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ToggleIl gatto non salta più: quando la “pigrizia” può essere dolore

Fino a qualche tempo fa raggiungeva il divano con un solo balzo. Ora rimane fermo davanti alla seduta, esita oppure cerca una sedia da utilizzare come passaggio intermedio. Anche il davanzale, il letto o il ripiano più alto del tiragraffi sembrano improvvisamente troppo lontani.
È facile pensare che il gatto sia diventato pigro o che stia semplicemente invecchiando. La riduzione dei salti, però, può essere uno dei primi segnali di dolore, rigidità o difficoltà nei movimenti.
Il gatto non sempre manifesta il disagio con lamenti o una zoppia evidente. Più spesso modifica lentamente le proprie abitudini: evita alcuni percorsi, rinuncia alle superfici alte, gioca meno e sceglie luoghi più semplici da raggiungere.
Le linee guida veterinarie per la gestione del dolore indicano proprio i cambiamenti nella mobilità e nel comportamento quotidiano tra gli elementi utili per riconoscere un possibile problema.
Conta ciò che è cambiato rispetto a prima
Non tutti i gatti amano saltare e non tutti raggiungono mobili, mensole o davanzali con la stessa frequenza. Un animale tranquillo, che ha sempre preferito rimanere a terra, non mostra necessariamente un disturbo.
Il segnale diventa più importante quando rappresenta una novità.
Un gatto che fino a poco tempo prima dormiva sul letto e ora sceglie soltanto la cuccia a terra sta modificando una propria abitudine. Lo stesso vale quando osserva a lungo una superficie prima di saltare, prova più volte a prendere lo slancio oppure cerca appoggi intermedi che prima non utilizzava.
Anche la discesa può diventare difficile. Alcuni gatti continuano a salire sui mobili, ma esitano prima di tornare a terra, si lasciano scivolare lungo il bordo oppure cercano un percorso più graduale.
Più del singolo episodio conta quindi la continuità del cambiamento: quando è comparso, quanto spesso si verifica e se interessa attività che prima facevano parte della normale routine del gatto.
Il dolore nel gatto può sembrare pigrizia
Il dolore cronico non sempre provoca una reazione facilmente riconoscibile. Il gatto può limitare i movimenti che gli risultano scomodi senza mostrare apertamente ciò che prova.
Potrebbe dormire più a lungo, muoversi meno durante la giornata oppure smettere di rincorrere un gioco che prima lo interessava. In altri casi diventa più riservato, evita il contatto o reagisce quando viene toccato o sollevato.
Non significa che ogni gatto meno attivo stia soffrendo. Un singolo comportamento, considerato da solo, non permette di formulare una diagnosi. È l’insieme dei cambiamenti, soprattutto quando si ripetono o modificano abitudini consolidate, a meritare attenzione.
I segnali da osservare e quando contattare il veterinario
È opportuno contattare il veterinario quando la difficoltà nel saltare si ripete, persiste oppure si accompagna ad altri cambiamenti nel movimento o nel comportamento.
Tra i segnali da riferire al veterinario ci sono:
- esitazione prima di saltare;
- difficoltà nel salire o scendere le scale;
- ricerca di sedie, sgabelli o altri appoggi intermedi;
- rinuncia ai luoghi abituali di riposo;
- rigidità, soprattutto dopo il riposo;
- modo di camminare diverso dal solito;
- minore interesse per il gioco;
- riduzione delle interazioni;
- irritabilità quando viene toccato o sollevato;
- minore utilizzo del tiragraffi;
- unghie più lunghe del solito;
- mantello meno curato;
- difficoltà a entrare nella lettiera;
- bisogni fuori dalla cassetta;
- riduzione dell’appetito o insolito abbattimento.
Questi segnali sono aspecifici: possono avere cause diverse e non permettono di stabilire in casa quale sia il problema. Le osservazioni quotidiane sono però preziose, perché alcuni cambiamenti potrebbero non essere immediatamente visibili durante la visita.
Serve invece una valutazione veterinaria urgente quando la difficoltà compare improvvisamente dopo una caduta o un altro trauma, quando il gatto non riesce a stare in piedi, trascina una o più zampe, manifesta un dolore intenso oppure presenta difficoltà respiratorie.
Non bisogna aspettare che compaia una zoppia evidente. Anche un cambiamento progressivo nelle normali abitudini può giustificare un approfondimento.

Anche il mantello può raccontare un disagio
La pulizia del pelo richiede al gatto di piegarsi, ruotare il corpo e raggiungere zone diverse. Quando alcuni movimenti diventano dolorosi o faticosi, la cura del mantello può diminuire.
Il pelo può apparire più opaco, spettinato, annodato o meno pulito. In altri casi il gatto può leccare ripetutamente una zona precisa.
Anche un cambiamento nella tolleranza al contatto può essere significativo. Un animale che improvvisamente si allontana, si irrigidisce o reagisce quando viene toccato in un determinato punto potrebbe provare fastidio.
Questo non consente di stabilire da soli dove si trovi il problema. È meglio evitare di premere ripetutamente le articolazioni, piegare le zampe o manipolare la colonna nel tentativo di ottenere una reazione.
Le manovre ortopediche o neurologiche devono essere lasciate al veterinario.
Il gatto non salta più: non è necessariamente artrosi
L’osteoartrosi è una forma di malattia articolare degenerativa e rappresenta una possibile causa di dolore e riduzione della mobilità, soprattutto nei gatti adulti e anziani.
Può modificare il modo in cui l’animale salta, riposa, utilizza la lettiera e si muove all’interno della casa. La zoppia evidente, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è sempre presente.
Smettere di saltare non significa però avere necessariamente l’artrosi.
Il veterinario dovrà considerare anche altre possibilità, come un trauma, un problema muscoloscheletrico, una patologia della colonna vertebrale o una condizione neurologica.
Nei gatti anziani, inoltre, la perdita di massa e forza muscolare può rendere più difficili movimenti che prima venivano compiuti senza esitazione.
Anche il sovrappeso può aumentare lo sforzo necessario per muoversi e aggravare eventuali problemi articolari, ma non deve diventare una spiegazione automatica. Un gatto che modifica il proprio modo di muoversi merita comunque una valutazione.
Un video può aiutare durante la visita
In ambulatorio il gatto può rimanere immobile per paura, nascondersi nel trasportino o muoversi in modo diverso rispetto a casa. Per questo le osservazioni di chi vive con lui sono particolarmente importanti.
Prima dell’appuntamento può essere utile annotare:
- quando è iniziato il cambiamento;
- quali superfici evita;
- se fatica maggiormente a salire o a scendere;
- se il problema è più evidente dopo il sonno;
- se utilizza sedie o altri appoggi intermedi;
- se sono cambiati il gioco, il sonno e la pulizia del mantello;
- se si sono verificati cadute, litigi o piccoli incidenti;
- se sono cambiati appetito, peso e utilizzo della lettiera.
Un breve video registrato mentre il gatto cammina, percorre le scale o prova spontaneamente a raggiungere il divano può offrire al veterinario informazioni difficili da raccogliere durante la visita.
Non bisogna però sollecitare il gatto a saltare o ripetere più volte un movimento soltanto per ottenere il filmato. È sufficiente registrare ciò che fa spontaneamente.
Come facilitare i movimenti in casa
In attesa della visita, o dopo aver ricevuto le indicazioni del veterinario, alcuni adattamenti possono ridurre lo sforzo richiesto dalle attività quotidiane.
Uno sgabello stabile, una scaletta o una rampa possono creare un percorso intermedio verso il letto, il divano o il davanzale preferito. Sui pavimenti lisci, tappeti ben fissati possono offrire maggiore aderenza e ridurre il rischio di scivolamenti.
La lettiera deve essere facilmente raggiungibile. Se il bordo è alto, può essere utile affiancarne una con ingresso ribassato.
Ciotole, acqua, zone di riposo e nascondigli dovrebbero essere disponibili anche a terra o su superfici raggiungibili senza grandi salti.
Gradini, rampe, lettiere ad accesso facilitato e risorse essenziali collocate in punti facilmente raggiungibili possono rendere più semplice la vita quotidiana di un gatto con difficoltà motorie.
Questi accorgimenti non curano la causa del problema e non sostituiscono la visita. Servono a evitare che il gatto debba affrontare continuamente un movimento potenzialmente doloroso per bere, mangiare, riposare o utilizzare la lettiera.

Mai somministrare antidolorifici umani
Di fronte a un gatto che sembra dolorante, non bisogna utilizzare farmaci presenti nell’armadietto di casa.
Paracetamolo, ibuprofene e altri antidolorifici destinati alle persone possono provocare intossicazioni molto gravi e, in alcuni casi, essere fatali per il gatto.
Anche i medicinali prescritti in passato allo stesso animale o destinati a un altro pet non devono essere riutilizzati senza il parere del veterinario.
La scelta del trattamento dipende dalla causa del dolore, dallo stato generale del gatto e dalle eventuali altre patologie presenti. Soltanto il veterinario può stabilire quale farmaco utilizzare, con quale dose e per quanto tempo.
Osservare ciò che il gatto non fa più
Un gatto che salta meno non è necessariamente malato. Allo stesso tempo, definirlo semplicemente pigro può far passare inosservato un cambiamento importante.
Il dolore felino si riconosce spesso attraverso piccole rinunce: un ripiano che non viene più raggiunto, una scala evitata, un gioco lasciato sul pavimento, un bordo della lettiera diventato improvvisamente troppo alto.
Osservare questi segnali non significa allarmarsi per ogni esitazione. Significa conoscere le normali abitudini del proprio gatto e accorgersi quando qualcosa, anche lentamente, non è più come prima.
A cura della Redazione di Pikasus ArteNews – Sezione “Vita a quattro zampe e non solo”
Autore Eleonora Dorigo