ZEHRA DOĞAN. Io, Testimone

- DATA INIZIO: 20/02/2026

- DATA FINE: 16/05/2026

- LUOGO: Museo di Arte Contemporanea Termoli/MACTE Via Giappone - Termoli

- INDIRIZZO: Via Giappone - Termoli

- TEL: +39 0875 808025

Da attivista curda in Turchia Zehra Doğan ha conosciuto il carcere che ha rafforzato in lei la convinzione che le diverse manifestazioni dell’arte sono strumenti di testimonianza

Museo MACTE di Termoli ospita la mostra ZEHRA DOĞAN. Io, Testimone, aperta al pubblico dal 20 febbraio al 16 maggio

 

Zehra DOĞAN: Io, Testimone
Zehra Doğan, AFTER BINEVŞ, 2024, mixtures and embroidery on fabric, 106h x 148w cm. Courtesy the artist and Prometeo Gallery, Milano-Lucca. Ph. Lily Wolfe
Fonte immagine: https://segnonline.it/

 

L’edificio del Museo MACTE di Termoli è il risultato della riprogettazione di un vecchio mercato rionale, con l’aggiunta una nuova ala e un giardino recintato con i nomi degli artisti in collezione e una scultura-seduta realizzata per questo luogo dall’artista Salvatore Arancio nel 2023.

Il Museo vanta una ricca collezione permanente di arte contemporanea creata attorno alle opere acquisite tramite il Premio Termoli, nato nel 1955 come premio d’arte contemporanea accrescendo di anno in anno l’interesse e l’attenzione degli artisti e dei critici d’arte italiani e il conseguente prestigio.

Accanto alla collezione permanente il MACTE offre al pubblico periodiche mostre temporanee e, dal 20 febbraio al 16 maggio 2026, presenta Io, Testimone, mostra personale dell’artista curda Zehra Doğan, a cura di Francesca Guerisoli.

L’esposizione propone un articolato percorso attraverso opere pittoriche, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni e arazzi, ripercorrendo i principali snodi della ricerca dell’artista e mettendo in luce una pratica profondamente intrecciata all’esperienza biografica e all’impegno politico.

Artista, attivista curda e giornalista, oggi rifugiata politica a Berlino, Zehra Doğan (1989) concepisce il disegno e l’immagine come strumenti di testimonianza.

Condannata e incarcerata per il suo lavoro giornalistico e per un’opera che documentava la distruzione della città di Nusaybin, ha trasformato l’esperienza della detenzione in un luogo di produzione e di resistenza.

Dalla privazione nasce un linguaggio visivo essenziale e necessario, in cui l’atto artistico si afferma come gesto di sopravvivenza, affermazione di sé e presa di parola.

Le opere, costruite attraverso la stratificazione di materiali, segni e narrazioni, testimoniano come la reclusione non abbia mai interrotto la voce dell’artista ma, al contrario, ne abbia intensificato l’urgenza.

Questi lavori diventano spazi di memoria condivisa e di relazione, capaci di tenere insieme biografia e storia, esperienza personale e responsabilità collettiva.

Io, Testimone attraversa tre momenti fondamentali della vita dell’artista: il periodo precedente alla detenzione, l’esperienza del carcere e la produzione più recente.

All’interno del percorso trova spazio anche Prison n°5, graphic novel – oggi presentata in forma di installazione – nata clandestinamente nel carcere di Diyarbakır, dove Doğan, privata dei materiali artistici, realizzò il proprio racconto visivo disegnando sul retro delle lettere ricevute dall’esterno.

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