Stop alla violenza

Basta guardare la televisione o leggere un giornale per rendersi conto di quanta violenza ci sia nel mondo e da quanti problemi siamo quotidianamente afflitti. Eppure, nonostante l’alto livello di civilizzazione, forse proprio a causa di questo, ci sentiamo insicuri e minacciati, dal mondo che ci circonda e dalle persone stesse che ci sono attorno. Le nostre aspettative di sicurezza sono aumentate,  di pari passo con il desiderio di condurre una vita lunga, piacevole e tranquilla.  La violenza prospera su un terreno di eccessiva tolleranza per cui il criminale gode di eccessive giustificazioni, si cerca sempre un alibi alle azioni più riprovevoli, come se il fatto di essere “cattivo” fosse riconducibile a traumi infantili, all’esclusione sociale, alla famiglia,alla società. E’ quindi giusto essere violento, perchè si è subita violenza? Il concetto di “responsabilità” deve tornare nel suo significato più ampio, e deve essere un dovere di entrambi: sia di chi compie l’abuso, sia di chi assiste all’atto. La società, chi è preposto all’ordine pubblico, non può tollerare i comportamenti violenti, anche quelli di minore entità.  Combattere la violenza non significa renderla più esplosiva e pericolosa, anche se certamente la repressione non basta. Difendersi dai delinquenti non è l’unico mezzo per risanare la società, ma cercando di evitare che tante cose capitino, magari intervenendo prima dove è necessario. Quindi conviene agire a monte, quando la persona è piccola, già dalle scuole elementari bisogna insegnare cosa sia il rispetto, e che la vita è un valore, e nessuno ha il diritto di dire il contrario. L’educazione, questo termine ormai caduto in disuso, deve essere l’arma contro tutti i comportamenti violenti, dal più banale e “irrisorio”, a quello “senza ritorno”.

Oggi siamo tristemente abituati a diversi tipi di violenza.
Il maltrattamento fisico, inteso come ogni forma d’intimidazione o azione in cui venga esercitata una violenza fisica su un’altra persona. Tutti i comportamenti come spintonare, costringere nei movimenti, sovrastare fisicamente, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, dare pizzicotti, mordere, tirare i capelli, gettare dalle scale, calciare, picchiare, schiaffeggiare, bruciare con le sigarette, privare di cure mediche, privare del sonno, sequestrare, impedire di uscire o di fuggire, strangolare, pugnalare, uccidere, rientrano nel maltrattamento fisico.
Il maltrattamento economico e cioè ogni forma di privazione e controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica di una persona.
Il maltrattamento psicologico, la violenza psicologica accompagna sempre la violenza fisica ed in molti casi la precede. È ogni forma di abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità della persona. Il messaggio che passa attraverso la violenza psicologica è che chi ne è oggetto è una persona priva di valore e questo può determinare in chi lo subisce l’accettazione in seguito di altri comportamenti violenti. Si tratta spesso di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e che finiscono con l’essere accolti  al punto che spesso non si riesce a vedere quanto siano dannosi e lesivi per la propria identità. Il maltrattamento psicologico procura una grande sofferenza e si manifesta in molti modi: trattare come un oggetto, eccessiva attribuzione di responsabilità, indurre senso di privazione, distorsione della realtà oggettiva, comportamento persecutorio, oggi famoso come stalking, indurre una paura cronica.
Ed infine la violenza sessuale, tutte le imposizioni di pratiche sessuali non desiderate. Compresi comportamenti quali: coercizione alla sessualità, insulti, umiliazioni o brutalizzazioni durante un rapporto sessuale, essere obbligati a ripetere delle scene pornografiche, essere prestati ad un amico per un rapporto sessuale. Purtroppo le donne sono quelle più esposte, soprattutto all’ultimo tipo di violenza, e ci sarà un motivo se ai corsi di difesa personale ti insegnano a gridare “al fuoco” invece di “aiuto mi stanno violentando”…distogliere lo sguardo è più semplice, fino a che non siamo coinvolti in prima persona.

 

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