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ToggleWorld Press Photo 2026 a Lodi: il fotogiornalismo internazionale alla Sala Bipielle Arte

Fonte immagine https://www.festivaldellafotografiaetica.it/
Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026, World Press Photo 2026 a Lodi arriva alla Sala Bipielle Arte della Fondazione Banca Popolare di Lodi, all’interno della diciassettesima edizione del Festival della Fotografia Etica.
La tappa lombarda dellaWorld Press Photo Exhibition 2026 riunisce quasi 150 immagini provenienti dalla selezione internazionale del concorso e porta a Lodi alcune delle storie fotografiche premiate nell’edizione 2026. I lavori sono stati scelti a partire da 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi di 141 Paesi.
Il risultato è un percorso nel fotogiornalismo contemporaneo che attraversa conflitti, crisi climatiche, migrazioni, diritti, proteste, trasformazioni sociali, vita quotidiana e forme di resilienza.
World Press Photo 2026: quarantadue fotografi per raccontare il presente
World Press Photo nasce nei Paesi Bassi nel 1955 con l’obiettivo di portare davanti a un pubblico internazionale il lavoro dei fotoreporter.
Settant’anni dopo, il principio rimane sostanzialmente lo stesso: utilizzare il fotogiornalismo e la fotografia documentaria per rendere visibili storie che altrimenti potrebbero restare lontane o poco conosciute.
Per il concorso 2026 una giuria indipendente ha individuato 42 fotografi premiati, distribuiti tra Singles, Stories e Long-Term Projects nelle diverse regioni geografiche previste dal regolamento.
Non significa soltanto scegliere fotografie formalmente efficaci. Il sistema di valutazione prende in considerazione anche costruzione narrativa, contesto, accuratezza e capacità del lavoro di documentare una storia.
57.376 immagini per arrivare alla selezione finale
I numeri danno immediatamente un’idea delle dimensioni del concorso.
57.376 fotografie.
3.747 fotografi.
141 Paesi.
Da questa quantità di materiali sono stati selezionati i progetti premiati che alimentano la mostra internazionale.
È importante distinguere questi dati dalle fotografie effettivamente esposte a Lodi: il Festival parla di quasi 150 immagini, mentre World Press Photo indica 42 autori premiati nell’intero concorso.
Separated by ICE è la World Press Photo of the Year 2026
La fotografia scelta come World Press Photo of the Year 2026 è Separated by ICE di Carol Guzy, realizzata per ZUMA Press, iWitness e Miami Herald.
L’immagine è stata scattata il 26 agosto 2025 nel Jacob K. Javits Federal Building di New York e mostra il momento successivo alla detenzione da parte dell’ICE di un uomo ecuadoriano al termine di un’udienza presso il tribunale dell’immigrazione, mentre i familiari reagiscono alla separazione.
La fotografia appartiene a un lavoro più ampio, ICE Arrests at New York Court, premiato nella categoria Stories per North and Central America.
È un esempio particolarmente chiaro della funzione documentaria sulla quale World Press Photo continua a costruire la propria identità: una macchina fotografica presente nel luogo e nel momento in cui un fatto sta accadendo.
Due finalisti raccontano Gaza e Guatemala
Accanto alla fotografia di Carol Guzy, la giuria ha indicato due finalisti.
Aid Emergency in Gaza di Saber Nuraldin, EPA Images, documenta la crisi degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.
The Trials of the Achi Women di Victor J. Blue, realizzato per The New York Times Magazine, segue invece vicende legate ai procedimenti giudiziari riguardanti donne Achi sopravvissute a violenze durante il conflitto armato in Guatemala.
Tre lavori molto differenti per luogo e contesto, accomunati dalla volontà di affidare alla fotografia una funzione di testimonianza.
Non soltanto guerre e crisi
Sarebbe però riduttivo associare World Press Photo esclusivamente alle immagini dei conflitti.
La selezione del 2026 comprende anche lavori dedicati alla crisi climatica, all’ambiente, alle comunità, alle tradizioni culturali, alle nuove generazioni e alla vita quotidiana.
Tra i soggetti premiati compaiono, per esempio, proteste guidate dalla Generazione Z, conseguenze di eventi climatici, comunità impegnate nella ricostruzione, giovani ballerini in Sudafrica, tradizioni equestri femminili in Marocco e questioni legate alla conservazione della fauna.
Il quadro che emerge non è quindi organizzato attorno a un solo tema.
È una raccolta di molti presenti differenti.
La fotografia come prova e testimonianza
L’edizione 2026 arriva inoltre in un momento nel quale la relazione tra immagine e realtà è diventata particolarmente complessa.
Il Festival della Fotografia Etica dedica il proprio editoriale proprio a questa questione: immagini generate, contenuti costruiti e flussi informativi sempre più difficili da verificare rendono meno immediata la distinzione tra ciò che è accaduto e ciò che è stato fabbricato.
Il fotogiornalismo lavora invece sulla presenza.
Qualcuno era lì.
Ha osservato.
Ha fotografato.
Questo non rende automaticamente una fotografia neutrale o completa: ogni immagine possiede un punto di vista, un’inquadratura e un contesto.
Ma mantiene centrale il rapporto con un fatto realmente documentato.
La fotografia non racconta tutto da sola
Una fotografia può essere estremamente potente e, allo stesso tempo, non essere sufficiente.
Per capire ciò che mostra servono informazioni.
Dove è stata realizzata?
Quando?
Che cosa stava accadendo?
Chi sono le persone fotografate?
Quale situazione ha prodotto quell’immagine?
È per questo che World Press Photo accompagna fotografie e progetti con testi, didascalie e informazioni contestuali.
L’immagine rimane il centro.
Ma non viene lasciata isolata.
Sei regioni per ampliare i punti di vista
Il sistema di selezione utilizzato da World Press Photo prevede sei regioni: Africa; Asia Pacific and Oceania; Europe; North and Central America; South America; West, Central and South Asia.
La prima fase della valutazione è affidata a giurie regionali, mentre successivamente interviene una giuria globale composta dai presidenti delle giurie regionali e dal global jury chair.
L’obiettivo dichiarato dell’organizzazione è ampliare la provenienza delle storie e dei fotografi premiati.
Nel 2026 31 dei 42 autori selezionati lavorano nella stessa regione delle storie documentate.
Una mostra che attraversa il mondo
Le fotografie premiate non rimangono concentrate in un’unica esposizione.
Dopo la presentazione internazionale ad Amsterdam, inaugurata il 24 aprile alla Nieuwe Kerk, la mostra ha iniziato un tour che coinvolge oltre 60 località nel mondo.
Nel calendario 2026 compaiono città come Berlino, Roma, Sydney, Montréal, Copenaghen, Budapest, Taipei, Barcellona e Bologna.
Dal 26 settembre entra in questo circuito anche Lodi.
Lodi è l’unica tappa lombarda
Per il pubblico italiano la presenza alla Sala Bipielle Arte assume un valore particolare.
Il Festival della Fotografia Etica indica Lodi come unica città lombarda inserita nel tour 2026 di World Press Photo.
La Fondazione Banca Popolare di Lodi conferma inoltre che si tratta del quinto anno consecutivo nel quale Bipielle Arte ospita World Press Photo durante il Festival.
La mostra internazionale è quindi ormai diventata uno degli appuntamenti riconoscibili della manifestazione lodigiana.
La diciassettesima edizione del Festival della Fotografia Etica
Il Festival della Fotografia Etica raggiunge nel 2026 la 17ª edizione e si svolge anch’esso dal 26 settembre al 25 ottobre.
Nato a Lodi nel 2010, costruisce ogni anno un programma diffuso che utilizza numerosi spazi della città per presentare reportage, progetti documentari, incontri, proiezioni, visite guidate e attività dedicate alla cultura fotografica.
L’edizione 2026 comprende oltre trenta mostre e apre anche nuove sedi, tra cui spazi dell’ex Linificio, futuro Museo Civico, il Museo Diocesano e Santa Chiara Nuova.
Un festival dedicato al mondo reale
Il tema generale dell’edizione non viene sintetizzato in uno slogan, ma l’editoriale insiste su una scelta precisa: ritornare a osservare il mondo reale con tempo e attenzione.
La fotografia documentaria diventa così uno strumento per rallentare.
Una singola immagine può costringere a fermarsi.
A cercare informazioni.
A capire che cosa stiamo guardando.
In un ambiente comunicativo costruito sullo scorrimento continuo, questa stessa lentezza diventa parte dell’esperienza espositiva.
Quasi 150 fotografie da osservare una per una
La quantità di immagini presentate alla Sala Bipielle potrebbe suggerire una visita rapida.
Ma World Press Photo funziona in modo quasi opposto.
Ogni fotografia possiede una storia.
Un luogo.
Un autore.
Un contesto.
Alcune appartengono a serie più ampie.
Altre condensano un evento in un solo scatto.
Il percorso diventa quindi inevitabilmente una successione di cambiamenti di scala: dalla dimensione globale di una guerra o di una crisi climatica alla storia di una singola persona.
Il fotogiornalismo come memoria del presente
Molte delle immagini esposte documentano eventi avvenuti nel 2025.
Quando arrivano in mostra nel 2026 appartengono quindi già, tecnicamente, al passato.
Eppure sono ancora profondamente connesse al presente.
Questa distanza temporale è uno degli aspetti più interessanti del fotogiornalismo.
L’immagine nasce come documento dell’attualità.
Molto rapidamente diventa archivio.
Con il trascorrere degli anni può trasformarsi in memoria storica.
Sala Bipielle Arte
La tappa lodigiana è ospitata nella Sala Bipielle Arte della Fondazione Banca Popolare di Lodi, in Via Polenghi Lombardo 13.
La sede è utilizzata durante l’anno per esposizioni d’arte e fotografia e nel 2026 ospita nuovamente World Press Photo all’interno del programma ufficiale del Festival.
Per informazioni specifiche sulla sede è disponibile il numero 0371 580351 e l’indirizzo bi**********@****************le.it.