A tu per tu con Gigi Proietti

Nasce a Roma in Via di S. Eligio a pochi metri di distanza da dove nacque Ettore Petrolini.Nei primi anni di carriera si dedica a quel teatro “che ce vò l’astrologo per capirlo”sperimentando le tecniche e le sue possibilità come è prerogativa dei giovani.Ma è agli inizi degli anni 70 che coglie una grande occasione.Domenico Modugno da forfait per “Alleluia brava gente” scritto da lui stesso e da Renato Rascel. Fatto sta che Garinei e Giovannini registi dello spettacolo,pensarono di affidargli la parte. Gigi accetta di partecipare alle prove dello spettacolo riservandosi in un secondo momento se debuttare,poi decide di tentare il grande balzo decollando definitivamente.Durante la sua lunga carriera si divide nei vari ambitidello spettacolo raccogliendo numerosi consensi di pubblico:per la televisione famoso è il suo Don Chisciotte.Al cinema inizia ed ottiene il primo ruolo di protagonista nel film “l’urlo”di Tinto Brass.Nel 76,sfonda a teatro con “A me gli occhi please”.A Roma prende in gestione per la prima volta il Teatro Brancaccio dove nasce il  Laboratorio di “Esercitazioni sceniche”, che darà i natali ad artisti come Massimo Wertmuller, Pino Quartullo,Rodolfo Laganà,Enrico Brignani ed altri.Dal 1996 ad oggi ha girato per la Rai la fiction “il maresciallo Rocca”riscuotendo un grosso successo tra il pubblico televisivo.
L’ho incontrato per una simpatica intervista in occasione del suo SHOW “Serata d’onore” coniato per il suo pubblico in occasione dei suoi quarant’anni di Teatro.Lo spettacolo è andato in scena lo scorso agosto in Calabria presso l’Area Magna Grecia di Catanzaro Lido ed inserito nella manifestazione “Armonie d’Arte Festival”diretto da Chiara Giordano in coproduzione con “Fatti di Musica”di Ruggero Pegna con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Regione Calabria,della Provincia  e del Comune di Catanzaro.

D: Cinema, teatro,televisione,poesia,quale genere artistico piace a Gigi Proietti?

R: Ma è un piacere fare l’attore in generale, per cui si sa questo mestiere si spalma su vari momenti per cui non c’è una cosa che preferisco.In ognuna di queste cose c’è un interesse,chiamiamole curiosità ancora, anche perchè sono tutti generi,momenti che non si esauriscono mai.Per cui non c’è una cosa che preferisco,diciamo che la mia base fondamentale che ancora non mollo,è il teatro.E’ chiaro che mi piace,è quello che forse conosco meglio e quindi continuo a farlo sperando nella salute,perchè la prima cosa per fare il teatro serve la salute e quindi tutti,non faccio distinzioni.

D: Prendendo spunto da un tuo sonetto “Er teatro” quanta verità c’è nella finzione scenica?

R: Hai detto bene,la finzione scenica è la grande verità del teatro.Hai ragione tu,nel senso che vive il teatro dove tutto è finto ma niente c’è di falso.Scherzando,giocando sulle parole,sui concetti,dico che la grande verità del teatro è forse anche nella vita.Io adesso fingo,e questa è la grande onestà del teatro,sai benissimo che si finge,la cosa grave è quando non sai che si finge e quindi qualcuno vuole farti credere che è vero quello che stai facendo e allora quello diventa falso,ma è un gioco di parole insomma,quindi ripeto la verità del teatro è quella lì.Uno sa benissimo che se fa un personaggio a teatro non c’è quel personaggio e quindi c’è una convinzione,c’è una sorta di complicità che è una cosa bella anche nella vita.Quando c’è la possibilità di sentirsi associati,complici in un’ipotesi,non si è soli.

D:Tornando ai tempi della scuola,della tua grande scuola,che ha forgiato grossi attori,che ricordo hai di quei ragazzi?

R: Non si può dire che sia un ricordo è ancora una realtà vitale perchè mi rincontro continuamente.Alcuni non sono più ragazzi, sono degli adulti affermati,ne sono molto contento ovviamente,perchè non abbiamo perso tempo,quindi ho un ricordo tutto positivo.Il contatto con il loro entusiasmo è stato per me una grande fonte di ricarica.

D: Rifacendoci ad un tuo debutto teatrale,che ricordo hai del tuo primo debutto teatrale?

R: Dei primissimi anni è rimasto un grosso entusiasmo ed una grossa vitalità.Il senso di perpetuare continuamente è un gioco,a volte rischioso,però un grande gioco.

D: C’è un aneddoto legato a Renato Rascel se non sbaglio a proposito di  una tua sostituzione teatrale…

R: Non so a quello che ti riferisci di aneddoti c’è ne sono tanti!Quella è stata la mia più grande occasione che mi è servita molto.Sostituivo Modugno,che non aveva ancora debuttato e  pregarono me di fare il ruolo perchè lui aveva dato forfait.Io ero titubante,l’ho fatto ed è stato per me un’esplosione una cosa che non avevo mai sperato che accadesse.

D: Cosa ti ha dato e cosa ti da ancora il Teatro di Petrolini?

R: Ma non lo so,ognuno s’inventa il suo Petrolini,perchè nessuno sa esattamente come fosse.Sicuramente è un grande riferimento proprio nell’approccio del teatro,soprattutto per quello che lui scrive delle cose e quindi la sua modernità,credo che non sia un personaggio assolutamente superato anche se non sappiamo poi esattamente come facesse,però si può intuire come tanti grandi del recente passato,magari uno non l’ha mai visto,ma ne sente la presenza e quindi è una eredità che è l’eredità di tutti non solo la mia.

D: Ti voglio fare una domanda un pò curiosa.Hai lavorato sempre con grossi artisti,ma nel Maresciallo Rocca hai lavorato con il cane Birillo.Che sensazioni ti ha trasmesso e com’è il tuo rapporto con gli animali?

R:Amo molto gli animali!Adesso ne ho uno solo.Prima avevo tre cani,sette gatti ed un piccione che si chiamava Todo.Quindi ho un buon rapporto con gli animali,solo che i cani che lavorano per il cinema,sono cani che ascoltano soltanto il padrone o addestratore.Senza il loro addestratore non ti obbediscono.Gli chiedi ad esempio di saltare,ma niente!Comunque con Birillo è stato un rapporto divertente,simpatico.Alla fine piano piano si è fatto accarezzare.

(Un ringraziamento va a Gigi Proietti per la sua cordiale disponibilità ed al Promoter Ruggero Pegna che ha permesso questa intervista)

(Intervista a cura di Loredana Rizzo)

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