
Dal 13 settembre al 1° novembre 2026, Murano Illumina il Mondo a Venezia trasforma il porticato delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco in una galleria a cielo aperto dedicata al vetro contemporaneo.
Giunto alla quarta edizione, il progetto è uno degli appuntamenti centrali di The Venice Glass Week 2026 e presenta dodici installazioni luminose inedite, nate dalla collaborazione tra artisti e designer internazionali e alcune delle realtà più rappresentative della produzione vetraria muranese.
Il protagonista rimane il lampadario, ma la sua forma tradizionale viene continuamente messa in discussione: può trasformarsi in struttura architettonica, scrittura luminosa, organismo, paesaggio, simbolo o dispositivo tecnologico.
Murano Illumina il Mondo: il lampadario diventa opera contemporanea
Il lampadario veneziano appartiene a una tradizione lunga secoli.
Bracci.
Pendenti.
Elementi floreali.
Trasparenze.
Colori.
Superfici capaci di moltiplicare la luce.
Murano Illumina il Mondo parte da questo patrimonio senza chiedere agli artisti di riprodurlo.
La sfida è esattamente opposta: reinterpretare uno degli oggetti più riconoscibili della cultura vetraria veneziana attraverso linguaggi contemporanei.
Ogni opera viene progettata appositamente per il porticato delle Procuratie Vecchie e realizzata grazie al confronto diretto con maestri e fornaci dell’isola.
Dodici opere sotto le Procuratie Vecchie
L’edizione 2026 riunisce dodici progetti differenti.
Arthur Duff lavora con Nicola Moretti e Stefano Bullo per Hand under hand.
Cerith Wyn Evans realizza G=A=R=L=A=N=D (Garland – a Vessel…) con Idea Murano e NEON Line.
La Norman Foster Foundation, insieme a Salviati, presenta Venetian Chandelier – Hydra.
Xavier Le Normand collabora con Componenti Donà per Julia.
AL_A, lo studio fondato da Amanda Levete, lavora con Yalos Murano per Ripple.
Seguono Felekşan Onar con Passaggi, Chiara Dynys con Angels save Venice, Pierre Charpin con Tubi or not tubi, Tristano di Robilant con PAX eT BONUM, Bethan Laura Wood con Taiko, Richard Meitner con Anythink e ISS Abate Zanetti con Eros Raffael con Halo.
Dodici interpretazioni che condividono il materiale, ma non necessariamente il linguaggio.
Hand under hand: la mano diventa luce
In Hand under hand, Arthur Duff utilizza diciannove lastre di vetro sovrapposte.
Ogni elemento riproduce la forma di una mano aperta.
Il gesto assume immediatamente un significato che va oltre la forma.
La mano è ciò che lavora il vetro.
Trasmette una tecnica.
Impara.
Ripete.
Corregge.
Insegna.
La successione delle mani diventa quindi anche un riferimento alla trasmissione del sapere artigianale tra generazioni.
Cerith Wyn Evans tra vetro, neon e linguaggio
Completamente diverso è G=A=R=L=A=N=D (Garland – a Vessel…).
Cerith Wyn Evans prende come riferimento i lampadari Rezzonico a forma di nave e introduce una ghirlanda di caratteri luminosi.
Gli ideogrammi giapponesi evocano stelle, onde, fiori e correnti.
La luce non serve quindi soltanto a illuminare il vetro.
Diventa scrittura.
L’opera mette insieme navigazione, linguaggio, memoria veneziana e cultura visiva contemporanea.
Norman Foster e una struttura quasi organica
La Norman Foster Foundation, con Salviati, propone Venetian Chandelier – Hydra.
Il lampadario è formato da una struttura di bracci organici che terminano in elementi luminosi soffiati.
La tradizione viene riconosciuta, ma la forma viene spinta verso un linguaggio architettonico contemporaneo.
Il vetro non è soltanto superficie decorativa.
Diventa elemento strutturale ed espressivo.
Ripple e il movimento dell’acqua
Con Ripple, AL_A e Yalos Murano lavorano invece sulla relazione tra vetro, luce e acqua.
Un grande disco in vetro colato presenta nervature concentriche che ricordano le increspature provocate da qualcosa che cade sulla superficie dell’acqua.
Il movimento è soltanto suggerito.
L’oggetto rimane immobile.
Sono riflessi e rifrazioni a costruire l’impressione di una superficie in trasformazione.
In una città come Venezia, il riferimento assume inevitabilmente un significato ulteriore.
L’acqua è contemporaneamente ambiente, infrastruttura, paesaggio e superficie riflettente.
I ponti veneziani diventano un lampadario
Anche Passaggi di Felekşan Onar nasce direttamente dalla città.
Gli elementi in vetro richiamano ponti e attraversamenti.
Ripetuti all’interno della struttura, costruiscono una sorta di paesaggio sospeso.
Venezia viene così riletta attraverso uno dei suoi elementi più quotidiani.
Il ponte serve per superare una separazione.
Collega due punti.
Permette il passaggio.
Nell’opera diventa anche simbolo dell’incontro tra luoghi e culture.
Angels save Venice e il bozzolo luminoso
Chiara Dynys collabora con Seguso Gianni per Angels save Venice.
La struttura ricorda un bozzolo ricoperto da ali in vetro colorato.
Quando la luce arriva dall’interno, le ali modificano completamente la percezione dell’oggetto.
Il riferimento alla metamorfosi si unisce a quello spirituale degli angeli.
Un involucro che normalmente precede una trasformazione diventa così una sorgente luminosa.
Tubi or not tubi
Il titolo scelto da Pierre Charpin introduce immediatamente un elemento ironico.
Tubi or not tubi ripensa il lampadario attraverso una struttura a tre livelli sulla quale vengono disposti tubi di vetro soffiato colorato.
La forma viene ridotta a elementi essenziali.
Non cerca di imitare la complessità decorativa di un lampadario storico.
Lavora invece sulla ripetizione, sul colore e sul ritmo.
PAX eT BONUM e il riferimento a San Francesco
Tristano di Robilant parte da un riferimento completamente differente.
PAX eT BONUM rende omaggio a San Francesco d’Assisi nell’ottocentesimo anniversario della morte.
Le forme richiamano le corde e i nodi del saio francescano e sono realizzate con vetro soffiato in differenti tonalità di ambra.
L’opera dimostra quanto possa essere ampia la distanza tra i punti di partenza delle dodici installazioni.
Il lampadario può derivare da una struttura architettonica.
Da un tamburo.
Da un ponte.
Da un gesto.
Oppure da un simbolo religioso.
Taiko e il Giappone incontrano Murano
Bethan Laura Wood guarda invece al taiko, il tradizionale tamburo giapponese.
La collaborazione con GAMBARO&TAGLIAPIETRA permette di utilizzare alcune delle lavorazioni più caratteristiche del vetro muranese: murrine, filigrana, reticello e canne trasparenti e opache.
La forma appartiene a un immaginario esterno alla tradizione veneziana.
La materia e le tecniche arrivano invece direttamente da Murano.
È proprio in questo incontro che il progetto trova una delle proprie ragioni principali.
Anythink e il vetro incontra il LED
Con Anythink, Richard Meitner e Wave Murano Glass introducono direttamente la tecnologia contemporanea.
Il lampadario utilizza vetro opalino bianco soffiato insieme a un sistema LED programmabile.
La luce può cambiare colore.
L’opera modifica quindi il proprio aspetto nel tempo.
Una tecnica millenaria viene affiancata a uno strumento digitale, senza che una delle due componenti debba necessariamente prevalere sull’altra.
Halo tra vetro e metallo
Halo, realizzato da ISS Abate Zanetti ed Eros Raffael, parte invece dall’idea dell’alone luminoso.
Vetro e metallo costruiscono una struttura nella quale la sorgente luminosa sembra diffondersi oltre i limiti fisici dell’oggetto.
Anche qui il lampadario non è semplicemente qualcosa che sostiene una lampadina.
È l’intera forma a essere pensata attraverso il comportamento della luce.
Murano come laboratorio, non soltanto come tradizione
Uno degli aspetti più significativi del progetto è proprio il modo in cui presenta Murano.
Non soltanto come luogo nel quale vengono conservate tecniche antiche.
Ma come laboratorio capace di collaborare con artisti, architetti e designer contemporanei.
Ogni progetto richiede soluzioni differenti.
Forme nuove.
Combinazioni di materiali.
Adattamenti tecnici.
A volte persino elementi progettati in 3D o sistemi elettronici.
La tradizione rimane quindi viva perché continua a essere utilizzata per produrre qualcosa che prima non esisteva.
Il maestro vetraio entra nel processo creativo
Queste opere rendono particolarmente evidente anche un elemento che può essere dimenticato quando si parla di design.
Il progetto disegnato dall’artista deve diventare materia.
Il vetro deve essere scaldato.
Soffiato.
Tagliato.
Fuso.
Assemblato.
Raffreddato senza rompersi.
Il sapere del maestro non interviene quindi soltanto alla fine.
Determina ciò che è tecnicamente possibile e spesso contribuisce alla forma definitiva dell’opera.
Piazza San Marco diventa una galleria a cielo aperto
La scelta delle Procuratie Vecchie modifica completamente la relazione tra opere e pubblico.
Non è necessario entrare in una sala.
I lampadari fanno parte temporaneamente del percorso quotidiano attraverso Piazza San Marco.
Possono essere incontrati intenzionalmente.
Oppure per caso.
Di giorno il vetro permette di osservare con maggiore precisione materia, colori e struttura.
Quando la luce naturale diminuisce, cambia tutto.
Dopo il tramonto il vetro assume un’altra presenza
Un lampadario nasce per produrre luce.
Per questo le installazioni acquistano inevitabilmente una forza differente nelle ore serali.
Gli archi delle Procuratie diventano cornici.
Il fondo della piazza si scurisce.
I colori emergono.
Le trasparenze cambiano.
Quello che durante il giorno appare come un oggetto di vetro diventa gradualmente una presenza luminosa nello spazio urbano.
Una mostra che continua oltre The Venice Glass Week
È importante distinguere le due date.
La decima edizione di The Venice Glass Week si svolge dal 12 al 20 settembre 2026 a Venezia, Murano e Mestre.
Murano Illumina il Mondo apre invece il 13 settembre e rimane visibile fino al 1° novembre.
Il progetto diventa quindi anche una delle eredità più visibili del festival nelle settimane successive alla sua conclusione.