Eleonora de Toledo duchessa di Toscana. I soggiorni in terra della consorte di Cosimo I de’ Medici

In mostra i soggiorni in terra d’Arezzo di Eleonora de Toledo consorte di Cosimo I de’ Medici

Eleonora de Toledo duchessa di Toscana. I soggiorni in terra della consorte di Cosimo I de’ Medici

 

 

Eleonora Álvarez de Toledo fu moglie del secondo duca (e primo granduca) di Toscana, Cosimo I de’ Medici e, donna di profonda fede, in terra d’Arezzo visitò spesso il Convento della Verna, dove Francesco d’Assisi ricevette le Stimmate, intessendo un rapporto profondo con quel convento.

Ora, in occasione del quinto centenario della nascita della duchessa, tra le iniziative del Comitato delle celebrazioni, la Fraternita dei Laici di Arezzo ha organizzato una mostra dedicata ad Eleonora che, a fianco del consorte, fu in terra d’Arezzo in più occasioni negli anni fra il 1539 ed il 1544 ed ancora nel 1561.

La Fraternita dei Laici di Arezzo è un sodalizio che da più di 750 anni partecipa alla vita della città attraverso le sue tante attività anche in campo culturale e segnatamente storico-artistico.

La mostra, dal titolo Eleonora de Toledo duchessa di Toscana. I soggiorni in terra della consorte di Cosimo I de’ Medici, presenta dipinti, sculture, codici miniati e a stampa, manoscritti, reliquiari, manufatti in ceramica che illustrano l’ambiente artistico aretino in quegli anni di presenza dei duchi in città.

A quel tempo si trovavano in Arezzo i pittori Niccolò Soggi e Giovann’Antonio Lappoli ed un Vasari giovane ma già ben inserito nella temperie fiorentina.

In occasione delle visite gli aretini prepararono apparati effimeri per parare a festa le porte della città per accogliere nel migliore dei modi Cosimo ed Eleonora e furono chiamati gli artisti a misurarsi con gli scenari di commedie, con quanto, nella dominante Firenze, era ormai usuale ma che per l’appartata Arezzo risultava meno abituale.

Al contempo, in un altro segmento dell’esposizione si ricorderanno i tanti doni che la duchessa Eleonora indirizzò al santuario della Verna e che, tuttora, sono lì gelosamente custoditi.

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