Ravenna con i suoi tesori artistici lo ispirò e ora Nicola Samorì ritorna con un progetto espositivo fatto di memoria, materia e metamorfosi.
Il Museo MAR di Ravenna ospita la mostra NICOLA SAMORÌ. Supremalia, esposizione aperta fino al 17 gennaio 2027

Dal 17 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027 il MAR/Museo d’Arte della città di Ravenna presenta Supremalia, nuovo progetto espositivo di Nicola Samorì curato da Denis Isaia.
La mostra è un viaggio tra memoria, materia e metamorfosi, in dialogo con la Gipsoteca e con il patrimonio artistico di Ravenna.
Nato a Forlì nel 1977 Nicola Samorì, realizza le sue opere partendo da copie minuziosamente realizzate di opere di grandi maestri, in particolar modo del Cinquecento e del Seicento, nelle quali domina lo scontro tra luce e ombra.
Egli le trasforma e reinterpreta con lo spirito turbato del nostro secolo.
Fora, gratta, spella letteralmente la pittura attraverso un gesto repentino o meticoloso, dando vita a nuove opere che affondano le loro radici nella tradizione della storia dell’arte, per poi arrivare all’espressione del tormento con un linguaggio contemporaneo.
Oltre che su tavola o tela, l’artista romagnolo dipinge anche su superfici come rame e pietre dure, integrando le loro peculiarità materiche nelle proprie opere.
Anche l’affresco e la scultura sono tecniche da lui utilizzate.
Tra i più interessanti artisti italiani della scena contemporanea Samorì ha all’attivo due partecipazioni alla Biennale di Venezia (2015 e 2011).
Sarà un progetto espositivo inedito, ideato appositamente per gli spazi del MAR.
Le opere dell’artista dialogano con i calchi canoviani della Gipsoteca e con il patrimonio storico della città, dando vita a un percorso in cui passato e presente si intrecciano continuamente.
Il titolo Supremalia è un neologismo che nasce dall’unione del prefisso super – ciò che sta sopra, che rappresenta il massimo, l’eccellenza – e della parola malia, che richiama il fascino, l’incanto e quel potere di seduzione cui è difficile resistere.
Nella mostra di Ravenna pittura, scultura e materia diventano strumenti per interrogare la memoria, la trasformazione delle immagini e la persistenza della tradizione nella sensibilità contemporanea.