Quanto è veloce il lavoro della mente

Stavo uscendo in auto, con la mente rivolta all’impegnativo incontro di lavoro che dovevo affrontare

Quanto è veloce il lavoro della mente

Allo stop rimango abbagliato.

Una visione da favola davanti ai miei occhi.

Un bagliore improvviso e dalla mente scompare ogni cosa.

Davanti a me ora c’è solo il cielo.

Una luce strana, con impercettibile passaggio dal bianco al rosato e mille altre tonalità di colori sfumati.

L’occhio è attratto dal chiarore di quel sottile spicchio di luce, quasi un taglio preciso tracciato con il bisturi nel cielo, che sembrava volteggiare a mezz’aria lassù davanti a me.

Un arco di luce con la punta superiore rivolta ad un unico puntino luminoso  ben visibile più su, dove il cielo si faceva più scuro.

Mi sarei fermato ad ammirare, ma l’inquinamento luminoso delle nostre città, sembra avere la forza di cancellare le stelle.

Quelle stelle che mi ricordo di aver ammirato, nel buio profondo di un cielo terso, una lontana notte di San Lorenzo.

Eravamo in Umbria ospiti di amici e quella notte ci accompagnarono in una delle cime dei monti Martani. Un grande prato a schiena d’asino nel buio più assoluto.

Cercavamo le stelle cadenti, ma fummo estasiati dalla visione di un numero infinito di stelle che occupavano l’intero firmamento. Fu allora che iniziò il gioco del riconoscimento delle costellazioni.

Era stimolante osservare  quei raggruppamenti di stelle che caratterizzano, per la loro particolare conformazione, alcuni settori della sfera celeste.

Stelle vicine  che sembrano disegnare nel cielo notturno figure di fantasia

Era come quando da bambini stavamo distesi nel prato con gli occhi al cielo a guardare le nuvole e ognuno vedeva in esse figure fantastiche o reali cui dare significati personali diversi secondo gli occhi che le guardavano.

Solo che le nuvole mutano, mentre le stelle sono là ferme a guardarci dall’alto e a disegnare figure alle quali ogni civiltà ha attribuito significati e nomi diversi.

La sfida è quindi quella di identificare nel cielo tra milioni di stelle quelle che formano le costellazioni a noi più note o quei punti luminosi come stelle che sono invece i pianeti.

Penso a quel punto luminoso sopra lo spicchio di Luna che ora vedo e la cui luce non è tremolante. Non è quindi una stella che ha la luce che tremola ma un pianeta, Venere l’oggetto più brillante del cielo dopo il sole e la luna.

Penso allora che Venere è anche la dea romana della bellezza e dell’amore. Forse con la sua luce brillante al tramonto vuol ricordare  ogni giorno a noi tutti quanto valgano la bellezza e l’amore nella vita dell’Uomo.

Ma tornando alle costellazioni e al gioco di riconoscerle nel cielo, mi accorsi già allora, sui monti Martani, quanto fosse difficile la sfida. Troppe sono le costellazioni riconosciute, 88 tra emisfero boreale e quello australe. Di questemi pare che noi dovremmo vederne 38. Non facile, anzi impossibile, per degli osservatori occasionali del cielo.

Ricordo però che Airone, rivista di  divulgazione scientifica sui temi degli animali, della natura e dell’ambiente, negli anni ottanta dedicava ogni mese una pagina alla lettura del cielo.

Mi sono rimaste impresse le immagini del cielo con alcune costellazioni:

l’Orsa Maggiore o Grande Carro perché è una delle costellazioni più grandi e famose del cielo..Anch’io ero in grado di riconoscere il Grande Carro, che dalle latitudini italiane è praticamente sempre visibile.

Non mi fu difficile identificare infatti  quelle quattro stelle che formano il carro e quelle altre tre  che si allungano come asse del timone.

Lo stesso per l’orsa minore, dalla forma quasi identica , ma più piccola , di Carro Minore.

Difficile, se non  impossibile per me, identificare nel cielo le stelle che formano l’Ariete.

Mi risveglio all’improvviso da questa estasi “stellare”.

Temo di essere in grande ritardo per il mio incontro. Guardo l’orologio e mi accorgo che sono trascorsi solo pochi secondi.

Riparto sereno con il pensiero di quanto è veloce il lavoro della mente.

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