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ToggleL’artista bosniaca Selma Selman parte dalla storia della sua famiglia e della propria comunità per indagare le discrepanze tra narrazioni ufficiali e saperi orali
GAMeC di Bergamo ospita la mostra SELMA SELMAN. 1000 Tears, esposizione aperta al pubblico dal 1 ottobre al 24 gennaio 2027

La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea/ GAMeC di Bergamo è stata inaugurata nel 1991.
Modello virtuoso di gestione condivisa pubblico-privato, il museo si trova di fronte all’edificio neoclassico che ospita l’Accademia Carrara, negli spazi un tempo occupati dal quattrocentesco Monastero delle Dimesse e delle Servite.
La GAMeC è promotrice e fondatrice di AMACI /Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani e collabora attivamente con musei e centri d’arte contemporanea nazionali e internazionali.
Nel 2026 lo Spazio Zero è stato dedicato dalla GAMeC alla presentazione di due artiste internazionali che si sono fatte apprezzare a livello internazionale per il forte contenuto sociale del loro lavoro.
La prima mostra era stata dedicata all’artista angolana-portoghese Ana Silva presente in galleria dal 26 febbraio al 6 settembre.
Dal 1° ottobre e fino al 24 gennaio 2027 è la volta dell’artista e attivista Selma Selman che presenta 1000 Tears, prima mostra personale dell’artista in un’istituzione italiana.
Tra le voci più significative della scena artistica internazionale, Selman – nata nel 1991 a Bihać, in Bosnia-Erzegovina – ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalla storia della sua famiglia e della propria comunità.
Il progetto espositivo di Selma Selman si sviluppa quindi in continuità con la ricerca dell’artista, che si ispira a esperienze personali e familiari per indagare l’identità, le gerarchie sociali e i conflitti tra diverse forme di conoscenza, rivelando le discrepanze tra narrazioni ufficiali e saperi orali.
Fulcro del progetto, presentato nello Spazio Zero del museo, è una fotografia scattata durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, in cui compaiono l’artista bambina e alcuni membri della sua famiglia.
L’immagine viene assunta da Selman come punto di partenza per ritornare alle persone ritratte, raccoglierne le testimonianze e interrogare il modo in cui il tempo trasforma le identità e le narrazioni, sia personali sia collettive.
A partire dagli incontri e dalle conversazioni con i protagonisti dello scatto, Selman sviluppa per la GAMeC un nuovo corpus di opere grafiche che traducono racconti e frammenti di vita in immagini sospese tra realtà e finzione.
Sono in particolare le mani e i gesti a diventare il mezzo attraverso cui la memoria prende forma: alcune si stringono reciprocamente in segno di affetto o stringono i corpi; altre coprono, proteggono, guidano; altre ancora impugnano un Kalashnikov.
Al centro dello spazio espositivo sarà presentato un nuovo estratto di Crossing the Blue Bridge (2024), un film sviluppato a partire da un episodio vissuto dall’artista nel 1994 quando, durante un cessate il fuoco, la madre attraversò con le figlie il ponte di Bihać, noto come “Blue Bridge”.
Il ponte, allora, era ricoperto di cadaveri e carcasse di cani.
Per proteggerla da quella visione, la madre tentava di coprire gli occhi della bambina con una mano, mentre con l’altra reggeva le provviste alimentari appena acquistate.
Nel film l’artista rievoca quella scena, ripercorrendo i passi di sua madre sullo stesso ponte trent’anni dopo.