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ToggleA Roma l’Istituto Svizzero presenta in una mostra i temi dello sfruttamento delle risorse e la dolcezza che edulcora la conquista e l’addomesticamento della natura
L’Istituto Svizzero di Roma ospita la mostra collettiva Con lo zucchero in bocca, aperta dal 18 aprile al 6 luglio

L’Istituto Svizzero con sedi in Italia a Roma, Milano e Palermo, è una piattaforma transdisciplinare che riunisce ricerca artistica e scientifica.
A Roma l’Istituto Svizzero gode di una posizione straordinaria nel cuore della capitale. La struttura è collocata all’interno di una villa in stile eclettico costruita nel 1905.
Fino al 6 luglio 2025 l’Istituto ospita a Roma la mostra collettiva Con lo zucchero in bocca a cura di cura di Lucrezia Calabrò Visconti (Head Curator Istituto Svizzero).
L’esposizione presenta opere di Gianfranco Baruchello (1924-2023), Binta Diaw (Milano 1995), Gina Fischli (Zurigo 1989), Pauline Julier (Ginevra 1985), Oz Oderbolz(Lucerna 1988), Sergio Rojas Chaves (Venezuela 1992), Virginie Sistek (Ginevra 1999), Milva Stutz(Zurigo 1985).
La mostra esplora il rapporto tra l’estrazione di risorse e la dolcezza.
Il progetto trae ispirazione dalla villa che oggi ospita l’Istituto Svizzero a Roma, un tempo proprietà di Carolina Maraini-Sommaruga ed Emilio Maraini, ticinese pioniere nell’industria dello zucchero da barbabietola.
Prendendo lo zucchero e la storia della sua produzione come punto di partenza, la mostra affronta l’immaginario associato allo sfruttamento delle risorse, esponendo il modo in cui nozioni di dolcezza, romanticismo e desiderio spesso contribuiscono ad edulcorare narrazioni di addomesticamento e conquista.
Vengono presentate vecchie e nuove opere di artisti che lavorano con scultura, pittura, installazione e film.

Attraverso riferimenti storici, narrazioni autobiografiche o racconti di finzione, gli artisti e le artiste si confrontano con la costruzione del concetto di natura, svelando le strategie narrative che nascondono lo sfruttamento di animali, risorse, terre e comunità.
Le opere in mostra affrontano i motivi narrativi e le immagini a cui siamo abituati in questo ambito, affrancandosi dallo sguardo ingenuo, escapista e conciliatorio che spesso le caratterizza.