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ToggleSohei Nishino a Cortona con Diorami

Sohei Nishino. Courtesy Michael Hoppen Gallery
Fonte immagine https://www.cortonaonthemove.com/
Dal 16 luglio al 1° novembre 2026, Sohei Nishino a Cortona presenta Diorami negli spazi di Palazzo Baldelli, nell’ambito della 16ª edizione di Cortona On The Move.
La mostra riunisce due opere dedicate all’Italia, Il Po del 2018 e Diorama Map Venice del 2026, costruite attraverso un procedimento nel quale fotografia, viaggio, cammino, collage e memoria diventano inseparabili.
Non sono mappe nel senso abituale del termine.
Non cercano di dire con precisione dove si trova una strada, quanto dista un luogo da un altro o quale sia la corretta proporzione geografica.
Raccontano piuttosto come un territorio è stato attraversato e ricordato da una persona.
Diorami: una geografia costruita attraverso la memoria
Sohei Nishino parte dal movimento.
Cammina.
Attraversa città e paesaggi.
Fotografa ciò che incontra.
Persone, edifici, strade, acqua, dettagli, strutture e frammenti della vita quotidiana entrano progressivamente nel suo archivio.
Soltanto in seguito quelle immagini diventano una mappa.
Il procedimento è lungo: i fotogrammi vengono trasformati in provini a contatto, ritagliati uno a uno e successivamente ricomposti in grandi collage.
La geografia finale nasce quindi dalla somma di migliaia di decisioni.
Che cosa fotografare.
Che cosa ricordare.
Quale immagine conservare.
Dove collocarla.
Una mappa non necessariamente deve essere esatta
La cartografia tradizionale cerca di ridurre il territorio a un sistema leggibile.
Coordinate.
Distanze.
Direzioni.
Proporzioni.
Nishino compie quasi il percorso contrario.
Le sue mappe dichiarano apertamente di essere soggettive.
L’artista stesso spiega che le città vengono ricostruite attraverso le proprie memorie e il percorso compiuto camminando, fino a produrre una rappresentazione molto diversa da quella di una carta geografica convenzionale.
L’errore rispetto alla geografia reale non è quindi un problema.
È parte del lavoro.
Prima viene il cammino
Sohei Nishino, nato in Giappone nel 1982, descrive la propria ricerca come fondata sulle esperienze e sui ricordi acquisiti attraverso il cammino e il viaggio.
Questa premessa cambia completamente il ruolo della fotografia.
La macchina fotografica non viene utilizzata soltanto per registrare un luogo.
Diventa uno strumento attraverso cui l’artista stabilisce una relazione fisica con quel luogo.
Camminare significa scegliere una direzione.
Fermarsi.
Perdersi.
Tornare indietro.
Incontrare persone.
Accorgersi di qualcosa che non sarebbe visibile da un’automobile o attraverso una mappa digitale.
Il Po come linea attraverso l’Italia
Uno dei due lavori presentati a Cortona è Il Po.
Il sito di Nishino inserisce il progetto, datato 2018, nella serie by the river.
Il fiume offre una geografia molto diversa da quella di una città.
Non esiste un unico centro.
È una linea che attraversa territori differenti e mette in relazione montagna, pianura, centri abitati, industrie, campagne e comunità.
Seguire il Po significa quindi costruire un viaggio attraverso una parte consistente dell’Italia settentrionale.
Nel lavoro di Nishino, però, il fiume non diventa soltanto un elemento geografico.
Diventa il filo attraverso cui organizzare incontri e memorie.
Un fiume non è soltanto acqua
Guardando una carta, il Po può apparire come una linea.
Nel viaggio reale quella linea è molto più complessa.
Cambiano le sponde.
Cambiano i paesaggi.
Cambiano le persone.
Cambiano le attività economiche e le architetture costruite intorno al corso d’acqua.
Il metodo di Nishino permette di mantenere insieme queste differenze.
La mappa finale non riduce necessariamente tutto a una visione uniforme.
Accumula.
Fotografie piccolissime costruiscono un paesaggio enorme
Una delle caratteristiche più affascinanti dei lavori di Nishino è il rapporto tra scala generale e dettaglio.
Da lontano si percepisce una grande struttura geografica.
Avvicinandosi, quella forma comincia a scomporsi.
Ogni zona è costruita con fotografie differenti.
Una persona.
Una casa.
Una strada.
Una superficie d’acqua.
Un dettaglio apparentemente marginale.
La mappa complessiva esiste proprio grazie alla presenza di migliaia di frammenti.
Venezia attraverso oltre 450 rullini
Diorama Map Venice porta questo processo nella laguna.
Per realizzare il lavoro del 2026 Nishino ha utilizzato oltre 450 rullini, percorrendo Venezia con la macchina fotografica e raccogliendo migliaia di immagini.
È un numero che permette di comprendere immediatamente la scala del progetto.
Una città relativamente compatta genera una quantità enorme di informazioni visive.
Ponti.
Calli.
Canali.
Facciate.
Barche.
Persone.
Acqua.
Passaggi.
Nessuna singola fotografia potrebbe contenere tutto.
Venezia non può essere ridotta a una sola prospettiva
Venezia offre inoltre una difficoltà particolare.
La sua geografia è frammentata.
Camminare significa continuamente cambiare direzione.
Attraversare ponti.
Seguire calli strette.
Arrivare improvvisamente davanti all’acqua.
Tornare indietro.
Anche l’orientamento può diventare instabile.
È proprio per questo che una città simile si presta particolarmente bene al metodo di Nishino.
La mappa non deve essere perfettamente leggibile.
Può restituire anche l’esperienza del disorientamento.
La città vista da una sola persona
Nishino definisce il risultato dei propri Diorama Maps come una città vista attraverso gli occhi di un singolo individuo.
Non la città.
La sua città.
Quella che ha attraversato.
Fotografato.
Ricordato.
Questo non rende l’opera meno significativa per gli altri.
Al contrario.
Chi conosce Venezia può riconoscere alcuni luoghi e contemporaneamente scoprire una geografia completamente diversa dalla propria.
Memoria e precisione seguono regole differenti
Una memoria non funziona come una fotografia aerea.
Non conserva tutto con la stessa importanza.
Un luogo attraversato per pochi secondi può rimanere impresso per anni.
Una strada percorsa quotidianamente può quasi scomparire dal ricordo.
Un incontro casuale può diventare il centro emotivo di un viaggio.
I Diorami trasferiscono questa logica nella rappresentazione dello spazio.
Le dimensioni non dipendono soltanto dalla geografia.
Dipendono anche dall’esperienza.
Il collage rende visibile il processo
Nishino non cerca di nascondere completamente il procedimento.
Il collage rimane percepibile.
I frammenti fotografici costruiscono una superficie complessa.
Questa caratteristica è importante perché permette di vedere che la mappa non è stata prodotta automaticamente.
È stata costruita.
Fotogramma dopo fotogramma.
Decisione dopo decisione.
La mano dell’artista ritorna dentro un processo che parte da uno strumento meccanico come la macchina fotografica.
Fotografia analogica e lavoro manuale
Il procedimento mette insieme due tempi molto differenti.
Il momento relativamente rapido dello scatto.
E il lunghissimo tempo della costruzione.
La fotografia analogica produce migliaia di fotogrammi.
Poi interviene un lavoro manuale fatto di stampa, selezione, taglio e ricomposizione.
Per Diorama Map Venice, Nishino spiega di realizzare i provini a contatto e di ritagliare manualmente le singole immagini prima di comporre il collage originale.
La mappa finale è quindi anche il risultato di una lunga attività fisica.
Fotografia, collage e psicogeografia
La Michael Hoppen Gallery definisce il metodo di Nishino come un incontro tra fotografia, collage, cartografia e psicogeografia.
L’ultima parola è particolarmente utile.
Una città non viene percepita soltanto attraverso la sua struttura materiale.
Esiste anche l’effetto che produce su chi la attraversa.
Alcuni luoghi attirano.
Altri respingono.
Alcuni inducono a fermarsi.
Altri vengono percorsi rapidamente.
La geografia diventa quindi anche esperienza psicologica.
Inō Tadataka e l’altra storia della mappa
Nishino guarda anche alla tradizione cartografica giapponese.
La Michael Hoppen Gallery cita esplicitamente come riferimento Inō Tadataka, cartografo giapponese tra Settecento e Ottocento noto per le sue misurazioni del territorio compiute attraverso lunghi spostamenti a piedi.
Il parallelo è interessante.
Anche Nishino cammina per costruire mappe.
Ma il suo obiettivo non è ottenere la massima accuratezza scientifica.
È quasi l’opposto.
Il cammino produce una geografia personale.
Il tempo entra dentro la mappa
Una carta geografica tende ad apparire stabile.
Le opere di Nishino contengono invece anche il tempo.
Ogni fotografia appartiene a un momento specifico.
Una persona era lì.
Una luce attraversava una strada.
Una barca passava in quel punto.
Una facciata aveva un determinato aspetto.
Quando migliaia di immagini vengono ricomposte, la mappa diventa quindi anche un accumulo di momenti differenti.
Non rappresenta un solo istante.
Lo stesso metodo, due Italie differenti
Mettere insieme Il Po e Diorama Map Venice permette di confrontare due territori quasi opposti.
Da una parte un fiume che attraversa vaste aree del Nord Italia.
Dall’altra una città costruita sull’acqua, compatta e attraversata da una rete fittissima di percorsi.
Uno sviluppo lineare.
Un labirinto.
Nishino applica a entrambi lo stesso principio: attraversare fisicamente il territorio prima di provare a rappresentarlo.
L’acqua come elemento comune
C’è però qualcosa che collega immediatamente i due progetti.
L’acqua.
Il Po organizza un territorio seguendo il proprio corso.
A Venezia l’acqua separa e collega contemporaneamente le parti della città.
Non è soltanto una presenza paesaggistica.
Determina movimento, economia, architettura e modo di abitare.
Attraverso i due lavori, l’acqua diventa quindi anche una possibile linea narrativa dell’Italia.
Una geografia costruita dagli incontri
La pagina ufficiale di Cortona On The Move sottolinea che le opere restituiscono non soltanto paesaggi, ma anche la connessione fisica dell’artista con i luoghi e le persone incontrate durante il viaggio.
È un passaggio fondamentale.
Senza gli incontri, la mappa sarebbe diversa.
Le persone non costituiscono un’aggiunta alla geografia.
Ne fanno parte.