Mimmo Di Laora. Signa in terris

- DATA INIZIO: 29/08/2026

- DATA FINE: 27/09/2026

- LUOGO: Palazzo Guido Ascanio Sforza - Proceno VT

- INDIRIZZO: Piazza della Libertà 1, 01020 Proceno VT

- TEL: +39 378 3080580

- SITO WEB: borgoproceno.it

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra personale di Mimmo Di Laora a cura di Antonio E.M. Giordano. Organizzazione: Cooperativa di Comunità Proceno. Inaugurazione sabato 29 agosto 2026 alle ore 18.30. Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e domenica 9.00-13.00; lunedì e sabato 15.00-19.00; martedì chiuso. Ingresso libero. Accessibilità: Palazzo Guido Ascanio Sforza è indicato dal portale ufficiale del borgo come accessibile.

- NOTE AGGIUNTIVE: Signa in terris costruisce un percorso tra installazione, scultura e incisione dedicato al viaggio, alla memoria e alla dimensione spirituale dell’esistenza. La Via Francigena e la storia di Proceno entrano direttamente nel progetto attraverso immagini ricorrenti come la chiocciola, il sale, la casa, la scala, l’angelo e la luna. Nello stesso periodo Palazzo Guido Ascanio Sforza ospita anche Armonie Cosmiche di Paolo Di Nozzi, sempre a cura di Antonio E.M. Giordano.

Locandina di Signa in terris di Mimmo Di Laora a Proceno e Armonie Cosmiche di Paolo Di Nozzi
La locandina riunisce le due personali di Mimmo Di Laora e Paolo Di Nozzi ospitate a Palazzo Guido Ascanio Sforza a Proceno.

 

Dal 29 agosto al 27 settembre 2026 Mimmo Di Laora a Proceno presenta Signa in terris nelle sale di Palazzo Guido Ascanio Sforza, in Piazza della Libertà 1.

Curata da Antonio E.M. Giordano, la personale mette in relazione materia, memoria e dimensione spirituale attraverso installazioni, sculture e incisioni costruite attorno all’idea del cammino. Non è casuale che il progetto trovi spazio proprio a Proceno, borgo della Tuscia situato lungo la Via Francigena e considerato la porta d’ingresso nel Lazio per chi arriva dalla Toscana.

Signa in terris e il segno lasciato dal passaggio

Il titolo Signa in terris richiama l’idea del segno lasciato sulla terra.

Un passaggio può essere temporaneo, ma non necessariamente privo di conseguenze. Chi attraversa un luogo modifica qualcosa, porta con sé una memoria e allo stesso tempo ne lascia una.

Nel lavoro di Di Laora questa dimensione del transito viene resa attraverso materiali e simboli capaci di collegare esperienza fisica e significato spirituale.

Il cammino non è quindi soltanto uno spostamento da un punto all’altro.

Può diventare una metafora dell’esistenza, fatta di soste, partenze, fatiche, incontri e continue trasformazioni.

Proceno e la Via Francigena entrano nella mostra

Il rapporto con il luogo è particolarmente importante.

Proceno è il primo borgo laziale lungo la Via Francigena per chi procede verso Roma provenendo dalla Toscana. Per secoli pellegrini, mercanti e viaggiatori hanno attraversato questo territorio, trasformando il passaggio in una parte importante della sua identità.

Di Laora costruisce il progetto proprio attorno alla figura del pellegrino-viandante.

Il visitatore viene così invitato a leggere le opere non come elementi isolati, ma come tappe di un percorso.

Materiali, forme e simboli rimandano continuamente alla possibilità di partire, fermarsi e riprendere il cammino.

Tracce di sale: il cammino diventa materia

Tra le installazioni presentate nella sezione A terra compare Tracce di sale.

L’opera utilizza chiocciole realizzate in carta lavorata a mano e sale.

La scelta del sale apre a significati differenti.

È una sostanza che conserva, ma richiama anche il corpo, la fatica e le lacrime. Storicamente ha rappresentato una risorsa preziosa e una forma di compenso, fino a essere indicato come “oro bianco”.

Nel contesto della mostra diventa soprattutto una traccia.

Come il pellegrino lascia il segno del proprio passaggio lungo una strada, le forme costruite da Di Laora suggeriscono un movimento lento, fisico e insieme interiore.

La chiocciola come immagine del viaggio

La chiocciola compare più volte nella ricerca presentata a Proceno.

È un animale che porta con sé la propria casa.

Proprio questa caratteristica rende la sua forma particolarmente adatta a un progetto dedicato al viaggio e alla condizione del viandante.

Spostarsi non significa necessariamente perdere ogni appartenenza.

Qualcosa continua a essere trasportato: ricordi, esperienze, abitudini e immagini dei luoghi dai quali proveniamo.

La spirale della chiocciola introduce inoltre un movimento che non procede semplicemente in linea retta.

Il viaggio può tornare sui propri passi, avvicinarsi e allontanarsi dal centro, cambiare direzione.

Accoglienza e il luogo della sosta

La seconda installazione della sezione A terra si intitola Accoglienza.

Realizzata con legno, colore e carta lucida con impronte, misura circa 250 × 400 centimetri e riprende ancora una volta la struttura della chiocciola.

Qui, però, il visitatore può entrare fisicamente nell’opera.

Un cerchio di sedute costruisce un luogo dedicato alla sosta e all’ascolto.

Il movimento si interrompe.

Dopo il cammino arriva il momento nel quale fermarsi, incontrare qualcuno o semplicemente concedere al corpo il tempo di riposare.

L’accoglienza diventa quindi una parte essenziale del viaggio, non il suo contrario.

Un’opera che chiede la presenza del visitatore

La possibilità di entrare nell’installazione modifica anche il rapporto tradizionale tra pubblico e opera.

Non si osserva soltanto qualcosa collocato davanti a noi.

Il corpo del visitatore viene coinvolto direttamente nello spazio costruito dall’artista.

Sedersi, attraversare o sostare significa completare temporaneamente l’opera.

La dimensione del pellegrinaggio diventa così esperienza concreta: chi visita Signa in terris non guarda soltanto il percorso di qualcun altro, ma viene invitato a riconoscere la propria presenza dentro il cammino.

Dalla terra verso l’alto

La mostra costruisce anche un movimento verticale.

Alla dimensione di A terra risponde quella indicata come In alto.

Il passaggio modifica inevitabilmente il significato delle opere.

La terra richiama la materia, il corpo, la fatica e il percorso fisico.

Salire introduce invece altre associazioni: aspirazione, trascendenza, cielo e possibilità di oltrepassare ciò che appartiene alla dimensione immediatamente visibile.

Il viaggio diventa quindi anche movimento tra microcosmo e macrocosmo.

Nel mio respiro un angelo

In questa parte del percorso compare Nel mio respiro un angelo, opera del 1996 realizzata in resina nera e foglia d’oro.

La figura dell’angelo occupa un posto significativo nella ricerca di Di Laora.

Non è però necessariamente una presenza religiosa nel senso più tradizionale.

Nell’opera l’angelo viene ricondotto alla figura stessa dell’artista, rappresentato con tavolozza e pennelli.

Il riferimento dichiarato è alla poesia Angelo di fuliggine di Eugenio Montale.

La figura diventa così un possibile collegamento tra dimensione quotidiana e tensione verso qualcosa che la supera.

Tra microcosmo e macrocosmo

La mostra insiste continuamente sulla relazione tra ciò che è vicino e ciò che appare lontano.

Un corpo, una chiocciola, una traccia di sale o un oggetto domestico appartengono alla dimensione concreta del vivere.

La luna, l’angelo e il cielo aprono invece verso uno spazio molto più ampio.

Di Laora mette questi elementi nello stesso racconto.

Il microcosmo dell’esperienza individuale non viene separato dal macrocosmo.

Il viaggio di una singola persona può diventare immagine di domande che riguardano il tempo, l’esistenza e il rapporto tra ciò che possiamo toccare e ciò che rimane inevitabilmente fuori dalla nostra portata.

In terris, l’angelo torna verso la terra

Anche In terris (Angelo sul globo) utilizza la figura angelica.

La scultura è realizzata in carta lavorata a mano.

È interessante che una figura associata tradizionalmente alla dimensione celeste venga ricondotta nel titolo proprio alla terra.

L’alto e il basso smettono quindi di essere due mondi completamente separati.

L’angelo può guardare verso il cielo, ma continua a esistere dentro una materia fragile e concreta.

È una tensione che attraversa buona parte del progetto.

Emi-grato e la memoria personale

Tra le opere che completano il percorso figura Emi-grato.

Una sagoma maschile viene collocata sul pavimento, mentre sulla parete compaiono elementi come la casa, il Vesuvio, la scala, l’albero e la luna.

La composizione mette insieme frammenti che possono essere letti anche attraverso la biografia dell’artista.

Mimmo Di Laora è nato nel Casertano nel 1955 e nel corso della propria vita ha attraversato luoghi differenti.

Il riferimento alla casa e al Vesuvio introduce quindi una memoria meridionale che, all’interno della mostra, viene trasformata in un’immagine più ampia dello spostamento e dell’appartenenza.

Emigrare significa portare con sé una casa

Il titolo Emi-grato contiene già un gioco linguistico.

All’interno della parola “emigrato” sembra aprirsi una pausa.

L’allontanamento da un luogo può essere necessario, desiderato o doloroso, ma non cancella automaticamente ciò che viene lasciato.

La casa continua a esistere nella memoria.

Il paesaggio d’origine può rimanere una presenza anche quando è geograficamente lontano.

Il viaggio individuale si collega così a quello del pellegrino evocato dalle altre opere.

Cambiano le ragioni dello spostamento, ma rimane la necessità di ridefinire continuamente il rapporto tra luogo di partenza e luogo di arrivo.

Simboli che ritornano nella ricerca di Mimmo Di Laora

Scale, case, luna, barche, dadi, animali e figure sospese fanno parte da tempo del repertorio visivo dell’artista.

Non funzionano come simboli dotati di un significato unico e definitivo.

Tornano in contesti differenti e si modificano attraverso le relazioni che stabiliscono con le altre forme.

La scala, per esempio, può indicare un passaggio tra dimensioni diverse.

La casa può essere rifugio oppure memoria.

La luna introduce distanza e desiderio.

La forza di questi elementi risiede proprio nella possibilità di costruire associazioni senza chiuderle in una sola interpretazione.

Dalla pittura alla scultura e all’installazione

La ricerca di Mimmo Di Laora attraversa numerosi linguaggi.

L’artista si è formato all’Istituto d’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Napoli e ha sviluppato una lunga attività didattica, insegnando Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera e Discipline Pittoriche in licei artistici di Toscana, Sardegna e Lazio.

Pittura, incisione, scultura, installazione e tecniche miste non costituiscono però percorsi completamente autonomi.

A collegarli rimane una ricerca fortemente narrativa e simbolica.

Il materiale cambia, ma molte domande ritornano.

La materia come parte del significato

Carta, sale, legno, resina, foglia d’oro: in Signa in terris i materiali non sono semplicemente supporti.

Ognuno porta con sé caratteristiche e associazioni.

La carta è fragile, può essere piegata e trasformata.

Il sale si dissolve ma conserva.

Il legno richiama una dimensione fisica e quotidiana.

L’oro introduce un valore simbolico completamente differente.

Metterli insieme significa costruire l’opera anche attraverso ciò che i materiali suggeriscono prima ancora di assumere una forma riconoscibile.

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