ROBERT GSCHWANTNER “Collapsig Mountains”

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- DATA INIZIO: 17/09/2021

- DATA FINE: 20/11/2021

- LUOGO: TRENTO – Paolo Maria Deanesi Gallery

- INDIRIZZO: Vicolo dell’Adige, 17-19

- TEL: +39 348 233 0764

L’artista austriaco Robert Gschwantner prende spunto dall’azione dell’uomo sulla natura per sottolineare le conseguenze sui paesaggi, in particolare acquatici artificiali, come laghi, canali e altro.

ROBERT GSCHWANTNER “Collapsig Mountains”

 

 

Fondata a Trento nel 2005, la galleria Paolo Maria Deanesi concentra il proprio interesse sui nuovi linguaggi dell’arte contemporanea, proponendo e promuovendo artisti emergenti nazionali e internazionali.

In galleria vengono proposte opere che coprono una vasta gamma di media espressivi: pittura, disegno, fotografia, video, installazione e scultura.

Collapsing Mountains è la terza mostra personale dell’artista austriaco Robert Gschwantner ospitata dalla Paolo Maria Deanesi Gallery.

Nato a Steyr in Austria nel 1968, le sue opere sono presenti in importati collezioni private e pubbliche e sono stati esposte in diverse mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati nel mondo.

Il suo lavoro da anni prende spunto dall’intervento dell’uomo sulla natura, sui cambiamenti di scenario conseguenti a questa attività e in particolare su quelli riguardanti paesaggi acquatici artificiali presenti in Europa come isole, laghi, canali e altro ancora.

Ambienti che sono stati creati o alterati dall’uomo per ragioni economiche, ecologiche o politiche.

A seconda del progetto, Gschwantner raccoglie l’acqua, il fango o il petrolio sversato tragicamente sul posto e lo usa per riempire i suoi tappeti e i suoi quadri nei quali non mancano mai reti di tubicini di PVC trasparente che contengono i liquidi raccolti in loco, rimescolati con glicerina, come testimonianza e reliquia del paesaggio alterato.

Una particolare attenzione l’artista ha rivolto ad un sito spagnolo a Las Medulas , dove ci sono piccoli laghi e pozze circondati da bizzarre montagne.

Non si tratta di elementi naturali, ma dei resti di un paesaggio industriale creato 2.000 anni fa e che un tempo era la più grande miniera d’oro dell’Impero Romano.

I romani inventarono una tecnica mineraria che chiamarono ruina montium – descritta da Plinio il Vecchio – che funzionava in modo molto simile al fracking moderno.

Nelle opere in mostra, l’acqua del lago Carucedo di Las Medulas inserita nei tubicini in PVC si combina con la visione indotta di immagini della mitologia greca, del vello d’oro e del re Mida.

Sono immagini riflesse dagli specchi che si rivelano retrostanti al primo piano delle opere, sulle cui superfici prevalgono invece elementi di astrazione geometrica, come astratto è ciò che l’uomo costruisce, genera e modifica in natura.

ORARI DI APERTURA

  • mercoledì > venerdì 15.00 – 19.00
  • sabato 10.00 -12.30

INFO

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