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TogglePrima mostra in una istituzione museale in Germania di Mario Schifano
Il museo SCHAUWERK di Sindelfingen ospiterà la mostra MARIO SCHIFANO. When I remember, dal 12 ottobre al 21 giugno 2026

Aperto nel 2010 il museo SCHAUWERK di Sindelfingen presenta opere d’arte del XX e XXI secolo (pittura, scultura, fotografia e installazioni) affermandosi tra i principali luoghi di arte contemporanea della Germania meridionale.
Dal 12 ottobre 2025 il museo presenta una mostra temporanea di lunga durata dedicata all’artista italiano Mario Schifano (Homs, 1934 – Roma, 1998), tra i principali protagonisti dell’arte della seconda metà del XX secolo.
La retrospettiva dal titolo When I remember, prima grande esposizione europea fuori dall’Italia dedicata all’artista negli ultimi trent’anni, sarà infatti visitabile fino al 21 giugno 2026.
Mario Schifano è stato un artista ribelle, un occhio attraverso cui le immagini della modernità si scomponevano in mille sfumature, a volte audaci, a volte provocatorie, ma sempre autentiche.
La sua arte era un dialogo costante con il mondo che lo circondava, un flusso ininterrotto di colori e sensazioni catturate al volo e restituite alla tela con l’immediatezza di un lampo.
La Pop Art, la pubblicità, il cinema, la televisione: tutto ciò che plasmava l’immaginario collettivo degli anni Sessanta e Settanta si ritrova nelle sue opere, rielaborato e trasfigurato con una sensibilità unica, quasi un marchio di fabbrica.
Schifano non si limitava a riprodurre la realtà, la filtrava attraverso la sua personale lente d’ingrandimento, forgiando un universo parallelo dove l’ordinario si elevava a straordinario, il banale assurgeva a icona.
A Sindelfingen l’esposizione attraverso l’intero arco della produzione di Schifano, a partire dai primi anni Sessanta fino agli ultimi lavori degli anni Novanta.
Non era solo un pittore Mario, ma anche regista, intellettuale e osservatore acuto della contemporaneità.
Egli ha saputo interpretare la realtà visiva che caratterizzava la cultura del suo tempo.
Le sue opere riflettono una fitta trama di riferimenti autobiografici e storici: dalla guerra del Vietnam alle frequentazioni newyorkesi con artisti del calibro di Andy Warhol, Franz Kline e Frank O’Hara, come pure con il selvaggio mondo musicale degli anni Sessanta.
In ogni caso, il suo lavoro non si limita a una semplice testimonianza biografica. In esso convivono successo e fallimento, tensione politica e inquietudine privata, slancio visionario e instabilità interiore.
Considerato il più importante artista Pop non americano, Schifano ha però preso le distanze dalle logiche del mercato, rifiutando l’adesione passiva alle aspettative internazionali e imboccando percorsi di ricerca indipendenti, anche a costo dell’isolamento.
Da regista è stato molto attento al rapporto con il mondo dei media e all’impatto delle nuove tecnologie sulla produzione artistica.
Attenzione che in lui volgeva a tensione tra arte e tecnologia.

Ne è un esempio Umano non umano, film realizzato nel 1969 con la partecipazione di Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones.
Questo lavoro, espressione di un’arte ibrida e sperimentale, sarà presentata nella mostra accanto ai Paesaggi TV, una serie di opere in cui Schifano trasforma fotogrammi televisivi in immagini fotografiche e pittoriche.