FOCUS CULTURA

"Occorrono uomini creativi" (Gianni Rodari)

Angelo Tabaro

Angelo Tabaro

New Deal e Public Works of Art Project

America. Non solo ripresa economica post grande depressione ma anche affermazione dell’identità culturale del Paese

New Deal

New Deal e Public Works of Art Project

Nel 1929 gli Stati Uniti d’America conobbero una delle più terribili crisi economiche finanziarie che un Paese potesse conoscere.

Gli effetti furono devastanti e provocano fallimenti a catena degli istituti di credito, la chiusura di diverse industrie e soprattutto disoccupazione.

Furono per gli USA anni terribili finché nel 1932 il nuovo presidente Franklin Delano Roosevelt diede inizio a quella fase che passerà alla storia come New Deal.

Una politica di grandi interventi pubblici, ispirati dall’economista inglese John Maynard Keynes che ebbero l’effetto di risollevare l’economia e far uscire il Paese dalla grande depressione.

Certamente l’impegno era rivolto a tutte quelle attività che producevano effetti positivi per la ripresa economica e in questi termini il New Deal è conosciuto nei libri di storia.

Ma quanti sanno che tra le politiche attuate da Roosevelt c’era anche un programma il cui acronimo era PWAP?

Era il Public Works of Art Project un grande piano di arte pubblica sovvenzionato dal governo federale che, negli anni della Grande Depressione, e per la precisione tra il 1933 e il 1934, impiegò oltre 3.700 artisti che produssero circa 15.000 opere d’arte, con le quali fu arricchito il patrimonio pubblico degli Stati Uniti.

Sebbene sia durato solo sei mesi, il PWAP ha comunque goduto di un’influenza enorme sul panorama culturale americano, riorientando fondamentalmente il rapporto degli artisti con il governo e dell’arte con l’americano medio.

Gli americani allora avevano compreso che la ricostruzione di un paese non passava solo attraverso la ripresa dell’industria, della produzione agricola e dei commerci, ma anche mediante un processo di affermazione dell’identità culturale del Paese.

Per i governanti di allora, in un paese che certo non poteva vantare la ricchezza culturale degli europei, la cultura era parte integrante della ripresa economica stessa.

Il PWAP ha dimostrato che la cultura può costituire lavoro e che coloro che sono attivi nelle industrie culturali erano, per estensione, degni di sostegno pubblico.

Creando il programma, l’amministrazione Roosevelt, nelle parole del direttore del PWAP Edward Bruce, “ha riconosciuto che l’artista, come l’operaio, il capitalista e l’impiegato, mangia, beve e ha una famiglia e paga l’affitto, contraddicendo così la vecchia superstizione che il pittore e lo scultore vivono in soffitta ed esistono per ispirazione.

Non solo il PWAP ha fornito lavoro, ma ha anche ripristinato il rispetto di sé e la fiducia negli artisti.

Le parole di un artista al regista Bruce catturano questo sentimento: “Ho una nuova visione della vita… un futuro che sembrava così oscuro e senza speranza fino a poco tempo fa è cambiato completamente.

Oggi stiamo vivendo in Italia e in Europa una crisi, non certo come quella del 1929 negli Stati Uniti, ma una crisi che, causa pandemia e ora guerra in Ucraina, sta piegando il paese.

È giusto che le politiche governative siano rivolte prevalentemente ai temi della produzione e del lavoro, ma non pare ci sia un’attenzione analoga a quella che fu del PWAP nei confronti delle professioni artistiche.

Il Governo potrebbe pensarci e non sarebbe un male.

 

Focus cultura è la nuova sezione di Pikasus ArteNews che invita alla riflessione sul valore dell’arte, in tutte le forme espressive del pensiero e della creatività umana. Focus indaga il ruolo e il contributo fondamentale dell’arte per uno sviluppo equilibrato, sostenibile e “umano” della società. Le materie saranno le più varie, dalla presentazione di riviste specializzate anche di nicchia, alla recensione di libri, ad ogni altra iniziativa che nasca da donne e uomini creativi ispirati e capaci di formulare ipotesi coraggiose per il bene comune

Di Angelo Tabaro

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