VI FARO’ MANGIARE CUCCHIAINI DI SABBIA

Provare l’avventurosa esperienza del “campeggio” estivo nella vicina località balneare

VI FARO’ MANGIARE CUCCHIAINI DI SABBIA

 

caorle
caorle

 

Erano mesi che si discuteva nel gruppo di amici che ogni giorno, prima di cena, si trovava a passeggiare sotto i portici della città.

Il tema al centro dell’attenzione questa volta era la proposta, avanzata da due di loro, di provare l’avventurosa esperienza del “campeggio” estivo nella vicina località balneare.

Le questioni da affrontare non erano poche a fronte di una esperienza nuova e certo molto stimolante.

C’era agitazione e le discussioni nel gruppo non mancavano.

Erano i primi anni Sessanta del Novecento, tempi in cui la vita in campeggio era sinonimo di vita nomade, non certo ben vista.

Inoltre pochi erano quelli che conoscevano i campeggi balneari.

Chi li conosceva li considerava “ cose da stranieri” frequentati da famiglie di Tedeschi e Austriaci che, dimenticati gli orrori della guerra, già alla fine degli anni Cinquanta del Novecento avevano cominciato a frequentare le spiagge adriatiche.

Questa considerazione rendeva più eccitante l’idea di vivere in mezzo a loro, liberi e “moderni” nei costumi come si favoleggiava fossero le ragazze di quei paesi.

L’eccitazione era tanta ma bisognava superare non pochi ostacoli.

Il primo, la giovane età, non tutti ancora maggiorenni, comunque considerati in famiglia non ancora “maturi” per affrontare da soli un’avventura dai confini ancora confusi.

Dopo un mese di sondaggi sui potenziali soci dell’impresa solo uno si era aggiunto ai due proponenti, i quali comunque non avevano avuto vita facile nel convincere le famiglie per ottenere l’agognato “si può fare”.

VI FARO’ MANGIARE CUCCHIAINI DI SABBIA

Ognuno si era impegnato in un lavoro sottile di blandizie familiari, con maggiorato impegno scolastico, disponibilità ad ogni richiesta dei genitori, grandi assicurazioni di serietà e maturità del gruppo di “esploratori”, garanzie di solidità morale delle famiglie degli altri e quant’altro utile a raggiungere lo scopo.

Tutte le strade possibili venivano percorse, chi presentava il campeggio come prolungamento naturale dell’esperienza parrocchiale con i boy-scout, chi puntava sulla dominante cultura filoamericana ricordando la tradizione delle “Giovani Marmotte” diffuse in Italia da Walt Disney.

Ai primi di maggio gli autorizzati erano tre.

Comincia allora la seconda fase del progetto, informarsi su tutto quello che serve per diventare campeggiatori: tenda, sacchi a pelo per la notte, lettini, tavoli, sedie, e poi piatti, bicchieri, stoviglie, fornelletto, lampada a pile, lampada a gas e altro ancora.

Un elenco certamente assai lungo.

Non c’erano in città negozi che vendevano quei prodotti per cui venne incaricato uno dei tre, figlio di commercianti, di informarsi su dove procurarsi il tutto e su quali fossero i costi complessivi.

Egli chiese aiuto ad un amico commerciante di articoli sportivi, che si impegnò a procurare i materiali e indicò il costo preventivato sulla base del lungo elenco fornitogli.

Il preventivo di spesa fu piuttosto alto, per le risorse di ciascun socio poteva disporre, per cui da un lato ci fu un netto taglio nell’elenco delle cose da comprare, dall’altro l’avvio della ricerca di almeno un altro socio, anche fuori dal gruppo.

La ricerca ebbe esito positivo con un compagno di scuola che, pur non frequentando il gruppo dei portici, era sempre aperto al dialogo.

Era già passata la metà di maggio e il programma prevedeva l’inizio del campeggio a metà giugno, appena finita la scuola.

Bisognava velocemente raccogliere da ogni socio la quota di “partecipazione all’impresa”, ordinare i materiali indispensabili, trovare come sostituire quelli non più in ordinazione e provare montaggio e smontaggio della tenda, una canadese da quattro posti” larghi” (così era scritto nel foglio illustrativo).

Andò tutto secondo i piani: il materiale arrivò a fine maggio, tenda, sacchi a pelo, fornelletto a gas e lampada a pile.

Per il resto si concordò che tavolo e sedie non erano indispensabili in quanto si poteva mangiare a terra con un telo come si faceva il 25 aprile con la “fortaia”, per le stoviglie invece ognuno cercava a casa qualcosa da portare.

I primi giorni di giugno nel giardino di uno dei quattro “avventurieri” la tenda fu montata e smontata più volte senza nessun intoppo.

Arrivò finalmente il lunedì dopo metà giugno e con due auto, del genitore di uno e del fratello di un altro, si caricano persone e materiali e via “al mare”: destinazione campeggio comunale (il più economico dell’intero litorale alto adriatico).

Arrivati dopo 45 minuti di viaggio inizia il rito: presentazione all’ufficio, registrazione, consegna dei documenti, assegnazione indicativa del luogo ove poter montare la tenda.

L’emozione è alle stelle e cresce ancor di più quando i parenti con le loro auto ripartono. Finalmente soli, liberi e “moderni”!

Primo dubbio, montare prima la tenda e poi al mare o prima il mare.

Il più equilibrato del gruppo sentenziò: “prima la tenda, si suda per montarla, poi il mare”.

E così fu.

Forti dell’esperienza dei numerosi montaggi in giardino i quattro si trasferiscono nel luogo assegnato, un piccolo avvallamento su un tratto in discesa di un grande duna di sabbia.

Bisognava prima allargare lo spiazzo per far posto alla tenda; con pala e rastrello in prestito dai tedeschi vicini l’operazione è conclusa dopo circa mezz’ora; ora il montaggio della tenda è una formalità vista l’esperienza in giardino, ma lo spiazzo con sabbia appena smossa non ha la compattezza del terreno del giardino e i picchetti in dotazione non si fissavano al suolo per tendere le corde da cui dipendeva la stabilità della tenda canadese.

Dramma, che si fa? “ prendiamo dei rami, li tagliamo e li conficchiamo profondi nel suolo e ci leghiamo i picchetti che allora saranno stabili” dice uno. “ma dove troviamo i rami?

Non possiamo certo tagliare rami dei pini marittimi, unica vegetazione presente. E se fosse con cosa li tagliamo?” fa presente un altro.

Il tempo passava e le discussioni su come risolvere la questione volarono sempre più alte. “ prendiamo le corde, saliamo sui pini e teniamo la Tenda sospesa dall’alto” fu la trovata del più fantasioso del gruppo. “ basta chiacchiere” concluse il più equilibrato del gruppo, qui si fa sera e rischiamo di dormire all’addiaccio. Andiamo nel negozio del Campeggio, avranno certamente dei picchetti più lunghi e adatti al terreno sabbioso.

Per il costo vorrà dire che spenderemo meno nel mangiare. Si trovarono i picchetti adatti e la tenda in un battibaleno fu in piedi. Erano passate oltre due ore dall’inizio del montaggio, quattro volte il tempo che si impiegava nel giardino,

Tutti sfiniti per l’intenso lavoro, i quattro decidono di andare al mare, gettano alla rinfusa dentro la tenda tutto quello che avevano portato con sé, e via per un meritato bagno rinfrescante.

Tutti ringalluzziti, al rientro dalla spiaggia, i quattro non sentono i morsi della fame, né il desiderio di mettere un po’ d’ordine dentro la tenda.

La priorità assoluta era lavarsi, profumarsi, farsi belli, vestirsi e via “a caccia”.

Il dialogo tra i quattro era monotematico e i concetti erano “io preferisco le bionde, le tedesche sono tutte bionde e moderne” ripeteva uno con giri di parole che sempre a questo arrivavano. “Vuoi mettere le more, la sensualità delle more, le bionde se le sognano” diceva un altro. Il terzo era quello che si suole definire di bocca buona, “ a me non interessa, bionde o more purché siano disponibili”.

Arrivava poi il più equilibrato: “per me l’importante è che sia bella e intelligente.” Ma poi aggiungeva “ma dove le portiamo? se le troviamo. A mangiare?  e chi paga? a ballare? costa ancora di più: Facciamo bene i conti altrimenti tra una settimana, se non prima, dobbiamo smontare tutto e si ritorna a casa.”

Quattro sbarbatelli a caccia di sogni e l’idea di fare cose folli si tradusse in qualche bicchiere di vino, quello dolce che piace tanto agli stranieri, che quando è fresco va giù che è un piacere.

Un improvviso bagliore di luce solcò il cielo, seguito da un fragoroso tuono. Arrivò improvviso un violento temporale con pioggia a catinelle.

Costretti a trascorrere praticamente tutta la sera in quel bar, senza alcuna presenza femminile, ma con abbondante disponibilità di libagione che rendeva sempre più leggeri e allegri, i quattro avventurosi campeggiatori a mezzanotte, cessato il temporale, si avviano un po’ barcollanti alla volta del campeggio.

Arrivano e, con le luci fioche tra i pini, non vedono lo spiazzo con la tenda. “Sicuri che questo sia il posto, qui non vedo nulla?” Chiede uno.

Breve giro di perlustrazione in zona del più lucido dei quattro: “eccola, la tenda è qui, ma sommersa a metà dalla sabbia” La violenta pioggia aveva fatto scivolare la sabbia della duna verso il basso per cui lo spiazzo della tenda era stato sommerso.

Il più fantasioso del gruppo, anche il più brillo, si precipita giù dal pendio verso la tenda urlando “oddio, le mie cose sono tutte bagnate, presto devo recuperarle”. Per l’eccessiva foga di arrivare alla tenda, incespica, e dopo un lungo ruzzolone si ferma qualche metro a valle dello spiazzo della tenda.

Cerca di salire a gattoni, ma scivola sempre sulla sabbia, chiede aiuto, tutti ridono divertiti.

Lui serio, come volesse lanciare un anatema:

 “vi farò mangiare cucchiaini di sabbia”.

Fu l’inizio di una piacevole avventura che continuò per diversi anni, e ad ogni inizio di stagione il ricordo andava a quel particolare battesimo da campeggiatori.

 

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