Mass-media: virtuale e reale sono una cosa unica.

La società moderna sta vivendo un cambiamento: il linguaggio, le forme di comunicazione, i rapporti interpersonali, le mentalità, i gusti, gli usi, i costumi tutto si sta trasformando.  
L’era della digitalizzazione rende questa metamorfosi fondamentalmente più spettacolosa ed esasperata, perché la simulazione delle immagini, che ci assalgono e c’invadono, tende ad appannare sempre di più la distinzione tra il virtuale, ciò che appare e non è, ed il reale, ciò che non appare ma è. 
Nella società digitalizzata il mondo reale tende a produrre delle semplici immagini e queste, a loro volta, tendono a diventare degli esseri reali. In questa maniera: la realtà sorge nello e dallo spettacolo e lo spettacolo è reale. Questa alienazione reciproca è l’essenza e il sostegno della società esistente.
Nella società digitalizzata la realtà è divisa tra immagine e finzione. A differenza del passato, non conta più avere, ma solo apparire e farlo in ciò che si crede di essere. L’apparire, per sua natura, finisce col far prevalere l’immagine sulla cosa, la copia sull’originale, la rappresentazione sulla realtà, l’apparenza sull’essere.
E in questo curioso panorama si assiste a fenomeni abbastanza “tristi”.

In questa terra di nessuno si affollano e prosperano ormai ciarlatani di ogni specie, sicuri di trovare il loro bravo pubblico, ansioso di riempire in qualche modo le proprie mancanze esistenziali: maghi, fattucchieri, cartomanti, santoni, veggenti, esploratori del paranormale, geometri dell’inconscio, maestri di sette religiose e non, architetti dell’animo, tutti espertissimi e preparatissimi. E, come se non bastasse, stanno proliferando anche una valanga di professionisti improvvisati, “piovuti dal cielo” per la curiosità insaziabile per la notizia, per lo “scoop”, per le comunicazioni di massa intese non come campo di studio, di ricerca e di analisi, ma come licenza di sbalordire, di scandalizzare, anche non dicendo niente. Politici attori, attori politici, magistrati soubrette, pubblico ministeri fotomodelli, uniti nella ricerca della notorietà e del successo attraverso la spettacolarizzazione del proprio agire professionale. 
Cosa succede quindi? Capita che in ogni delitto o crimine, che suscita terrore ed angoscia nella massa degli spettatori, i mass-media si precipitano sul caso come si trattasse del Festival di Sanremo o del matrimonio di una qualsiasi starlette. Appostamenti, scatti rubati, paparazzate 24 ore su 24. La caccia morbosa e assillante alla notizia è aperta: il palcoscenico della giustizia-spettacolo  è allestito, ogni “figura professionale”, incluso l’imputato e la sua famiglia,  diventa profilo, poi, se è fotogenico, diventa anche attore di se stesso. I mass-media coccolano, inseguono, alimentano il personaggio e lo distruggono con uguale cinismo.
Poco importa cos’è successo, chi c’era in carne e ossa, e ora fa parte dell’irreale, l’inquadratura è buona, si va avanti.

 

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