
Fonte immagine https://www.michelacattaistudio.it/
Dall’11 al 20 settembre 2026, nello Studio Michela Cattai di Campiello dei Callegheri, a Venezia, la mostra Contemporary Materia presenta un nuovo sviluppo della ricerca con cui l’artista indaga le possibilità espressive e scultoree del vetro.
Inserito nel programma di The Venice Glass Week 2026, il progetto riprende alcuni dei temi affrontati con ArcheoMateria, presentata nel 2025 al Museo Archeologico Nazionale di Venezia, per portarli verso configurazioni nelle quali materia, vuoto e luce acquistano un peso ancora più evidente.
Contemporary Materia: il vetro oltre la superficie
Il titolo indica già il centro della ricerca.
La materia non viene considerata soltanto come qualcosa da modellare fino a raggiungere una forma conclusa.
Diventa il luogo nel quale si sedimentano trasformazioni, tensioni, memoria e tempo.
Nelle nuove opere di Michela Cattai la massa vitrea non viene infatti presentata come una superficie perfettamente continua.
Viene attraversata da inclusioni realizzate a caldo, aperture e cavità che ne interrompono l’uniformità e costringono lo sguardo ad andare oltre ciò che appare immediatamente visibile.
Il vuoto entra nella forma
Uno degli elementi più significativi di Contemporary Materia è proprio il rapporto con il vuoto.
In una scultura si tende spesso a osservare principalmente ciò che è pieno: la materia che occupa lo spazio.
Qui accade qualcosa di diverso.
Aperture e cavità diventano elementi costitutivi dell’opera.
Non sono semplicemente parti mancanti.
Partecipano alla costruzione della forma.
Il vuoto permette alla luce di attraversare il vetro, crea profondità e modifica il rapporto tra superficie esterna e spazio interno.
Una materia che cambia continuamente
Il vetro presenta una condizione quasi paradossale.
Quando è freddo appare rigido, stabile, immobile.
Durante la lavorazione, invece, il calore lo trasforma in una materia capace di modificarsi profondamente.
È proprio in questo passaggio che si concentra gran parte della ricerca di Michela Cattai.
La forma non viene semplicemente imposta dall’esterno.
Nasce dal confronto tra intenzione artistica e comportamento fisico del materiale.
Temperatura, densità, gravità e tempi di raffreddamento diventano parte stessa del processo creativo.
Dalla pittura alla scultura
La formazione di Michela Cattai aiuta a comprendere questa attenzione per superficie e profondità.
L’artista si è formata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia e ha successivamente approfondito il Glass Design.
Il suo lavoro si colloca oggi in un territorio nel quale pittura e scultura tendono continuamente a incontrarsi.
Colore e trasparenza appartengono al linguaggio pittorico.
Volume, materia e spazio appartengono invece alla scultura.
Nel vetro queste due dimensioni possono convivere nello stesso oggetto.
Quando il colore acquista profondità
In una tela il colore si dispone principalmente sulla superficie.
Nel vetro può invece penetrare nello spessore.
Può sovrapporsi.
Può diventare più intenso in alcuni punti e quasi scomparire in altri.
La luce attraversa questi strati e modifica continuamente ciò che il visitatore percepisce.
Per questo un’opera in vetro non si esaurisce necessariamente in una visione frontale.
Cambiare posizione significa spesso vedere un’opera differente.
ArcheoMateria, il punto di partenza
Contemporary Materia nasce come sviluppo della ricerca iniziata con ArcheoMateria, progetto presentato nel 2025 al Museo Archeologico Nazionale di Venezia.
In quell’occasione le opere contemporanee in vetro entravano in relazione con la statuaria e con la dimensione storica del museo.
Il confronto metteva in evidenza una domanda fondamentale: in che modo una materia contemporanea può contenere memoria?
Il sito dell’artista descrive ArcheoMateria come una ricerca nella quale sperimentazione e inclusioni nel vetro stratificano la memoria all’interno della materia, mettendo in relazione tempo, luce e forme della statuaria classica.
Dalla memoria alla trasformazione
Nella nuova mostra il punto di partenza rimane, ma cambia l’accento.
La memoria non viene più soltanto stratificata nella massa vitrea.
La materia stessa sembra aprirsi.
Le cavità introducono un elemento di instabilità e trasformazione.
Ciò che prima poteva essere percepito come un corpo compatto comincia a diventare una struttura attraversabile dallo sguardo.
Dentro e fuori non sono più separati
Una cavità modifica radicalmente il modo in cui una scultura viene percepita.
Crea un interno.
Ma quell’interno può diventare visibile dall’esterno.
Il confine tra le due dimensioni perde quindi rigidità.
La luce entra nello spazio vuoto e ne rivela i margini.
L’ombra restituisce profondità.
La trasparenza permette di vedere simultaneamente livelli differenti.
Contemporary Materia utilizza proprio queste condizioni per mettere in discussione l’idea della scultura come volume chiuso.
La luce costruisce l’opera insieme al vetro
Nel lavoro con il vetro la luce non è semplicemente illuminazione.
È un elemento strutturale.
Può attraversare una parte dell’opera e fermarsi davanti a un’altra.
Può generare riflessi.
Può accentuare un’inclusione oppure renderla quasi invisibile.
La stessa scultura cambia durante la giornata e a seconda dell’ambiente nel quale viene collocata.
L’opera non possiede quindi una sola immagine definitiva.
La materia conserva il gesto
La lavorazione a caldo impone tempi molto precisi.
Quando il vetro raggiunge la temperatura adatta deve essere modellato prima che perda la propria plasticità.
Il gesto deve quindi essere deciso, ma allo stesso tempo capace di adattarsi alla risposta del materiale.
Una volta raffreddato, ciò che è accaduto durante quel breve intervallo rimane incorporato nell’opera.
Una torsione, una cavità o una variazione di spessore diventano la traccia permanente di un momento di trasformazione.
Le inclusioni rompono l’uniformità
Le inclusioni realizzate a caldo rappresentano un altro elemento centrale della nuova ricerca.
Interrompono la continuità della massa vitrea.
Creano punti di tensione.
Lo sguardo incontra qualcosa che modifica il ritmo della superficie e ne impedisce una lettura uniforme.
Non si tratta necessariamente di decorazione.
L’inclusione diventa un elemento strutturale capace di modificare il rapporto tra pieno, trasparenza e profondità.
Il vetro come materia della memoria
La trasparenza potrebbe far pensare a una materia priva di memoria.
Qualcosa attraverso cui lo sguardo passa senza incontrare ostacoli.
La ricerca di Michela Cattai sembra muoversi nella direzione opposta.
Il vetro può conservare strati.
Può imprigionare tracce.
Può rendere visibile ciò che si trova al proprio interno.
La memoria non è quindi collocata dietro la materia.
È dentro la materia stessa.
L’essenzialità della nuova ricerca
Rispetto a lavori nei quali colore e forma possono assumere una presenza più evidente, Contemporary Materia spinge la ricerca verso una dimensione descritta come sempre più essenziale e scultorea.
Ridurre non significa però semplificare.
Al contrario.
Quando scompaiono elementi secondari, ogni variazione di superficie acquista maggiore importanza.
Una cavità diventa decisiva.
Un’inclusione modifica l’intero equilibrio.
Una variazione della luce può cambiare la percezione dell’opera.
La tradizione muranese come conoscenza
Il rapporto di Michela Cattai con il vetro si sviluppa all’interno di una tradizione veneziana e muranese lunga secoli.
Ma utilizzare tecniche storiche non significa necessariamente ripetere forme del passato.
La conoscenza artigianale diventa uno strumento.
Sapere come reagisce la materia permette di spingerla verso risultati nuovi.
L’artista ha utilizzato nel corso della propria ricerca procedimenti legati alla tradizione muranese, tra cui filigrana, iridescenza, incisione e lavorazioni della superficie.
Il sapere tecnico rende possibile la sperimentazione
Nel vetro, innovazione e tecnica sono difficili da separare.
Sperimentare senza conoscere il materiale può produrre soltanto risultati casuali.
Conoscere temperatura, tensioni e processi di raffreddamento permette invece di utilizzare l’imprevisto in maniera consapevole.
L’opera nasce così dall’equilibrio tra controllo e trasformazione.
Una ricerca legata a Venezia
Michela Cattai lavora tra Milano e Venezia, ma il rapporto con la città lagunare attraversa profondamente la sua produzione.
La serie Canneto, per esempio, nasce dall’osservazione dei canneti e dei paesaggi della laguna.
In quelle opere colore, superfici e forme traducono nel vetro immagini di acqua, cielo, riflessi e vegetazione.
Anche quando il paesaggio non appare direttamente, Venezia continua quindi a essere presente attraverso luce e materia.
Dalla natura alla materia pura
Con Contemporary Materia questo riferimento sembra diventare meno descrittivo.
Non è più necessario riconoscere una pianta o un paesaggio.
L’attenzione si concentra sul comportamento stesso della materia.
Il vetro non rappresenta necessariamente qualcosa.
Diventa il soggetto.
Studio Michela Cattai a Venezia
La mostra è ospitata nello Studio Michela Cattai, in Campiello dei Callegheri 2568, nel sestiere di San Marco.
La scelta dello studio rende particolarmente diretto il rapporto tra opere e luogo di ricerca.
Non si entra soltanto in uno spazio espositivo.
Si entra nel contesto nel quale il linguaggio dell’artista viene presentato e sviluppato.
Per The Venice Glass Week la sede è classificata come galleria, showroom e spazio commerciale.
The Venice Glass Week 2026
Contemporary Materia accompagna la decima edizione di The Venice Glass Week, in programma dal 12 al 20 settembre 2026 tra Venezia, Murano e Mestre.
Nato nel 2017, il festival internazionale è dedicato alla promozione dell’arte del vetro e quest’anno riunisce più di duecento appuntamenti distribuiti sul territorio.
La mostra di Michela Cattai apre già l’11 settembre e prosegue per l’intera durata del festival.