RITSUE MISHIMA – GLASS WORKS

Le opere in vetro di Ritsue Mishima dialogano con Antonio Canova e gli autori del passato che si incontrano alle Gallerie dell’Accademia

RITSUE MISHIMA – GLASS WORKS

 

 

Dal 17 settembre i visitatori delle Gallerie dell’Accademia di Venezia sono accolti da un dialogo tra le opere della collezione permanente e gli ambienti dell’Accademia con le trasparenze e i riflessi di luce e colori delle opere in vetro dell’artista giapponese RITSUE MISHIMA.

Nato a Kyoto nel 1962, Ritsue Mishima si trasferisce a Venezia nel 1989 e oggi vive e lavora tra le due città.

Dal 1996 collabora con i maestri vetrai nell’isola di Murano scoprendo la traslucenza e la viscosità̀ del vetro veneziano, per creare sculture in vetro trasparente, che fondono i contorni della luce diventando parte dell’ambiente circostante.

Il percorso espositivo della mostra RITSUE MISHIMA – GLASS WORKS si apre con i nove piccoli Meteoriti in vetro argentato collocati appena sotto i calchi in gesso delle quattro steli funerarie dedicate a Giovanni Falier, Willem George d’Orange, Alexandre de Souza e Giovanni Volpato.

La superficie granulosa, mossa e irregolare dei Meteoriti, resa riflettente dal processo di argentatura, interagisce con il candore dei gessi con l’intenzione di amplificare la luminosità dello spazio attraversato dallo spettatore.

In particolare, le opere di Ritsue Mishima dialogano con Antonio Canova, forse l’artista che più ha colpito Mishima al suo arrivo in Italia.

Con i suoi Lottatori Mishima tributa un omaggio alla terracotta canoviana di medesimo soggetto, eseguita nel 1775 e ispirata al gruppo scultoreo antico conservato agli Uffizi, opera collocata nell’elegante teca progettata da Carlo Scarpa.

Un calco in gesso raffigurante i Lottatori, proveniente dalla celebre collezione dell’abate Filippo Farsetti, è esposto nella medesima sala e impreziosisce il confronto.

La composizione creata dall’artista giapponese presenta due elementi distinti, lavorati separatamente in vetro soffiato e avvolti a caldo da cordoni anch’essi di vetro.

Le due forme astratte si sovrappongono e si intrecciano evocando in maniera inequivocabile e potente i corpi indissolubilmente legati nella lotta che si vedono nel modello classico.

Il dialogo con gli autori del passato che si incontrano alle Gallerie dell’Accademia non si esaurisce con Canova ma continua con Palladio: nella tromba della sua impressionante scala sospesa nel vuoto, si estende per otto metri e venti centimetri la Colonna di luce, composta da novanta elementi di forma tondeggiante, simili l’uno all’altro ma tutti diversi nella loro unicità.

 

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