Filippo Parodi è considerato uno dei migliori talenti della scultura barocca in Italia
Palazzo Reale di Genova ospita la mostra FILIPPO PARODI. Dalla terracotta al marmo. Genesi di un capolavoro

Palazzo Reale di Genova nasce come grande dimora patrizia edificata dai Balbi alla metà del Seicento e ampliata dalla famiglia Durazzo tra la fine del Seicento e l’inizio del secolo successivo.
Diventa Palazzo Reale nel 1824 quando viene acquistato dai Savoia.
Il palazzo è uno dei più vasti complessi architettonici sei-settecenteschi a Genova con saloni di rappresentanza completi di affreschi, stucchi, dipinti, sculture, arredi e suppellettili appartenuti alle famiglie nobili e reali che lo abitarono.
Le volte dei salotti e delle gallerie sono affrescate da alcuni dei nomi più importanti della decorazione barocca e rococò.
Dal 6 marzo è aperta al pubblico la mostra “Dalla terracotta al marmo. Genesi di un capolavoro” a cura di Luca Leoncini e Anna Manzitti, dedicata a una delle opere più importanti e celebri delle collezioni, realizzata dallo scultore genovese Filippo Parodi e dedicata a raffigurare il “Cristo alla Colonna”.
L’evento nasce dall’opportunità di poter presentare, per la prima volta, lo straordinario confronto tra la preziosa scultura in marmo e il relativo bozzetto in terracotta, sempre realizzato dall’artista e oggi proprietà della galleria antiquaria londinese Stuart Lochhead Sculpture.

Formatosi inizialmente come intagliatore del legno, Filippo Parodi (Genova 1630 -1702) divenne rapidamente uno dei migliori talenti della scultura barocca. Progettò e realizzò opere prestigiose.
Ebbe molte committenze a Genova ma la sua fama lo portò a lavorare oltre i confini liguri, a Venezia e Padova dove fu coinvolto nella realizzazione di grandiosi monumenti in marmo e stucco.
Filippo Parodi era solito modellare bozzetti in terracotta con l’obiettivo di mostrare le composizioni ai committenti ma anche di guidare i collaboratori che lo avrebbero aiutato nella realizzazione delle opere finali.
Il modello in terracotta è grande circa la metà della celebre scultura in marmo che rappresenta uno dei momenti più drammatici della Passione e che Parodi traduce in un Cristo particolarmente docile nel piegare il capo all’indietro e subire le torture inflitte dai suoi aguzzini.