PalladioMuseum

Quello che il 4 ottobre, si è inaugurato a Palazzo Barbarano, nel cuore di Vicenza, non è un Museo ma un Museum, il PalladioMuseum.  Non si tratta solo di una differenzazione lessicale. Qui, abbandonata per sempre ogni polverosità legata al termine Museo, si è scelto di proporre ai visitatori italiani e stranieri un “intelligente viaggio emotivo” che inizia prima di varcare il portone del Palazzo palladiano e che prosegue nel territorio e nelle case di chi al Museum c’è stato.  Insieme all’architetto Alessandro Scandurra, Guido Beltramini Howard Burns e tutta l’equipe del CISA Andrea Palladio hanno imboccato una strada che ha pochi precedenti in Italia: quella del museo che già nasce come luogo esperienziale, dove il visitatore entra per condividere una storia che così diventa parte della propria storia. “Il PalladioMuseum – dichiara Amalia Sartori, presidente del CISA Andrea Palladio – è il compimento delle mostre del Cinquecentenario palladiano, che hanno portato Palladio in Europa e Stati Uniti. Da ottobre in avanti, il mondo che ama Palladio avrà la sua casa a Vicenza”. I cercatori. Da oltre cinquant’anni la comunità cosmopolita degli studiosi del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza indaga i segreti dell’umile scalpellino divenuto il più influente architetto degli ultimi cinque secoli. Molto è stato scoperto negli archivi e nei musei, ma altrettanto rimane da capire, nel costante procedere della ricerca, che è nemica dei luoghi comuni e delle certezze assodate. Open source. Il PalladioMuseum sarà un luogo fisico e una presenza in rete che opera su più livelli per un pubblico italiano e internazionale (specialisti, studenti, università, appassionati).

Il palazzo. Come luogo fisico, il PalladioMuseum offrirà l’esperienza unica di esplorare una delle più belle dimore urbane palladiane, palazzo Barbarano a Vicenza, l’unico che Palladio riuscì a vedere completamente realizzato sia nell’architettura che negli apparati decorativi. L’esperienza del palazzo sarà costruita come una detective-story, con indizi e colpi di scena.

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PalladioMuseum

Quello che il 4 ottobre, si è inaugurato a Palazzo Barbarano, nel cuore di Vicenza, non è un Museo ma un Museum, il PalladioMuseum.

Non si tratta solo di una differenzazione lessicale. Qui, abbandonata per sempre ogni polverosità legata al termine Museo, si è scelto di proporre ai visitatori italiani e stranieri un “intelligente viaggio emotivo” che inizia prima di varcare il portone del Palazzo palladiano e che prosegue nel territorio e nelle case di chi al Museum c’è stato.

Insieme all’architetto Alessandro Scandurra, Guido Beltramini Howard Burns e tutta l’equipe del CISA Andrea Palladio hanno imboccato una strada che ha pochi precedenti in Italia: quella del museo che già nasce come luogo esperienziale, dove il visitatore entra per condividere una storia che così diventa parte della propria storia.

“Il PalladioMuseum – dichiara Amalia Sartori, presidente del CISA Andrea Palladio – è il compimento delle mostre del Cinquecentenario palladiano, che hanno portato Palladio in Europa e Stati Uniti. Da ottobre in avanti, il mondo che ama Palladio avrà la sua casa a Vicenza”.

I cercatori. Da oltre cinquant’anni la comunità cosmopolita degli studiosi del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza indaga i segreti dell’umile scalpellino divenuto il più influente architetto degli ultimi cinque secoli. Molto è stato scoperto negli archivi e nei musei, ma altrettanto rimane da capire, nel costante procedere della ricerca, che è nemica dei luoghi comuni e delle certezze assodate.
ggio alla scoperta dei capolavori palladiani nel territorio veneto.

Open source. Il PalladioMuseum sarà un luogo fisico e una presenza in rete che opera su più livelli per un pubblico italiano e internazionale (specialisti, studenti, università, appassionati).

Il palazzo. Come luogo fisico, il PalladioMuseum offrirà l’esperienza unica di esplorare una delle più belle dimore urbane palladiane, palazzo Barbarano a Vicenza, l’unico che Palladio riuscì a vedere completamente realizzato sia nell’architettura che negli apparati decorativi. L’esperienza del palazzo sarà costruita come una detective-story, con indizi e colpi di scena.

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Yoko Ono e le altre. Le donne di Fluxus a Palazzo Magnani

A Fluxus parteciparono, come raramente accade nella storia dell’arte, diverse donne, artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati – Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Takako Saito, Mieko (Chieko) Shiomi – oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un cammino artistico e teorico individuale, come Kate Millet, femminista ed attivista, Simone Forti e Carolee Schneemann attive al Judson Dance Theater di New York all’inizio degli anni Sessanta.
Ed è proprio da questa angolazione, ampliata ad una ricostruzione genealogica dell’intero percorso artistico, che la mostra WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales – promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 10 novembre al 10 febbraio – intende raccontare la storia e la filosofia Fluxus. Due saranno i percorsi tematici di lettura proposti dall’esposizione: da un lato l’aspetto (proto)concettuale del fenomeno sperimentale, già implicito nel termine ‘Concept Art’ coniato da Henry Flynt che prese corpo nei concerti di Musica Antiqua et Nova (s)coordinati da George Maciunas nella AG Gallery (New York, 1961); dall’altro, la selezione di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all’implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità considerando il ruolo e pertanto l’immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale – identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo.

Tra le molte mostre che in Europa ma anche in Asia e in America del Nord sono dedicate a Fluxus nel cinquantesimo della sua nascita ufficiale (al festival di Wiesbaden nel 1962) e in occasione del centenario della nascita di John Cage (Los Angeles 1912 – New York 1992), questa di Reggio Emilia riveste quindi un carattere di autonomia e novità. “È una mostra che proprio qui ha la sua ragione d’essere”, chiarisce la Presidente della Fondazione Palazzo Magnani Avde Iris Giglioli. “In questo territorio, infatti, tra Reggio Emilia e Cavriago, ebbe vita per un ventennio uno dei poli del gruppo, intorno all’attività editoriale e di organizzazione di eventi Pari&Dispari di Rosanna Chiessi. Qui arrivano tutti i grandi protagonisti europei di Fluxus, proponendo, all’insegna di Tutto è arte, azioni dirompenti che restano ancora ben vive nei racconti di paese. E, per sottolineare il taglio critico scelto dalla mostra di Palazzo Magnani, non a caso a guidare a Cavriago questa colonia di artisti e intellettuali è stata una donna Rosanna Chiessi”.

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Yoko Ono e le altre. Le donne di Fluxus a Palazzo Magnani

A Fluxus parteciparono, come raramente accade nella storia dell’arte, diverse donne, artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati – Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Takako Saito, Mieko (Chieko) Shiomi – oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un cammino artistico e teorico individuale, come Kate Millet, femminista ed attivista, Simone Forti e Carolee Schneemann attive al Judson Dance Theater di New York all’inizio degli anni Sessanta.
Ed è proprio da questa angolazione, ampliata ad una ricostruzione genealogica dell’intero percorso artistico, che la mostra WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales – promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 10 novembre al 10 febbraio – intende raccontare la storia e la filosofia Fluxus. Due saranno i percorsi tematici di lettura proposti dall’esposizione: da un lato l’aspetto (proto)concettuale del fenomeno sperimentale, già implicito nel termine ‘Concept Art’ coniato da Henry Flynt che prese corpo nei concerti di Musica Antiqua et Nova (s)coordinati da George Maciunas nella AG Gallery (New York, 1961); dall’altro, la selezione di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all’implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità considerando il ruolo e pertanto l’immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale – identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo.

Tra le molte mostre che in Europa ma anche in Asia e in America del Nord sono dedicate a Fluxus nel cinquantesimo della sua nascita ufficiale (al festival di Wiesbaden nel 1962) e in occasione del centenario della nascita di John Cage (Los Angeles 1912 – New York 1992), questa di Reggio Emilia riveste quindi un carattere di autonomia e novità. “È una mostra che proprio qui ha la sua ragione d’essere”, chiarisce la Presidente della Fondazione Palazzo Magnani Avde Iris Giglioli. “In questo territorio, infatti, tra Reggio Emilia e Cavriago, ebbe vita per un ventennio uno dei poli del gruppo, intorno all’attività editoriale e di organizzazione di eventi Pari&Dispari di Rosanna Chiessi. Qui arrivano tutti i grandi protagonisti europei di Fluxus, proponendo, all’insegna di Tutto è arte, azioni dirompenti che restano ancora ben vive nei racconti di paese. E, per sottolineare il taglio critico scelto dalla mostra di Palazzo Magnani, non a caso a guidare a Cavriago questa colonia di artisti e intellettuali è stata una donna Rosanna Chiessi”.

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Le galassie minute e colorate di Antonio Sanfilippo

Alle FAM di Agrigento le galassie minute e colorate di Antonio Sanfilippo
Numerosi inediti per il tributo delle Fabbriche Chiaramontane a uno dei maestri dell’Astrattismo italiano

A più di vent’anni di distanza dalle ultime grandi personali siciliane di Erice e Taormina, a trenta dalla mostra di Gibellina e dopo l’ampio omaggio tributatogli dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma nell’anno della sua scomparsa, Antonio Sanfilippo (1924-1980), uno dei più grandi interpreti dell’Astrattismo in Italia, torna in Sicilia con una mostra alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, dal 27 ottobre al 13 gennaio 2013, dal titolo “Antonio Sanfilippo | Gli anni Sessanta. Il colore del segno”.
Un tributo al maestro siciliano fortemente voluto per le FAM da Antonino Pusateri, Presidente dell’Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento, che ne ha affidato la cura al critico e storico dell’arte Fabrizio D’Amico. Attraverso un lungo e puntuale lavoro di studio e ricerca viene presentata, dalla data inaugurale del 27 ottobre, un’esposizione ricca di spunti e contributi: in mostra un nucleo consistente dei lavori che Sanfilippo inviò alla Biennale di Venezia del 1966, oltre a numerose opere documentate in importanti mostre degli anni Sessanta in Italia e all’estero, oggi di proprietà di musei pubblici e di collezionisti privati. Un’indagine che, per la prima volta, mette in luce con larghezza e con sguardo esclusivo il tempo della piena e più colma maturità di Sanfilippo: quegli anni Sessanta nel corso dei quali l’artista venne individuato in Italia e all’estero come una delle personalità fondative dell’arte astratta italiana.

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Le galassie minute e colorate di Antonio Sanfilippo

Alle FAM di Agrigento le galassie minute e colorate di Antonio Sanfilippo
Numerosi inediti per il tributo delle Fabbriche Chiaramontane a uno dei maestri dell’Astrattismo italiano

A più di vent’anni di distanza dalle ultime grandi personali siciliane di Erice e Taormina, a trenta dalla mostra di Gibellina e dopo l’ampio omaggio tributatogli dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma nell’anno della sua scomparsa, Antonio Sanfilippo (1924-1980), uno dei più grandi interpreti dell’Astrattismo in Italia, torna in Sicilia con una mostra alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, dal 27 ottobre al 13 gennaio 2013, dal titolo “Antonio Sanfilippo | Gli anni Sessanta. Il colore del segno”.
Un tributo al maestro siciliano fortemente voluto per le FAM da Antonino Pusateri, Presidente dell’Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento, che ne ha affidato la cura al critico e storico dell’arte Fabrizio D’Amico. Attraverso un lungo e puntuale lavoro di studio e ricerca viene presentata, dalla data inaugurale del 27 ottobre, un’esposizione ricca di spunti e contributi: in mostra un nucleo consistente dei lavori che Sanfilippo inviò alla Biennale di Venezia del 1966, oltre a numerose opere documentate in importanti mostre degli anni Sessanta in Italia e all’estero, oggi di proprietà di musei pubblici e di collezionisti privati. Un’indagine che, per la prima volta, mette in luce con larghezza e con sguardo esclusivo il tempo della piena e più colma maturità di Sanfilippo: quegli anni Sessanta nel corso dei quali l’artista venne individuato in Italia e all’estero come una delle personalità fondative dell’arte astratta italiana.

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Le donne artiste del Seicento, Artemisia e le altre alla Biennale di Antiquariato

LA DONNESCA MANO
Donne artiste tra il XVI e il XVIII secolo:
Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo

L’organizzazione, all’interno della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, di una mostra dedicata ad alcune delle donne artiste italiane più significative dell’età moderna rappresenta un primo importante segnale di attenzione da parte del mercato nei confronti di una pittura di genere, tenuta ingiustamente in scarsa considerazione per decenni. La “mostra dossier”, curata da Consuelo Lollobrigida è dunque un omaggio al genio femminile, illustrato attraverso un percorso di una quindicina di opere allestite in una sala del primo piano di Palazzo Venezia.

Con l’eccezione di alcune figure “classiche”, come Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana o Giovanna Garzoni, lo sguardo dell’antiquario e dello studioso non si è mai spinto oltre. In realtà, la presenza delle donne nella pittura, nella scultura e nell’architettura nel XVI, XVII e XVIII secolo era un fenomeno più frequente di quanto si pensi.
A Roma una pratica artistica al femminile si ufficializza molto presto, nel 1608, quando l’Accademia di San Luca ammette alla frequenza dei corsi anche le donne, consentendo loro un percorso educativo simile ai colleghi uomini.
In breve tempo, anche le altre accademie d’Italia e d’Europa – la Clementina a Bologna e quella di Francia – si allineano a quella romana e la pratica artistica femminile diventa, non più sporadica o occasionale, ma sempre più connotata da una decisa impronta professionale.
In questa mostra si raccolgono alcune testimonianze figurative di Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo, ponendo all’attenzione del pubblico importanti lavori di donnesca mano, così come sarebbero stati definiti da Giorgio Vasari, che a una scultrice, Properzia de’ Rossi, dedica una delle Vite del suo lavoro di critico.

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Le donne artiste del Seicento, Artemisia e le altre alla Biennale di Antiquariato

LA DONNESCA MANO
Donne artiste tra il XVI e il XVIII secolo:
Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo

L’organizzazione, all’interno della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, di una mostra dedicata ad alcune delle donne artiste italiane più significative dell’età moderna rappresenta un primo importante segnale di attenzione da parte del mercato nei confronti di una pittura di genere, tenuta ingiustamente in scarsa considerazione per decenni. La “mostra dossier”, curata da Consuelo Lollobrigida è dunque un omaggio al genio femminile, illustrato attraverso un percorso di una quindicina di opere allestite in una sala del primo piano di Palazzo Venezia.

Con l’eccezione di alcune figure “classiche”, come Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana o Giovanna Garzoni, lo sguardo dell’antiquario e dello studioso non si è mai spinto oltre. In realtà, la presenza delle donne nella pittura, nella scultura e nell’architettura nel XVI, XVII e XVIII secolo era un fenomeno più frequente di quanto si pensi.
A Roma una pratica artistica al femminile si ufficializza molto presto, nel 1608, quando l’Accademia di San Luca ammette alla frequenza dei corsi anche le donne, consentendo loro un percorso educativo simile ai colleghi uomini.
In breve tempo, anche le altre accademie d’Italia e d’Europa – la Clementina a Bologna e quella di Francia – si allineano a quella romana e la pratica artistica femminile diventa, non più sporadica o occasionale, ma sempre più connotata da una decisa impronta professionale.
In questa mostra si raccolgono alcune testimonianze figurative di Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo, ponendo all’attenzione del pubblico importanti lavori di donnesca mano, così come sarebbero stati definiti da Giorgio Vasari, che a una scultrice, Properzia de’ Rossi, dedica una delle Vite del suo lavoro di critico.

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A Vicenza i capolavori di Palazzo Chiericati

In concomitanza con la mostra in Basilica Palladiana, la Pinacoteca civica di Palazzo Chiericati ospiterà dal 3 ottobre al 20 gennaio 2013 la mostra “Cinque secoli di volti. Una società e la sua immagine nei capolavori di Palazzo Chiericati”, che sarà allestita negli ambienti a piano terra e negli spazi suggestivi dei seminterrati palladiani, oggetto di radicale intervento di recupero e funzionalizzazione che li renderà per la prima volta pienamente utilizzati, costituendo dunque una totale novità per il pubblico. La mostra, concepita come dialogo e risposta all’evento presso la Basilica Palladiana, prevede una scelta selezione di ritratti dal XVI al XX secolo appartenenti alle raccolte civiche. Le prime sale ospiteranno i ritratti delle aristocratiche famiglie vicentine, tutte legate ai proprietari del palazzo da rapporti di amicizia o parentela: i Gualdo e i Valmarana, Ippolito Porto, eroe di Mülberg e di Lepanto, il vescovo Ludovico Chiericati, la poetessa Maddalena Campiglia, Isabella di Savoia d’Este nella raffinata mise dipinta per lei da Pourbous.
La mostra prosegue attraverso il 1700, con l’Autoritratto di Louis Dorigny e il ritratto dell’incisore Cristoforo dell’Acqua, per giungere all’inizio del 1800 con il profilo in marmo di Ottavio Trento di Antonio Canova. L’Ottocento è rappresentato da opere del ritrattista Giovanni Busato e da sculture di Maria Scola Camerini. Il Novecento chiude la rassegna con opere di Alessandro Milesi, Achille Beltrame, Miro Gasparello, e Ubaldo Oppi. Una sezione della mostra sarà dedicata a Neri Pozza, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, con l’esposizione di un cospicuo numero di ritratti di sua mano, o appartenenti alla raccolta d’arte donata al Museo da lui e dalla moglie Lea Quaretti.

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A Vicenza i capolavori di Palazzo Chiericati

In concomitanza con la mostra in Basilica Palladiana, la Pinacoteca civica di Palazzo Chiericati ospiterà dal 3 ottobre al 20 gennaio 2013 la mostra “Cinque secoli di volti. Una società e la sua immagine nei capolavori di Palazzo Chiericati”, che sarà allestita negli ambienti a piano terra e negli spazi suggestivi dei seminterrati palladiani, oggetto di radicale intervento di recupero e funzionalizzazione che li renderà per la prima volta pienamente utilizzati, costituendo dunque una totale novità per il pubblico. La mostra, concepita come dialogo e risposta all’evento presso la Basilica Palladiana, prevede una scelta selezione di ritratti dal XVI al XX secolo appartenenti alle raccolte civiche. Le prime sale ospiteranno i ritratti delle aristocratiche famiglie vicentine, tutte legate ai proprietari del palazzo da rapporti di amicizia o parentela: i Gualdo e i Valmarana, Ippolito Porto, eroe di Mülberg e di Lepanto, il vescovo Ludovico Chiericati, la poetessa Maddalena Campiglia, Isabella di Savoia d’Este nella raffinata mise dipinta per lei da Pourbous.
La mostra prosegue attraverso il 1700, con l’Autoritratto di Louis Dorigny e il ritratto dell’incisore Cristoforo dell’Acqua, per giungere all’inizio del 1800 con il profilo in marmo di Ottavio Trento di Antonio Canova. L’Ottocento è rappresentato da opere del ritrattista Giovanni Busato e da sculture di Maria Scola Camerini. Il Novecento chiude la rassegna con opere di Alessandro Milesi, Achille Beltrame, Miro Gasparello, e Ubaldo Oppi. Una sezione della mostra sarà dedicata a Neri Pozza, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, con l’esposizione di un cospicuo numero di ritratti di sua mano, o appartenenti alla raccolta d’arte donata al Museo da lui e dalla moglie Lea Quaretti.

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A Palazzo Roverella tre anni di grandi mostre

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha assunto la gestione di Palazzo Roverella firmando con il Comune una convenzione della durata di dieci anni con l’impegno di programmare e organizzare appuntamenti espositivi e di valorizzare al contempo la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile.
Partendo dalla positiva esperienza di grandi eventi espositivi ospitati nella sede del prestigioso Palazzo negli ultimi 6 anni, che hanno registrato un successo di pubblico e di critica e hanno favorito la scoperta di Rovigo come città d’arte, si è elaborata la programmazione dei primi tre anni in cui i singoli eventi sono affidati a differenti curatori scientifici, sotto la diretta regia della Fondazione stessa.
La programmazione delle mostre di maggior impegno viene confermata nella prima metà di ogni anno (gennaio/febbraio – giugno).
La proposta include anche delle appendici autunnali, con mostre di tipologia e dimensione diverse. Per il primo anno, ad esempio, viene ripresa la fortunata serie di mostre dedicate all’illustrazione per l’infanzia, create appositamente per un pubblico familiare e scolastico.
Il triennio di eventi espositivi di respiro nazionale conferma la vocazione di Rovigo a presentare iniziative che abbiano un focus sull’arte italiana tra Otto e Novecento, scegliendo però un taglio diverso, più teso ad illustrare visioni e contaminazioni in chiave europea.

Nella presa in gestione di Palazzo Roverella da parte della Fondazione, obiettivo è anche quello di valorizzare la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile, tenendola aperta al pubblico non solo durante le mostre temporanee, ma anche negli altri periodi dell’anno e proponendo una selezione di volta in volta “ragionata” dei suoi maggiori capolavori. Già durante il primo evento espositivo in programma per l’autunno, si potranno ammirare 80 importanti dipinti selezionati dalla collezione permanente.

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A Palazzo Roverella tre anni di grandi mostre

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha assunto la gestione di Palazzo Roverella firmando con il Comune una convenzione della durata di dieci anni con l’impegno di programmare e organizzare appuntamenti espositivi e di valorizzare al contempo la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile.
Partendo dalla positiva esperienza di grandi eventi espositivi ospitati nella sede del prestigioso Palazzo negli ultimi 6 anni, che hanno registrato un successo di pubblico e di critica e hanno favorito la scoperta di Rovigo come città d’arte, si è elaborata la programmazione dei primi tre anni in cui i singoli eventi sono affidati a differenti curatori scientifici, sotto la diretta regia della Fondazione stessa.
La programmazione delle mostre di maggior impegno viene confermata nella prima metà di ogni anno (gennaio/febbraio – giugno).
La proposta include anche delle appendici autunnali, con mostre di tipologia e dimensione diverse. Per il primo anno, ad esempio, viene ripresa la fortunata serie di mostre dedicate all’illustrazione per l’infanzia, create appositamente per un pubblico familiare e scolastico.
Il triennio di eventi espositivi di respiro nazionale conferma la vocazione di Rovigo a presentare iniziative che abbiano un focus sull’arte italiana tra Otto e Novecento, scegliendo però un taglio diverso, più teso ad illustrare visioni e contaminazioni in chiave europea.

Nella presa in gestione di Palazzo Roverella da parte della Fondazione, obiettivo è anche quello di valorizzare la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile, tenendola aperta al pubblico non solo durante le mostre temporanee, ma anche negli altri periodi dell’anno e proponendo una selezione di volta in volta “ragionata” dei suoi maggiori capolavori. Già durante il primo evento espositivo in programma per l’autunno, si potranno ammirare 80 importanti dipinti selezionati dalla collezione permanente.

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