Gregorio Botta è il primo artista italiano a esporre al Museo Rothko, nella città natale del maestro dell’Espressionismo astratto
Rothko Museum in Lettonia ospita la mostra GREGORIO BOTTA. La pittura porta a casa, aperta fino al 24 maggio

Fonte immagine: https://rothkomuseum.com/
Era nato in Lettonia, a DAUGAVPILS nel 1903 Mark Rothko, pseudonimo di Markus Rothkowitz poi naturalizzato statunitense.
E’ certamente uno dei maggiori artisti dell’espressionismo astratto, insieme a Pollock, Still, Kline, de Kooning e altri.
In particolare, Rothko è il principale esponente del movimento Colorfield Painting, pittura delle campiture, in cui le tele, solitamente di grandi dimensioni, vengono ricoperte interamente di colore escludendo ogni forma di segno.
La sua città natale gli ha dedicato un museo, un centro multifunzionale per l’arte contemporanea, la cultura e la formazione con 2500 metri quadrati di spazio per esposizioni permanenti e temporanee nella storica fortezza di Daugavpils.
Dal 20 febbraio 2025 il Museo ospita il primo artista italiano ad esporre in questo museo con la personale La pittura porta a casa di Gregorio Botta.
Nato a Napoli nel 1953, Gregorio Botta si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove segue i corsi di Toti Scialoja, diplomandosi nel 1984.
Dagli anni Novanta l’artista si impone all’attenzione della critica in occasione di alcuni importanti appuntamenti espositivi con la sua arte del togliere.
La cera, il piombo, il ferro, il vetro, la carta di riso e l’acqua sono gli elementi con i quali Gregorio Botta pratica quest’arte del togliere, del poco, del meno, sperando di arrivare a un’arte del niente.
Un’arte che sparisca e lasci solo, come una vibrazione, come un motore segreto, l’azione per la quale è nata, come Botta stesso ama definire il suo lavoro.
Egli si esprime nelle forme archetipiche del cerchio, del quadrato, del calice o, comunque, nelle forme pure, minime che si manifestino come la ‘verità filosofica’.
L’acqua, che spesso scorre nelle intercapedini di delicate superfici traslucide, costituisce l’elemento ricorrente e si riferisce allo scorrere della vita e del tempo, a volte anche in modo irruente, ma sempre inafferrabile e sfuggente.
Al Museo Rothko Botta presenta una trentina di opere, di cui alcune realizzate appositamente per questa mostra.
Sono opere che esprimono l’evoluzione del suo linguaggio sempre più essenziale e orientato verso una rarefazione formale che evoca vuoto e silenzio attraverso pochi segni.
Lo si vede nei fogli di carta di riso acquarellata e cerata, che Botta definisce “velature solide”, hanno la capacità di nascondere e al tempo stesso rivelare la materia sottostante.