Murano Illumina il Mondo

- DATA INIZIO: 13/09/2026

- DATA FINE: 01/11/2026

- LUOGO: Procuratie Vecchie – porticato di Piazza San Marco - Venezia

- INDIRIZZO: Piazza San Marco, 30124 Venezia VE

- TEL: +39 041 2407711

- SITO WEB: theveniceglassweek.com

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Quarta edizione di Murano Illumina il Mondo, evento di punta della decima edizione di The Venice Glass Week. Le dodici installazioni luminose sono collocate sotto gli archi delle Procuratie Vecchie e costituiscono un percorso espositivo outdoor in Piazza San Marco. Non sono previsti orari di apertura propri di una sede museale; le opere sono visibili dal porticato e acquistano particolare evidenza dopo l’accensione serale. Ingresso al percorso outdoor: libero. Prenotazione: non richiesta. La mostra prosegue fino al 1° novembre, oltre la conclusione di The Venice Glass Week del 20 settembre.

- NOTE AGGIUNTIVE: Murano Illumina il Mondo presenta dodici nuovi lampadari site-specific realizzati attraverso la collaborazione tra artisti e designer internazionali, maestri vetrai e fornaci di Murano. Il progetto rilegge il lampadario veneziano come opera contemporanea e mette in relazione vetro, luce, architettura e sperimentazione progettuale nel porticato delle Procuratie Vecchie. Gli autori sono stati selezionati da un Comitato Scientifico composto da Rosa Barovier Mentasti, David Landau, Chiara Squarcina, Sarah Nichols, Jean-Luc Olivié, Luca Massimo Barbero e Giordana Naccari; il coordinamento della produzione è di Matteo Silverio.

Lampadario contemporaneo in vetro sotto il porticato per Murano Illumina il Mondo a Venezia
Murano Illumina il Mondo 2026, ph. Massimo Pistore

 

Dal 13 settembre al 1° novembre 2026, Murano Illumina il Mondo a Venezia trasforma il porticato delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco in una galleria a cielo aperto dedicata al vetro contemporaneo.

Giunto alla quarta edizione, il progetto è uno degli appuntamenti centrali di The Venice Glass Week 2026 e presenta dodici installazioni luminose inedite, nate dalla collaborazione tra artisti e designer internazionali e alcune delle realtà più rappresentative della produzione vetraria muranese.

Il protagonista rimane il lampadario, ma la sua forma tradizionale viene continuamente messa in discussione: può trasformarsi in struttura architettonica, scrittura luminosa, organismo, paesaggio, simbolo o dispositivo tecnologico.

Murano Illumina il Mondo: il lampadario diventa opera contemporanea

Il lampadario veneziano appartiene a una tradizione lunga secoli.

Bracci.

Pendenti.

Elementi floreali.

Trasparenze.

Colori.

Superfici capaci di moltiplicare la luce.

Murano Illumina il Mondo parte da questo patrimonio senza chiedere agli artisti di riprodurlo.

La sfida è esattamente opposta: reinterpretare uno degli oggetti più riconoscibili della cultura vetraria veneziana attraverso linguaggi contemporanei.

Ogni opera viene progettata appositamente per il porticato delle Procuratie Vecchie e realizzata grazie al confronto diretto con maestri e fornaci dell’isola.

Dodici opere sotto le Procuratie Vecchie

L’edizione 2026 riunisce dodici progetti differenti.

Arthur Duff lavora con Nicola Moretti e Stefano Bullo per Hand under hand.

Cerith Wyn Evans realizza G=A=R=L=A=N=D (Garland – a Vessel…) con Idea Murano e NEON Line.

La Norman Foster Foundation, insieme a Salviati, presenta Venetian Chandelier – Hydra.

Xavier Le Normand collabora con Componenti Donà per Julia.

AL_A, lo studio fondato da Amanda Levete, lavora con Yalos Murano per Ripple.

Seguono Felekşan Onar con Passaggi, Chiara Dynys con Angels save Venice, Pierre Charpin con Tubi or not tubi, Tristano di Robilant con PAX eT BONUM, Bethan Laura Wood con Taiko, Richard Meitner con Anythink e ISS Abate Zanetti con Eros Raffael con Halo.

Dodici interpretazioni che condividono il materiale, ma non necessariamente il linguaggio.

Hand under hand: la mano diventa luce

In Hand under hand, Arthur Duff utilizza diciannove lastre di vetro sovrapposte.

Ogni elemento riproduce la forma di una mano aperta.

Il gesto assume immediatamente un significato che va oltre la forma.

La mano è ciò che lavora il vetro.

Trasmette una tecnica.

Impara.

Ripete.

Corregge.

Insegna.

La successione delle mani diventa quindi anche un riferimento alla trasmissione del sapere artigianale tra generazioni.

Cerith Wyn Evans tra vetro, neon e linguaggio

Completamente diverso è G=A=R=L=A=N=D (Garland – a Vessel…).

Cerith Wyn Evans prende come riferimento i lampadari Rezzonico a forma di nave e introduce una ghirlanda di caratteri luminosi.

Gli ideogrammi giapponesi evocano stelle, onde, fiori e correnti.

La luce non serve quindi soltanto a illuminare il vetro.

Diventa scrittura.

L’opera mette insieme navigazione, linguaggio, memoria veneziana e cultura visiva contemporanea.

Norman Foster e una struttura quasi organica

La Norman Foster Foundation, con Salviati, propone Venetian Chandelier – Hydra.

Il lampadario è formato da una struttura di bracci organici che terminano in elementi luminosi soffiati.

La tradizione viene riconosciuta, ma la forma viene spinta verso un linguaggio architettonico contemporaneo.

Il vetro non è soltanto superficie decorativa.

Diventa elemento strutturale ed espressivo.

Ripple e il movimento dell’acqua

Con Ripple, AL_A e Yalos Murano lavorano invece sulla relazione tra vetro, luce e acqua.

Un grande disco in vetro colato presenta nervature concentriche che ricordano le increspature provocate da qualcosa che cade sulla superficie dell’acqua.

Il movimento è soltanto suggerito.

L’oggetto rimane immobile.

Sono riflessi e rifrazioni a costruire l’impressione di una superficie in trasformazione.

In una città come Venezia, il riferimento assume inevitabilmente un significato ulteriore.

L’acqua è contemporaneamente ambiente, infrastruttura, paesaggio e superficie riflettente.

I ponti veneziani diventano un lampadario

Anche Passaggi di Felekşan Onar nasce direttamente dalla città.

Gli elementi in vetro richiamano ponti e attraversamenti.

Ripetuti all’interno della struttura, costruiscono una sorta di paesaggio sospeso.

Venezia viene così riletta attraverso uno dei suoi elementi più quotidiani.

Il ponte serve per superare una separazione.

Collega due punti.

Permette il passaggio.

Nell’opera diventa anche simbolo dell’incontro tra luoghi e culture.

Angels save Venice e il bozzolo luminoso

Chiara Dynys collabora con Seguso Gianni per Angels save Venice.

La struttura ricorda un bozzolo ricoperto da ali in vetro colorato.

Quando la luce arriva dall’interno, le ali modificano completamente la percezione dell’oggetto.

Il riferimento alla metamorfosi si unisce a quello spirituale degli angeli.

Un involucro che normalmente precede una trasformazione diventa così una sorgente luminosa.

Tubi or not tubi

Il titolo scelto da Pierre Charpin introduce immediatamente un elemento ironico.

Tubi or not tubi ripensa il lampadario attraverso una struttura a tre livelli sulla quale vengono disposti tubi di vetro soffiato colorato.

La forma viene ridotta a elementi essenziali.

Non cerca di imitare la complessità decorativa di un lampadario storico.

Lavora invece sulla ripetizione, sul colore e sul ritmo.

PAX eT BONUM e il riferimento a San Francesco

Tristano di Robilant parte da un riferimento completamente differente.

PAX eT BONUM rende omaggio a San Francesco d’Assisi nell’ottocentesimo anniversario della morte.

Le forme richiamano le corde e i nodi del saio francescano e sono realizzate con vetro soffiato in differenti tonalità di ambra.

L’opera dimostra quanto possa essere ampia la distanza tra i punti di partenza delle dodici installazioni.

Il lampadario può derivare da una struttura architettonica.

Da un tamburo.

Da un ponte.

Da un gesto.

Oppure da un simbolo religioso.

Taiko e il Giappone incontrano Murano

Bethan Laura Wood guarda invece al taiko, il tradizionale tamburo giapponese.

La collaborazione con GAMBARO&TAGLIAPIETRA permette di utilizzare alcune delle lavorazioni più caratteristiche del vetro muranese: murrine, filigrana, reticello e canne trasparenti e opache.

La forma appartiene a un immaginario esterno alla tradizione veneziana.

La materia e le tecniche arrivano invece direttamente da Murano.

È proprio in questo incontro che il progetto trova una delle proprie ragioni principali.

Anythink e il vetro incontra il LED

Con Anythink, Richard Meitner e Wave Murano Glass introducono direttamente la tecnologia contemporanea.

Il lampadario utilizza vetro opalino bianco soffiato insieme a un sistema LED programmabile.

La luce può cambiare colore.

L’opera modifica quindi il proprio aspetto nel tempo.

Una tecnica millenaria viene affiancata a uno strumento digitale, senza che una delle due componenti debba necessariamente prevalere sull’altra.

Halo tra vetro e metallo

Halo, realizzato da ISS Abate Zanetti ed Eros Raffael, parte invece dall’idea dell’alone luminoso.

Vetro e metallo costruiscono una struttura nella quale la sorgente luminosa sembra diffondersi oltre i limiti fisici dell’oggetto.

Anche qui il lampadario non è semplicemente qualcosa che sostiene una lampadina.

È l’intera forma a essere pensata attraverso il comportamento della luce.

Murano come laboratorio, non soltanto come tradizione

Uno degli aspetti più significativi del progetto è proprio il modo in cui presenta Murano.

Non soltanto come luogo nel quale vengono conservate tecniche antiche.

Ma come laboratorio capace di collaborare con artisti, architetti e designer contemporanei.

Ogni progetto richiede soluzioni differenti.

Forme nuove.

Combinazioni di materiali.

Adattamenti tecnici.

A volte persino elementi progettati in 3D o sistemi elettronici.

La tradizione rimane quindi viva perché continua a essere utilizzata per produrre qualcosa che prima non esisteva.

Il maestro vetraio entra nel processo creativo

Queste opere rendono particolarmente evidente anche un elemento che può essere dimenticato quando si parla di design.

Il progetto disegnato dall’artista deve diventare materia.

Il vetro deve essere scaldato.

Soffiato.

Tagliato.

Fuso.

Assemblato.

Raffreddato senza rompersi.

Il sapere del maestro non interviene quindi soltanto alla fine.

Determina ciò che è tecnicamente possibile e spesso contribuisce alla forma definitiva dell’opera.

Piazza San Marco diventa una galleria a cielo aperto

La scelta delle Procuratie Vecchie modifica completamente la relazione tra opere e pubblico.

Non è necessario entrare in una sala.

I lampadari fanno parte temporaneamente del percorso quotidiano attraverso Piazza San Marco.

Possono essere incontrati intenzionalmente.

Oppure per caso.

Di giorno il vetro permette di osservare con maggiore precisione materia, colori e struttura.

Quando la luce naturale diminuisce, cambia tutto.

Dopo il tramonto il vetro assume un’altra presenza

Un lampadario nasce per produrre luce.

Per questo le installazioni acquistano inevitabilmente una forza differente nelle ore serali.

Gli archi delle Procuratie diventano cornici.

Il fondo della piazza si scurisce.

I colori emergono.

Le trasparenze cambiano.

Quello che durante il giorno appare come un oggetto di vetro diventa gradualmente una presenza luminosa nello spazio urbano.

Una mostra che continua oltre The Venice Glass Week

È importante distinguere le due date.

La decima edizione di The Venice Glass Week si svolge dal 12 al 20 settembre 2026 a Venezia, Murano e Mestre.

Murano Illumina il Mondo apre invece il 13 settembre e rimane visibile fino al 1° novembre.

Il progetto diventa quindi anche una delle eredità più visibili del festival nelle settimane successive alla sua conclusione.

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