PROSPETTIVE

Angelo Tabaro

Angelo Tabaro

Quando l’Arte ha la forza di donare nuova vita, il DRAGO VAIA di Marco Martalar

Gli alberi abbattuti nel 2018 dalla tempesta Vaia riprendono vita con Marco Martalar

Il Drago Vaia

Quando l’Arte ha la forza di donare nuova vita, il DRAGO VAIA di Marco Martalar 

Tra il 28 e il 29 ottobre 2018 forti venti di scirocco, con raffiche superiori ai 200 km/h, hanno devastato ampie zone delle Alpi orientali, arrecando consistenti danni al patrimonio forestale del Veneto, del Trentino Alto-Adige e del Friuli Venezia-Giulia.

L’hanno chiamata tempesta Vaia e ha lasciato alle sue spalle milioni di alberi abbattuti devastando oltre 42 mila ettari di foreste alpine.

La maggior parte degli alberi caduti erano abeti rossi, piantati dall’uomo nel primo dopoguerra.

Interi fianchi delle montagne si sono mostrati spogli, una infinità di alberi distesi al suolo, morti, monito tangibile all’uomo e alla sua impotenza di fronte a quella natura che pensava di dominare incontrastato.

Di fronte a questa visione di morte è però intervenuta l’Arte a portare un soffio di speranza e di positività.

Lo ha fatto uno scultore che vive e lavora sull’altopiano di Asiago, Marco Martalar, artista che trae ispirazione dalla dura terra e dai boschi, gli stessi che avevano alimentato l’amore per la natura e per la montagna di uno dei più grandi scrittori italiani del secondo Novecento, Mario Rigoni Stern.

Martalar lavora a Mezzaselva di Roana dove pini, larici e faggi scendono dal versante fin quasi dentro il suo laboratorio, dove si respira intenso il profumo di piante e segatura.

Egli è uno scultore che dialoga con il legno, ne segue la fibra, ascoltando la musica che il legno emette, volando con l’immaginazione fino a far nascere figure sinuose, primordiali e leggere.

Così le piante riprendono vita nella scultura di Martalar dopo averne attraversato la sua creatività.

È stato naturale quindi che, di fronte alla vista del paesaggio drammaticamente squarciato dalla violenza degli agenti atmosferici e alla distesa di alberi sradicati dalla tempesta Vaia, nascesse in Marco Martalar l’idea di rianimare gli alberi abbattuti, rigenerandoli in forme nuove che sono la vita dell’arte e di farlo attraverso la sua conoscenza profonda del legno e la sua abilità nel lavorarlo.

Sono nate le sue monumentali sculture, collocate in tutta la loro grandezza in luoghi simbolici delle montagne ferite.

Il DRAGO VAIA o DRAGO di MAGRE’, il drago in legno più grande del mondo.

Realizzato con 2000 scarti di arbusti raccolti tra gli alberi abbattuti, intrecciati ed avvitati per creare una figura alata che supera i 6 metri di altezza e i 7 di lunghezza, una figura alata che sembra uscire dai migliori film fantasy di tutti i tempi.

Guardare quel Drago Alato che domina Magrè, frazione del comune trentino di Lavarone, nell’Alpe Cimbra apre il cuore alla convinzione che ciò che la Tempesta Vaia ha distrutto continuerà a vivere grazie all’Arte.

Perché quando ha la fortuna di incontrare ingegno, sapienza ed empatia di cuore, dalla distruzione, la Natura può rinascere con bellezza e fierezza.

Un’opera la cui straordinarietà sta però anche nella sua caducità.

Realizzato con un legno non trattato, destinato a scomparire piano piano nel tempo, sotto la forza della neve e del vento il Drago che ha ridato vita a quanto la tempesta aveva distrutto, tornerà ad essere natura pura.

Un’opera d’arte che vuol essere un grande messaggio di speranza ma anche di monito a non dimenticare mai i limiti dell’azione dell’uomo di fronte alla Natura.

Al Drago sono poi seguite, realizzate con la stessa tecnica e lo stesso tipo di materiali e quindi con la stessa potenza comunicativa ed emozionale del Drago:

  • il CERVO VAIA, scultura che campeggia nei pressi della Malga Mollegrobbe, situata non distante da dove si trova il drago alato,
  • la LUPA di LAGORAI realizzata a quota 1.600 metri, nella frazione di Vetriolo, il più alto centro termale d’Europa.

La grande scultura, con la testa rivolta al cielo, è collocata in una radura con una vista che si apre sulla Valsugana e i suoi due laghi, il lago di Caldonazzo e il lago di Levico.

Prima che l’azione del tempo e della natura tolga alla vista quelle opere, meriterebbe programmare una visita a quei luoghi segnati dal Vaia.

Di Angelo Tabaro

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