipo, “Il Grande Fratello” che spopola in tutto il mondo, continuando, almeno in Italia, a mietere successi. Creatura della casa di produzione Endemol, il “Gf” è solo uno dei suoi tanti prodotti. Ora però non arrivano buone notizie e si potrebbe prospettare un futuro televisivo senza più tanti reality-show. La Endomol, secondo quanto riporta il giornale statunitense Daily Beast, non navigherebbe in buone acque: Goldman Sachs starebbe lavorando con John de Mol, il miliardario fondatore di Endemol, a una massiccia ristrutturazione finanziaria per salvare la società dal fallimento. Mediaset, che ha investito nella Endemol un miliardo nel 2007, anche nelle peggiori delle ipotesi riuscirà a recuperare il denaro.

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La leggenda del grano

Luglio matura il grano, in alta quota è tempo di mietitura,. Una volta i mietitori si sedevano sulle scale della Chiesa del paese e al mattino i mezzadri andavano a chiamarli per portarli dove servivano e dove c’era bisogno. Il mietitore era una persona scaltra, brava con il falcetto e veloce nelle movenze, movimenti sincronizzati tra di loro dall’esperienza e dalle tradizioni tramandate in famiglie. Potevano farsi male se non erano preparati e allenati, ancora oggi a San Giorgio Lucano in provincia di Matera, si fa la danza del falcetto che mima in modo teatrale la velocità e l’arguzia che un mietitore doveva possedere, oltre ad una grande conoscenza e notevole dimestichezza delle mezzeluna con cui mietevano il grano e pronti dietro , come se un esercito radesse al suolo il campo, le maestranze raccoglievano in mazzi le spighe che ammassavano per la trebbiatura. Il grano è una pianta coltivata dalla più remota antichità per l’alimentazione dell’uomo. L’origine di questa graminacea fonda le proprie radici più nella leggenda che nella storia. Origine egiziane o asiatiche? Di sicuro possiamo dire che la coltivazione del grano offre più di 1500 varietà, rendendo quindi possibile la crescita ad ogni latitudine, in ogni stagione, su ogni terreno. Possiamo affermare , senza ombra di dubbio e senza esitazione che ogni uomo e ogni terra del mondo ha diritto al suo grano. Nel mondo contadino, o meglio agreste il grano ha assunto, nei millenni, antiche cerimonie propiziatorie.

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La leggenda del grano

Luglio matura il grano, in alta quota è tempo di mietitura,. Una volta i mietitori si sedevano sulle scale della Chiesa del paese e al mattino i mezzadri andavano a chiamarli per portarli dove servivano e dove c’era bisogno. Il mietitore era una persona scaltra, brava con il falcetto e veloce nelle movenze, movimenti sincronizzati tra di loro dall’esperienza e dalle tradizioni tramandate in famiglie. Potevano farsi male se non erano preparati e allenati, ancora oggi a San Giorgio Lucano in provincia di Matera, si fa la danza del falcetto che mima in modo teatrale la velocità e l’arguzia che un mietitore doveva possedere, oltre ad una grande conoscenza e notevole dimestichezza delle mezzeluna con cui mietevano il grano e pronti dietro , come se un esercito radesse al suolo il campo, le maestranze raccoglievano in mazzi le spighe che ammassavano per la trebbiatura. Il grano è una pianta coltivata dalla più remota antichità per l’alimentazione dell’uomo. L’origine di questa graminacea fonda le proprie radici più nella leggenda che nella storia. Origine egiziane o asiatiche? Di sicuro possiamo dire che la coltivazione del grano offre più di 1500 varietà, rendendo quindi possibile la crescita ad ogni latitudine, in ogni stagione, su ogni terreno. Possiamo affermare , senza ombra di dubbio e senza esitazione che ogni uomo e ogni terra del mondo ha diritto al suo grano. Nel mondo contadino, o meglio agreste il grano ha assunto, nei millenni, antiche cerimonie propiziatorie.

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“Trebotti” in Teverina (Vt):

Presentato al Vinitaly (Verona) da “Trebotti in Teverina (Vt): Vino, Arte, Cultura” il Progetto “Sostenibilità ambientale: recupero, riutilizzo ed impatto ambientale”, l’evento in programma a Castiglione in Teverina dal 1° al 9 maggio 2010, realizzato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e dal Dipartimento di scienze Forestali dell’Università degli Studi della Tuscia, con il contributo della Camera di Commercio di Viterbo, della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo e del Comune di Castiglione in Teverina.L’idea nasce sulla scorta di studi recenti da cui emerge che politiche di gestione e miglioramento dell’agricoltura e delle foreste possono portare un contributo positivo a mitigare il riscaldamento climatico. A questi temi l’azienda agricola biologica Trebotti è particolarmente sensibile, portando avanti da tempo progetti di ricerca volti al miglioramento dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale delle produzioni agricole (biolago, cella d’appassimento a risparmio energetico, produzione bioetanolo e compost da vinacce e residui vegetali).

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“Trebotti” in Teverina (Vt):

Presentato al Vinitaly (Verona) da “Trebotti in Teverina (Vt): Vino, Arte, Cultura” il Progetto “Sostenibilità ambientale: recupero, riutilizzo ed impatto ambientale”, l’evento in programma a Castiglione in Teverina dal 1° al 9 maggio 2010, realizzato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e dal Dipartimento di scienze Forestali dell’Università degli Studi della Tuscia, con il contributo della Camera di Commercio di Viterbo, della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo e del Comune di Castiglione in Teverina.L’idea nasce sulla scorta di studi recenti da cui emerge che politiche di gestione e miglioramento dell’agricoltura e delle foreste possono portare un contributo positivo a mitigare il riscaldamento climatico. A questi temi l’azienda agricola biologica Trebotti è particolarmente sensibile, portando avanti da tempo progetti di ricerca volti al miglioramento dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale delle produzioni agricole (biolago, cella d’appassimento a risparmio energetico, produzione bioetanolo e compost da vinacce e residui vegetali).

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Mario Brega : lo spontaneo umorismo

Mario Brega : lo spontaneo umorismo romanesco nel cinema italiano.
Nato ovviamente a Roma il 5 marzo 1923 , morto a Roma il 23 luglio 1994 ha lavorato in una cinquantina di film diretti dai più grandi registi dell’epoca : da Pietro Germi a Sergio Leone, da Dino Risi a Verdone.
Ha dato il volto ed il carattere a famosi personaggi come Mitraglia , il truce camerata Marcacci , in La marcia su Roma del 1962 per la regia di Dino Risi , oppure El Nino in Per qualche dollaro in più del 1965 di Sergio Leone , senza dimenticare lo spassosissimo Augusto , padre trasteverino e manesco di Rossella in Borotacolco ( 1982) diretto ed interpretato da Carlo Verdone. Questo ,tanto per ricordarne alcuni , ma sono tantissimi i personaggi creati dalla maschera interpretativa di Mario Brega che ha saputo portare sullo schermo ruoli sia drammatici che comici.

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Mario Brega : lo spontaneo umorismo

Mario Brega : lo spontaneo umorismo romanesco nel cinema italiano.
Nato ovviamente a Roma il 5 marzo 1923 , morto a Roma il 23 luglio 1994 ha lavorato in una cinquantina di film diretti dai più grandi registi dell’epoca : da Pietro Germi a Sergio Leone, da Dino Risi a Verdone.
Ha dato il volto ed il carattere a famosi personaggi come Mitraglia , il truce camerata Marcacci , in La marcia su Roma del 1962 per la regia di Dino Risi , oppure El Nino in Per qualche dollaro in più del 1965 di Sergio Leone , senza dimenticare lo spassosissimo Augusto , padre trasteverino e manesco di Rossella in Borotacolco ( 1982) diretto ed interpretato da Carlo Verdone. Questo ,tanto per ricordarne alcuni , ma sono tantissimi i personaggi creati dalla maschera interpretativa di Mario Brega che ha saputo portare sullo schermo ruoli sia drammatici che comici.

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C’era una volta l’artigianato

Nel cuore della città eterna, resistono ancora delle vie fuori dal tempo.Ad esempio colpisce la zona di Via dei Cappellari, tra Via del Pellegrino e Piazza Campo dè Fiori che è riuscita forse ancora per poco,a conservare l’atmosfera di una piccola città dove gli artigiani lavorano in strada. Si tratta comunque di oasi affascinanti in una zona che purtroppo sta cambiando volto:nel decennio 1995-2005 le botteghe artigiane, nel centro storico si sono ridotte di più della metà. La pressione fiscale, la mancanza di fondi adeguati e di interventi per la salvaguardia del settore, l’assenza di un ricambio generazionale, hanno fatto precipitare l’artigianato in una crisi profonda.
Eppure il ricordo di antichi mestieri artigiani è ancora vivo nella toponomastica della capitale: Via dei Cestari, Via dei Pianellari,Via dei Cartari, Via dei Leutari, Via dei Balestrieri , ma se l’artigianato continua a resistere per l’eroismo di pochi, numerose attività sono già scomparse.

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C’era una volta l’artigianato

Nel cuore della città eterna, resistono ancora delle vie fuori dal tempo.Ad esempio colpisce la zona di Via dei Cappellari, tra Via del Pellegrino e Piazza Campo dè Fiori che è riuscita forse ancora per poco,a conservare l’atmosfera di una piccola città dove gli artigiani lavorano in strada. Si tratta comunque di oasi affascinanti in una zona che purtroppo sta cambiando volto:nel decennio 1995-2005 le botteghe artigiane, nel centro storico si sono ridotte di più della metà. La pressione fiscale, la mancanza di fondi adeguati e di interventi per la salvaguardia del settore, l’assenza di un ricambio generazionale, hanno fatto precipitare l’artigianato in una crisi profonda.
Eppure il ricordo di antichi mestieri artigiani è ancora vivo nella toponomastica della capitale: Via dei Cestari, Via dei Pianellari,Via dei Cartari, Via dei Leutari, Via dei Balestrieri , ma se l’artigianato continua a resistere per l’eroismo di pochi, numerose attività sono già scomparse.

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Come restaurare una cornice in cartapesta

Come restaurare una cornice in cartapesta
Nel ‘600 le cornici venivano realizzate non solo in legno dorato,ma abili artigiani le realizzavano in cartapesta pressata, all’interno di appositi stampi. Il restauro delle cornici in cartapesta è un intervento molto delicato dettato dalla fragilità del materiale.Per intervenire,si possono seguire diverse tecniche di ripristino. Ad esempio: Nel caso in cui,una cornice sia stata realizzata con della carta macerata in acqua e colla,il pezzo mancante verrà ricostruito con il medesimo impasto.Vi sono due tipi di tecniche da me sperimentate: La tecnica della “cartapesta cava”e la tecnica della “cartapesta piena”. L’impasto, nella prima tecnica viene realizzato adoperando della carta di imballaggio che viene tagliata a strisce sottili,bagnate con colla cervione e incollate per strati,fino alla completa ricostruzione della lacuna o del pezzo mancante.

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Nel ‘600 le cornici venivano realizzate non solo in legno dorato,ma abili artigiani le realizzavano in cartapesta pressata, all’interno di appositi stampi. Il restauro delle cornici in cartapesta è un intervento molto delicato dettato dalla fragilità del materiale.Per intervenire,si possono seguire diverse tecniche di ripristino. Ad esempio: Nel caso in cui,una cornice sia stata realizzata con della carta macerata in acqua e colla,il pezzo mancante verrà ricostruito con il medesimo impasto.Vi sono due tipi di tecniche da me sperimentate: La tecnica della “cartapesta cava”e la tecnica della “cartapesta piena”. L’impasto, nella prima tecnica viene realizzato adoperando della carta di imballaggio che viene tagliata a strisce sottili,bagnate con colla cervione e incollate per strati,fino alla completa ricostruzione della lacuna o del pezzo mancante.

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