Tesori d’Arte al Castello dal Cinquecento al Settecento – Castello Campori di Soliera (Modena)

- DATA INIZIO: 06/12/2025

- DATA FINE: 18/01/2026

- LUOGO: Castello Campori – Castello dell’Arte - Piazza Fratelli Sassi 2, Soliera (MO)

- INDIRIZZO: Piazza Fratelli Sassi 2, Soliera (MO)

- TEL: +39 059 568580

Tesori d’arte al Castello Campori: dal Cinquecento al Settecento, a Soliera

Tesori d’arte Castello Campori Soliera: dal ’500 al ’700
SCIPIONE PULZONE DETTO IL GAETANO
(Gaeta, 1544 – Roma, 1598)
Annunciazione
Olio su tela, cm 118,5 x 97
Collezione privata

Tesori d’arte Castello Campori Soliera
C’è un tipo di mostra che, prima ancora di parlare di quadri, parla di soglie: la soglia tra pubblico e privato, tra opere custodite in silenzio e opere finalmente visibili, tra patrimonio “di casa” e patrimonio condiviso. Tesori d’arte al Castello dal Cinquecento al Settecento, al Castello Campori di Soliera, nasce proprio da questa tensione: riportare alla luce un collezionismo di qualità e lo trasforma in un racconto aperto, accessibile, concreto.

Il contesto è già una dichiarazione d’intenti. Il Castello Campori, fortezza medievale divenuta dimora signorile e oggi sede del Castello dell’Arte, è un luogo che vive di stratificazioni: architettura, memoria, comunità. 
Dal 6 dicembre 2025 al 18 gennaio 2026 le sue sale ospitano un percorso che mette in dialogo opere dal Cinquecento al Settecento, organizzato con la collaborazione del Centro Studi Storici Solieresi e curato dalla Galleria Cantore.

Collezionismo come eredità: Este, Pio, Campori

L’Emilia non ha mai avuto un rapporto neutro con l’arte: qui la committenza e il collezionismo sono stati, per secoli, una forma di identità. La mostra ricuce questa storia locale — Este, Pio, Campori — senza trasformarla in nostalgia: la usa come chiave per capire perché certe opere sono arrivate fino a noi e perché, spesso, sono rimaste dietro porte chiuse.

Il nucleo dell’esposizione è infatti composto da opere provenienti in larga parte da collezioni private e dalla Cantore Galleria Antiquaria, con una selezione dichiarata “per lo più inedita” per il pubblico. 
Ed è qui che la mostra diventa interessante: non per l’effetto-sorpresa, ma per la possibilità rara di incontrare dipinti di qualità fuori dal circuito consueto.

Tesori d’arte Castello Campori Soliera
PIER FRANCESCO CITTADINI
(Milano, 1616 – Bologna,1681)
Merenda aristocratica
Olio su tela, cm 108 x 76

Un percorso tra generi e secoli

Il taglio è ampio e, proprio per questo, leggibile: la varietà dei generi (sacro, mitologico, natura morta, scene più narrative) non è dispersione, ma una mappa del gusto e delle scelte di chi ha collezionato.

Tra i lavori segnalati emergono due oli su tavola del Cinquecento: uno attribuito al bolognese Biagio Pupini e uno di Scipione Pulzone, figura centrale della pittura della Controriforma. 
Per il Seicento viene indicata un’Adorazione dei Magi del romano Luigi Garzi, mentre il genere della natura morta trova una voce particolarmente vivace nella Merenda galante di Pier Francesco Cittadini. 
Il Settecento entra in scena, tra gli altri, con Jacopo Amigoni e una Diana e le ninfe, che porta in sala un’idea diversa di grazia e teatralità.

È un attraversamento che non pretende di “riassumere” tre secoli: preferisce farli sentire, mettendo in primo piano il valore del singolo dipinto e, insieme, la rete di relazioni che lo circonda — provenienze, scelte conservative, passaggi di mano, studi recenti.

Tesori d’arte Castello Campori Soliera: dal ’500 al ’700
JACOPO AMIGONI
(Venezia, 1682 – Madrid, 1752)
Diana e le ninfe
Olio su tela, cm 122 x 153
Cantore Galleria Antiquaria

Il lavoro dietro le opere: ricerca, restauro, mediazione

Un merito dichiarato del progetto è l’attenzione alla filiera che rende possibile l’incontro tra pubblico e patrimonio privato: non solo l’opera in quanto tale, ma anche restauro, studio critico, tutela, mediazione culturale. 
Molti dipinti sono stati oggetto di nuovi approfondimenti e confluiscono nel catalogo curato da Virna Ravaglia, presentato in occasione dell’inaugurazione insieme a una visita guidata.

È un dettaglio che cambia il tono complessivo: qui non si “espone e basta”, ma si prova a lasciare una traccia stabile, qualcosa che resta consultabile anche dopo la chiusura della mostra.

Come visitare (e perché conviene)

L’ingresso è gratuito e, la domenica, alle 16:00 sono previste visite guidate gratuite: un’opzione perfetta per chi vuole entrare nelle opere senza fretta, con una narrazione capace di collegare autori, epoche e scelte collezionistiche.

Attenzione solo alle eccezioni: l’8 dicembre e il 6 gennaio la mattina è chiusa, e l’ultimo giorno (18 gennaio) l’apertura è solo mattutina.

Luogo, orari e info

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