Gemito e la scultura a Napoli tra Otto e Novecento

Come finalità primaria “Il Cassero per la scultura italiana” di Montevarchi si pone la ricerca e la valorizzazione della plastica italiana otto e novecentesca. La felice collaborazione con alcuni dei più importanti collezionisti privati italiani, in massima parte napoletani, ha reso possibile per la prima volta in Toscana la presentazione di 70 capolavori di scultura partenopea tra Ottocento e Novecento. A cura di Diego Esposito e Alfonso Panzetta, promossa dal comune di Montevarchi e dall'”Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento”, la mostra presenta un importante nucleo di 12 bronzi di Vincenzo Gemito (1852-1929), figura centrale nel passaggio tra Otto e Novecento della scultura meridionale, che comprende tra gli altri lavori il busto del «Pescatorello» la cui versione a figura intera è conservata al Museo del Bargello di Firenze; l’«Acquaiolo», immagine di scugnizzo napoletano in presa diretta sulla realtà contemporanea e punto di riferimento di intere generazioni di artisti; la riduzione in bronzo del «Carlo V», mai esposto prima d’ora, il cui marmo monumentale è sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli, mentre al periodo della maturità si riferisce il grande scudo di «Alessandro Magno» in un esemplare di grandissima freschezza e dal cesello da orafo.

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Gemito e la scultura a Napoli tra Otto e Novecento

Come finalità primaria “Il Cassero per la scultura italiana” di Montevarchi si pone la ricerca e la valorizzazione della plastica italiana otto e novecentesca. La felice collaborazione con alcuni dei più importanti collezionisti privati italiani, in massima parte napoletani, ha reso possibile per la prima volta in Toscana la presentazione di 70 capolavori di scultura partenopea tra Ottocento e Novecento. A cura di Diego Esposito e Alfonso Panzetta, promossa dal comune di Montevarchi e dall'”Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento”, la mostra presenta un importante nucleo di 12 bronzi di Vincenzo Gemito (1852-1929), figura centrale nel passaggio tra Otto e Novecento della scultura meridionale, che comprende tra gli altri lavori il busto del «Pescatorello» la cui versione a figura intera è conservata al Museo del Bargello di Firenze; l’«Acquaiolo», immagine di scugnizzo napoletano in presa diretta sulla realtà contemporanea e punto di riferimento di intere generazioni di artisti; la riduzione in bronzo del «Carlo V», mai esposto prima d’ora, il cui marmo monumentale è sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli, mentre al periodo della maturità si riferisce il grande scudo di «Alessandro Magno» in un esemplare di grandissima freschezza e dal cesello da orafo.

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A Milano le pazze storie di Lorenzo Petrantoni

La mostra di Lorenzo Petrantoni si propone come una colossale installazione ambientale dentro le viscere del Palazzo delle Stelline, nello spazio espositivo del Gruppo Credito Valtellinese nato dal riuso dell’antico refettorio delle orfanelle milanesi di San Carlo Borromeo.
Lo spazio – 60 metri di lunghezza, per 6 di larghezza, per 5 di altezza – interamente coperto a volta e scandito dalle capriate in ferro che ne sostengono i piani superiori, venne inaugurato nel 1987 da Andy Warhol ed il richiamo all’artista statunitense non è casuale per questa mostra “pop-up” di Lorenzo Petrantoni.
Il carattere effimero del lavoro di Petrantoni, articolato in una miriade di minuscole particelle cartacee – quasi dei post-it tassonomici sull’evoluzione dei clichés tipografici per ornamenti e caratteri a stampa – si articolerà in tre macro temi, a partire proprio da una installazione a scala ambientale (50 metri lineari) con la riproduzione in gigantografia della parola “TIMESTORY”. Una doppia installazione andrà a occupare invece le pareti di fondo della Galleria, con una nube di prodotti di design “contaminati” dal visual di Petrantoni (skateboard, orologi Swatch, cucù, packaging Coca-Cola, video per sigle e spot pubblicitari). Infine una lunga sequenza (50 m) eterogenea di opere grafiche su carta indiana, allestita sui grandi velari che definiscono il lato meridionale della Galleria.
La mostra è stata prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in collaborazione con Swatch, che è legato all’arte contemporanea da un comune percorso di innovazione e avanguardia. SWATCH e l’ARTE hanno fatto molta strada da quando il marchio ha iniziato a lavorare a stretto contatto con gli artisti 25 anni fa. Da Keith Haring e Kiki Picasso ad Alfred Hofkunst, Mimmo Rotella, Alessandro Mendini e, più di recente, Ivan Navarro e Markus Linnenbrink; il famoso produttore svizzero di orologi ha commissionato pezzi di “arte per il polso” a più di 70 artisti provenienti da una vasta gamma di aree espressive. Il legame tra il marchio e l’arte è adesso più saldo che mai e Swatch continua ad affidare lavori ad artisti già noti e ad artisti emergenti.

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A Milano le pazze storie di Lorenzo Petrantoni

La mostra di Lorenzo Petrantoni si propone come una colossale installazione ambientale dentro le viscere del Palazzo delle Stelline, nello spazio espositivo del Gruppo Credito Valtellinese nato dal riuso dell’antico refettorio delle orfanelle milanesi di San Carlo Borromeo.
Lo spazio – 60 metri di lunghezza, per 6 di larghezza, per 5 di altezza – interamente coperto a volta e scandito dalle capriate in ferro che ne sostengono i piani superiori, venne inaugurato nel 1987 da Andy Warhol ed il richiamo all’artista statunitense non è casuale per questa mostra “pop-up” di Lorenzo Petrantoni.
Il carattere effimero del lavoro di Petrantoni, articolato in una miriade di minuscole particelle cartacee – quasi dei post-it tassonomici sull’evoluzione dei clichés tipografici per ornamenti e caratteri a stampa – si articolerà in tre macro temi, a partire proprio da una installazione a scala ambientale (50 metri lineari) con la riproduzione in gigantografia della parola “TIMESTORY”. Una doppia installazione andrà a occupare invece le pareti di fondo della Galleria, con una nube di prodotti di design “contaminati” dal visual di Petrantoni (skateboard, orologi Swatch, cucù, packaging Coca-Cola, video per sigle e spot pubblicitari). Infine una lunga sequenza (50 m) eterogenea di opere grafiche su carta indiana, allestita sui grandi velari che definiscono il lato meridionale della Galleria.
La mostra è stata prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in collaborazione con Swatch, che è legato all’arte contemporanea da un comune percorso di innovazione e avanguardia. SWATCH e l’ARTE hanno fatto molta strada da quando il marchio ha iniziato a lavorare a stretto contatto con gli artisti 25 anni fa. Da Keith Haring e Kiki Picasso ad Alfred Hofkunst, Mimmo Rotella, Alessandro Mendini e, più di recente, Ivan Navarro e Markus Linnenbrink; il famoso produttore svizzero di orologi ha commissionato pezzi di “arte per il polso” a più di 70 artisti provenienti da una vasta gamma di aree espressive. Il legame tra il marchio e l’arte è adesso più saldo che mai e Swatch continua ad affidare lavori ad artisti già noti e ad artisti emergenti.

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Villa Manin presenta Tiepolo alla BIT

Sarà una grande retrospettiva dedicata a Giambattista Tiepolo l’evento principe del programma espositivo del 2012 di Villa Manin, a Passariano di Codroipo. La colossale esposizione sul genio della pittura del Settecento europeo, sarà presentata alla BIT in un incontro con operatori e stampa, sabato 18 febbraio, nell’ambito di Prospetto Spazio Cultura, promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia insieme all’Azienda Speciale Villa Manin. Ad annunciare la mostra sul Tiepolo (prevista dal 15 dicembre 2012 al 7 aprile 2013) e le altre attività espositive del calendario 2012 di Villa Manin saranno l’Assessore regionale alla Cultura Elio De Anna e il Commissario Straordinario dell’Azienda speciale Villa Manin , Enzo Cainero. I contenuti scientifici della mostra-evento sul Tiepolo saranno illustrati dal curatore, professor Giuseppe Bergamini.

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Villa Manin presenta Tiepolo alla BIT

Sarà una grande retrospettiva dedicata a Giambattista Tiepolo l’evento principe del programma espositivo del 2012 di Villa Manin, a Passariano di Codroipo. La colossale esposizione sul genio della pittura del Settecento europeo, sarà presentata alla BIT in un incontro con operatori e stampa, sabato 18 febbraio, nell’ambito di Prospetto Spazio Cultura, promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia insieme all’Azienda Speciale Villa Manin. Ad annunciare la mostra sul Tiepolo (prevista dal 15 dicembre 2012 al 7 aprile 2013) e le altre attività espositive del calendario 2012 di Villa Manin saranno l’Assessore regionale alla Cultura Elio De Anna e il Commissario Straordinario dell’Azienda speciale Villa Manin , Enzo Cainero. I contenuti scientifici della mostra-evento sul Tiepolo saranno illustrati dal curatore, professor Giuseppe Bergamini.

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Cassinari Mediterraneo, tra Picasso e Matisse

Nei cent’anni della nascita di Bruno Cassinari (1912-1992), Piacenza, sua città natale, propone un importante omaggio all’artista, focalizzato sulla sua fondamentale stagione “mediterranea” degli anni ’50.
La mostra, curata da Marco Rosci, sarà ospitata dal 17 marzo al 27 maggio dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi che la organizza in accordo con il Comitato per il Catalogo Generale dell’opera di Bruno Cassinari. In catalogo, presenti saggi di Giovanni Anzani, Silvia Ferrari Lilienau, Marco Rosci. In mostra sarà concentrata una precisa selezione di opere, una quarantina in tutto, le fondamentali della grande stagione “mediterranea”, dal momento in cui l’artista, nell’estate del 1949, aprì il suo studio ad Antibes alla riapertura, nel 1962, dello studio a Gropparello con la rinascita della nuova stagione “terragna”: di espressionismo gestuale e materico. Sono gli anni in cui Cassinari entra in contatto con l’arte di Picasso, Braque, Chagall, a cui si integra la riflessione sulla fase finale di Matisse.
“La mostra “CASSINARI MEDITERRANEO” illustra – scrive Marco Rosci – il periodo aureo negli anni 1950 della pittura del maestro e della sua piena affermazione nella tradizione d’avanguardia europea, per sua precisa e volontaria scelta nel momento del cambio della guardia fra Parigi e New York, fra l’apertura nel 1950 dello studio estivo ad Antibes, della mostra al Museo di Antibes su invito di Picasso e della conoscenza di Chagall all’inaugurazione della villa di Maeght a Saint-Paul de Vence e il ritorno ai verdi umori delle colline padane di Gropparello nel 1959. Il quadro, esposto nel 1960 nella personale alla Biennale di Venezia e subito dopo nella grande antologica a Darmstadt e a Berlino, è presente in mostra”.

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Cassinari Mediterraneo, tra Picasso e Matisse

Nei cent’anni della nascita di Bruno Cassinari (1912-1992), Piacenza, sua città natale, propone un importante omaggio all’artista, focalizzato sulla sua fondamentale stagione “mediterranea” degli anni ’50.
La mostra, curata da Marco Rosci, sarà ospitata dal 17 marzo al 27 maggio dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi che la organizza in accordo con il Comitato per il Catalogo Generale dell’opera di Bruno Cassinari. In catalogo, presenti saggi di Giovanni Anzani, Silvia Ferrari Lilienau, Marco Rosci. In mostra sarà concentrata una precisa selezione di opere, una quarantina in tutto, le fondamentali della grande stagione “mediterranea”, dal momento in cui l’artista, nell’estate del 1949, aprì il suo studio ad Antibes alla riapertura, nel 1962, dello studio a Gropparello con la rinascita della nuova stagione “terragna”: di espressionismo gestuale e materico. Sono gli anni in cui Cassinari entra in contatto con l’arte di Picasso, Braque, Chagall, a cui si integra la riflessione sulla fase finale di Matisse.
“La mostra “CASSINARI MEDITERRANEO” illustra – scrive Marco Rosci – il periodo aureo negli anni 1950 della pittura del maestro e della sua piena affermazione nella tradizione d’avanguardia europea, per sua precisa e volontaria scelta nel momento del cambio della guardia fra Parigi e New York, fra l’apertura nel 1950 dello studio estivo ad Antibes, della mostra al Museo di Antibes su invito di Picasso e della conoscenza di Chagall all’inaugurazione della villa di Maeght a Saint-Paul de Vence e il ritorno ai verdi umori delle colline padane di Gropparello nel 1959. Il quadro, esposto nel 1960 nella personale alla Biennale di Venezia e subito dopo nella grande antologica a Darmstadt e a Berlino, è presente in mostra”.

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