PINO MUSI. Continuum

- DATA INIZIO: 08/05/2026

- DATA FINE: 20/12/2026

- LUOGO: Teatro dell’Architettura/TAM Via Turconi 25 - Mendrisio

- INDIRIZZO: Via Turconi 25 - Mendrisio

- TEL: +41 58 666 5867

- SITO WEB: https://www.tam.usi.ch/it/feeds/41784

Per Pino Musi la fotografia è un esercizio intellettuale che piega il rigore tecnico alla necessità di svelare la realtà sotto una luce inedita, trasformando l’atto del vedere in una autentica forma di conoscenza

Teatro dell’Architettura/TAM di Mendrisio ospita la mostra PINO MUSI. Continuum, aperta al pubblico fino al 20 dicembre

 

Teatro dell’Architettura/TAM di Mendrisio ospita la mostra PINO MUSI. Continuum, aperta al pubblico fino al 20 dicembre
Mostra “Pino Musi. Continuum”, Teatro dell’architettura Mendrisio © Pino Musi, 2026 Fonte immagine: https://www.tam.usi.ch/

 

Il Teatro dell’architettura Mendrisio /TAM dell’Università della Svizzera italiana (USI) presenta dall’8 maggio al 20 dicembre 2026,”Pino Musi. Continuum”,

mostra promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, a cura di Michael Jakob.

La mostra “presenta una selezione di lavori del fotografo e invita il visitatore a esplorare i diversi capitoli della sua ricerca legati ai temi dello spazio attraverso un percorso espositivo pensato appositamente per il TAM.

Pino Musi è un fotografo e artista visivo italiano con base a Parigi.

Ha iniziato la sua pratica fotografica all’età di quattordici anni apprendendo, da autodidatta, la tecnica del bianco e nero.

Il fascino per la camera oscura e la costante frequentazione del teatro d’avanguardia hanno segnato la sua sperimentazione sia sul piano linguistico, sia su quello concettuale.

Altrettanto rilevanti sono stati gli incontri con il regista Jerzy Grotowski e l’architetto svizzero Mario Botta, con cui ha collaborato per anni.

Il lavoro di Musi intreccia diverse discipline come l’antropologia, l’architettura e l’archeologia.

“Pino Musi. Continuum” è un progetto espositivo site specific che dialoga con la forma circolare del Teatro dell’architettura.

Il flusso delle opere si articola in lunghi scrolls (rotoli di immagini), dove le sei sezioni principali della mostra si sviluppano, lasciando al fruitore la libertà di cercare il proprio percorso nella lettura tra le connessioni possibili fra i differenti capitoli del lavoro dell’artista.

Queste le sezioni:

  1. Origine presenta, paradossalmente, come sia proprio la rovina, la forma spesso irriconoscibile delle costruzioni esposte al lavorio della natura, a riportarci alle loro origini.

Anche la fotografia è, a ben vedere, un’attività archeologica: scava, identifica, riordina, ricostruisce.

  1. Metonimia interroga il senso originario dell’abitare, l’essenza stessa dell’architettura, che non coincide con la mera occupazione della terra.
  2. Iperbole riflette il fatto che attorno a noi esiste anche un’architettura folle che non riguarda soltanto la forma ma proprio il gesto progettuale in quanto tale, come se l’autore intendesse costruire “contro”, ovvero contro chi la abiterà, visiterà, conoscerà.
  3. Superficie, in questa sezione il defilarsi filmico delle facciate di architettura del secolo scorso rimanda all’estetica della superficie teorizzata da Nietzsche, cioè al prezzo da pagare quando tutto appare in balìa del diktat della bella forma.
  4. Transizione ricorda che il senso profondo, reale, di ogni architettura dipende dalla possibilità di viverla e quindi di attraversarla.
  5. Incompiutezza intende invece l’architettura come opera incompiuta, irrisolta.

Qui, il flusso e il ritmo della sequenza fotografica rimandano a una sorta di ascolto polifonico, a un contrappunto tipico della notazione musicale.

Completa il percorso espositivo una serie di vetrine che contengono una selezione di notevoli pubblicazioni di Pino Musi.

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