Video-Stadio

- DATA INIZIO: 16/07/2026

- DATA FINE: 01/11/2026

- LUOGO: Palazzo Baldelli – Cortona On The Move

- INDIRIZZO: Vicolo Boni 7, 52044 Cortona AR

- SITO WEB: cortonaonthemove.com

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Presentazione di Video-Stadio (1997) di Paola Di Bello nell’ambito della 16ª edizione di Cortona On The Move, dedicata al tema Beautiful Country. Apertura ordinaria delle mostre: dal 17 luglio al 30 agosto tutti i giorni 10.00-20.00; dal 31 agosto al 27 settembre 10.00-19.00; dal 28 settembre al 1° novembre 10.00-18.00. Biglietto intero per tutte le esposizioni: 20 euro; ridotto 18 euro; previste ulteriori gratuità e agevolazioni. Per le persone con disabilità il festival richiede la prenotazione con almeno due giorni di anticipo per organizzare il servizio di accompagnamento e assistenza.

- NOTE AGGIUNTIVE: Video-Stadio è un’opera video realizzata da Paola Di Bello nel 1997. Una ripresa fissa osserva una delle torri del terzo anello dello Stadio San Siro di Milano: il movimento degli spettatori lungo le rampe a spirale produce un’illusione ottica per cui l’architettura sembra ruotare e avvitarsi verso il terreno. L’opera concentra l’attenzione sulla possibilità della fotografia e del video di mostrare ciò che lo sguardo quotidiano tende a non vedere.

Fotogramma di Video-Stadio con spettatori sulle rampe di San Siro, per Paola Di Bello a Cortona
Paola Di Bello, Video-Stadio, 1997 video, 7’30”
Fonte immagine https://www.cortonaonthemove.com/

 

Dal 16 luglio al 1° novembre 2026, Paola Di Bello a Cortona è presente a Cortona On The MoveconVideo-Stadio, opera del 1997 ospitata a Palazzo Baldelli nell’ambito della 16ª edizione del festival internazionale di fotografia.

Il tema scelto per il 2026 è Beautiful Country, un invito a tornare a osservare ciò che ci circonda e a interrogare, attraverso la fotografia, le trasformazioni dell’Italia e del suo paesaggio contemporaneo.

In questo contesto Video-Stadio appare particolarmente coerente. Paola Di Bello prende infatti un’architettura conosciutissima, lo Stadio San Siro di Milano, e dimostra come sia possibile scoprire qualcosa di inatteso proprio in ciò che abbiamo visto innumerevoli volte.

Video-Stadio: guardare ciò che abbiamo sotto gli occhi

L’artista introduce l’opera con una considerazione semplice: spesso la cosa più difficile è vedere quello che abbiamo continuamente davanti.

Luoghi familiari.

Architetture attraversate decine di volte.

Forme che il nostro sguardo finisce per registrare automaticamente.

Video-Stadio nasce proprio da questa condizione.

La videocamera rimane ferma.

Non segue i tifosi.

Non cerca un’azione spettacolare sul campo.

Osserva una delle torri del terzo anello di San Siro.

Lo stadio senza mostrare la partita

È forse il primo elemento sorprendente dell’opera.

C’è uno stadio.

Ma non vediamo il calcio.

Non vediamo il terreno di gioco.

Non vediamo un gol.

Non vediamo i giocatori.

L’attenzione si sposta verso una parte dell’edificio normalmente considerata funzionale: le rampe a spirale attraverso cui gli spettatori lasciano gli spalti.

L’evento sportivo esiste soltanto indirettamente.

La partita è finita.

Ciò che rimane è il movimento delle persone dentro l’architettura.

Quando l’architettura sembra muoversi

Alla fine della partita gli spettatori percorrono contemporaneamente le rampe.

I corpi avanzano lungo traiettorie circolari.

È allora che accade qualcosa.

Per un effetto ottico, la torre sembra cominciare a ruotare su se stessa.

L’edificio appare quasi avvitarsi verso il terreno.

L’artista lo descrive come un momento in cui le torri di San Siro sembrano “girare”, “danzare” e prendere vita proprio grazie alle persone che le attraversano.

Naturalmente la struttura rimane immobile.

A muoversi è il nostro modo di percepirla.

Il punto di vista costruisce ciò che vediamo

È qui che Video-Stadio supera la semplice curiosità ottica.

L’opera dimostra quanto il punto di vista possa modificare la realtà percepita.

La torre non gira.

Ma l’immagine fa sì che la vediamo girare.

La videocamera non inventa digitalmente il movimento.

Registra qualcosa che esiste davvero: centinaia di persone che scendono lungo le rampe.

È la combinazione tra struttura architettonica, movimento umano e inquadratura fissa a produrre l’illusione.

La telecamera non segue l’azione

La scelta dell’inquadratura fissa è fondamentale.

Una macchina da presa in movimento avrebbe probabilmente trasformato la scena in un racconto.

Avremmo seguito le persone.

Avremmo cercato di capire dove stavano andando.

Qui invece il fotogramma resta fermo.

È il mondo dentro l’immagine a muoversi.

La torre diventa una specie di dispositivo visivo.

Vedere diversamente attraverso una macchina

La ricerca di Paola Di Bello si concentra da tempo anche sull’atto stesso del fotografare e sulla capacità dell’apparecchio di costruire un punto di vista diverso da quello dello sguardo umano.

Nel suo profilo l’artista descrive proprio questa possibilità: fotografia e video possono determinare uno spostamento dello sguardo, mettendo in crisi abitudini e interpretazioni già consolidate.

Video-Stadio lo dimostra in maniera particolarmente immediata.

Non serve modificare ciò che esiste.

Basta trovare il punto dal quale guardarlo.

Una macchina fotografica può vedere qualcosa che noi non vediamo?

La domanda attraversa buona parte della storia della fotografia.

L’apparecchio registra il mondo oppure lo interpreta?

In teoria una fotocamera non fa altro che raccogliere la luce.

In pratica ogni immagine dipende da decisioni.

Dove collocarsi.

Quanto includere nell’inquadratura.

Che cosa lasciare fuori.

Quando iniziare a registrare.

Quanto aspettare.

Anche un’inquadratura apparentemente neutra è quindi il risultato di una scelta.

La città contemporanea nella ricerca di Paola Di Bello

Video-Stadio appartiene a una ricerca più ampia dedicata alla città contemporanea e alle sue trasformazioni sociali.

Paola Di Bello lavora frequentemente su periferie, infrastrutture, comunità e spazi urbani, utilizzando fotografia e video per modificare il modo in cui ambienti apparentemente familiari vengono percepiti.

Il punto di partenza non è necessariamente il monumento.

Può essere un margine.

Una strada.

Un quartiere.

Un’infrastruttura.

Uno stadio.

San Siro come grande macchina urbana

Lo Stadio Giuseppe Meazza è normalmente percepito come un contenitore per eventi sportivi.

Ma dal punto di vista architettonico è anche una complessa macchina per gestire il movimento di decine di migliaia di persone.

Ingressi.

Gradinate.

Scale.

Rampe.

Torri.

Percorsi di uscita.

Video-Stadio rende visibile proprio questa funzione.

L’architettura sembra animarsi soltanto quando viene utilizzata.

Senza le persone la torre non danza

È uno dei paradossi più interessanti dell’opera.

La struttura è enorme.

Solida.

Permanente.

Le persone sono invece presenze temporanee.

Entrano nello stadio.

Assistono alla partita.

Poi escono.

Eppure sono proprio quei corpi in movimento a trasformare percettivamente l’edificio.

Senza di loro la torre rimarrebbe semplicemente immobile.

L’architettura acquista movimento attraverso chi la abita per pochi minuti.

Uno spazio non coincide soltanto con la sua forma

Questo passaggio permette di allargare il discorso.

Un edificio non esiste soltanto come insieme di muri, travi e strutture.

Esiste anche attraverso il modo in cui viene utilizzato.

Una piazza senza persone è diversa da una piazza attraversata da una folla.

Una stazione vuota non produce la stessa percezione di una stazione nell’ora di punta.

Uno stadio cambia completamente tra il momento precedente alla partita e quello dell’uscita.

L’infraordinario diventa straordinario

La forza di Video-Stadio sta proprio nella capacità di partire da qualcosa di apparentemente ordinario.

Non avviene niente di eccezionale.

La partita è finita.

Le persone stanno semplicemente uscendo.

È un gesto ripetuto migliaia di volte.

La videocamera individua però dentro quella normalità un fenomeno visivo capace di trasformare completamente la struttura.

Lo straordinario emerge dall’ordinario senza che sia necessario costruire una scena.

Un’opera del 1997 ancora legata al presente

Video-Stadio è stata realizzata nel 1997.

Quasi trent’anni dopo entra nel programma di Beautiful Country.

La distanza temporale è significativa.

L’opera documenta un edificio che continua a occupare un posto centrale nel paesaggio milanese, ma allo stesso tempo appartiene a un momento preciso della storia recente della città.

Rivederla oggi significa quindi confrontare due tempi.

Quello registrato dal video.

E quello dello spettatore contemporaneo.

L’architettura come immagine collettiva

San Siro non è soltanto un edificio.

Per milioni di persone è associato a ricordi.

Partite.

Concerti.

Percorsi compiuti verso gli spalti.

Attese.

Folla.

Uscite.

Paola Di Bello non utilizza direttamente questa memoria collettiva come soggetto, ma inevitabilmente vi entra in relazione.

Chi conosce lo stadio riconosce immediatamente una parte della propria esperienza.

Dal calcio all’arte contemporanea

Nel 2025 Video-Stadio è stata inoltre inclusa al MAXXI di Roma in Fuori Gioco. Sguardi d’artista sul mondo del calcio, mostra che utilizzava il calcio come punto di partenza per riflettere su identità, società e cultura contemporanea.

Il passaggio a Cortona modifica ancora una volta il contesto dell’opera.

Dentro Beautiful Country l’attenzione torna soprattutto sul paesaggio italiano e sul modo in cui fotografia e video possono insegnarci a osservarlo.

Dalla fotografia al video

Paola Di Bello è artista, fotografa e videomaker.

Nata a Napoli e milanese d’adozione, si è formata anche nello studio del padre Bruno Di Bello, protagonista delle sperimentazioni italiane sulla fotografia dagli anni Settanta.

Il suo lavoro attraversa quindi linguaggi differenti.

La fotografia permette di isolare un istante.

Il video aggiunge il tempo.

Nel caso di Video-Stadio, proprio il tempo è indispensabile.

Una singola fotografia non potrebbe restituire pienamente l’effetto della torre che sembra ruotare.

Sette minuti per cambiare la percezione

L’opera dura sette minuti.

È un tempo relativamente breve.

Ma abbastanza lungo perché lo spettatore possa capire cosa sta osservando e, contemporaneamente, cominciare a dubitare di ciò che vede.

Sappiamo che l’edificio è immobile.

Continuiamo però a percepirne il movimento.

È in questa contraddizione che il video trova la propria forza.

Insegnare a guardare

Dal 2006 Paola Di Bello insegna Fotografia ed è oggi responsabile del Dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

È un elemento biografico particolarmente interessante in relazione a un’opera fondata proprio sul vedere.

Il lavoro artistico e quello didattico condividono infatti una domanda fondamentale.

Come possiamo imparare a guardare diversamente qualcosa che pensiamo già di conoscere?

Beautiful Country: tornare a osservare l’Italia

È anche una delle domande alla base di Cortona On The Move 2026.

Nel testo curatoriale dell’edizione, Renata Ferri invita a osservare nuovamente ciò che ci circonda, riconoscendo persino le sfumature più impercettibili che la fotografia riesce a catturare e affidare alla memoria.

Il programma costruisce così un atlante necessariamente incompleto dell’Italia contemporanea.

Non una cartolina uniforme.

Molti modi differenti di guardare lo stesso Paese.

Leave a Comment

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER