ROGER BALLEN. Outland/ (PhEST Monopoli 2026 – What if? See beyond the stars)

- DATA INIZIO: 08/08/2026

- DATA FINE: 01/11/2026

- LUOGO: Monastero di San Leonardo Via San Leonardo - Monopoli

- INDIRIZZO: Via San Leonardo - Monopoli

- SITO WEB: https://www.phest.info/copia-di-pop-up-open-call-cortometraggio

Il linguaggio artistico di Roger Ballen intreccia fotografia, disegno, collage, pittura, installazione e video

Il Monastero di San Leonardo di Monopoli ospita la mostra ROGER BALLEN. Outland, aperta dal 8 agosto al 1 novembre

 

Il Monastero di San Leonardo di Monopoli ospita la mostra ROGER BALLEN. Outland, aperta dal 8 agosto al 1 novembre
Foto in esposizione. Fonte immagine:https://www.phest.info/

 

Dall’8 agosto al primo novembre 2026 torna a Monopoli il Festival Internazionale di Fotografia e Arte PhEST.

PhEST nasce da una necessità, quella di provare a restituire una voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, quella di ridefinire un immaginario proprio e nuovo.

Il tema di quest’anno è What if? con sottotitolo See beyond the stars.

Guardando al di là delle stelle il festival individua nel “se” un dispositivo creativo che rende visibile ciò che non esiste.

Tra le mostre in programma, negli spazi del cinquecentesco Monastero di San Leonardo è allestita la mostra Outland di Roger Ballen.

Roger Ballen (New York, 1950) è considerato uno dei più influenti artisti visivi contemporanei.

Attivo da oltre cinquant’anni, ha sviluppato un linguaggio unico che intreccia fotografia, disegno, collage, pittura, installazione e video.

Partendo dalla tradizione documentaria, ha progressivamente costruito universi visionari e psicologici che indagano l’inconscio e la condizione umana

Outland segna un punto di svolta nella ricerca di Roger Ballen.

Pur mantenendo un legame con la fotografia documentaria, le immagini entrano in un territorio ambiguo tra realtà e finzione.

Attraverso ritratti e scene sospese, Ballen costruisce un universo psicologico popolato da figure enigmatiche che sembrano recitare un teatro dell’assurdo.

 Il risultato è una riflessione intensa e inquietante sulle fragilità e i margini della condizione umana.

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