Perle di Luce

- DATA INIZIO: 10/09/2026

- DATA FINE: 20/09/2026

- LUOGO: Bottega Cini - Venezia

- INDIRIZZO: Dorsoduro 862, 30123 Venezia VE

- TEL: +39 370 3622439

- SITO WEB: bottegacini.it

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra fotografica di Mattia Gaido realizzata in collaborazione con il Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane (CPVV). Perle di luce è visitabile dal 10 al 20 settembre 2026 e partecipa, dal 12 al 20 settembre, alla decima edizione di The Venice Glass Week e al programma collegato a Homo Faber 2026. Orari della mostra: tutti i giorni 10.00-18.00. Ingresso gratuito. Prenotazione non richiesta per la visita ordinaria. Martedì 15 settembre, 15.00-17.30: workshop di creazione di fiori di perle con Holly Parr, su prenotazione. Venerdì 18 settembre dalle 17.00: Perle di Luce racconta, con incontro con Mattia Gaido e gli artigiani, dimostrazioni e approfondimenti. Domenica 20 settembre: visite guidate con il fotografo e il Comitato CPVV. Accessibilità: l’appuntamento inserito nel programma di Homo Faber è indicato come accessibile. Contatto della sede: info@bottegacini.it.

- NOTE AGGIUNTIVE: Perle di luce è un progetto fotografico avviato da Mattia Gaido nel 2018 e dedicato all’arte delle perle di vetro veneziane. Attraverso ritratti, gesti di lavorazione, ambienti, strumenti e materiali, il fotografo racconta non soltanto la produzione delle perle, ma soprattutto la comunità che continua a custodirne e trasmetterne il sapere. L’arte delle perle di vetro è iscritta dal 2020 nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO.

Mattia Gaido a Venezia con Perle di luce

 

Lavorazione di una perla di vetro alla fiamma, fotografata per il progetto di Mattia Gaido a Venezia
Foto Mattia Gaido – Nascita di una perla Fonte immagine https://theveniceglassweek.com/

 

Dal 10 al 20 settembre 2026 Mattia Gaido a Venezia presenta Perle di luce a Bottega Cini, progetto fotografico dedicato all’antica arte delle perle di vetro veneziane e alle persone che ancora oggi ne mantengono vivi gesti, tecniche e memoria.

Realizzata in collaborazione con il Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane (CPVV), la mostra entra dal 12 settembre nel programma della decima edizione di The Venice Glass Week, festival internazionale dedicato all’arte del vetro, e negli appuntamenti collegati a Homo Faber 2026.

Perle di luce, un racconto iniziato nel 2018

Perle di luce non nasce come un reportage realizzato nell’arco di pochi giorni.

Mattia Gaido lavora al progetto dal 2018, seguendo nel tempo l’universo della perla veneziana e costruendo un archivio visivo dedicato ai luoghi, alle persone e alle lavorazioni che ne definiscono l’identità.

Il percorso si muove lungo due direzioni complementari: da una parte l’osservazione ravvicinata dei gesti degli artigiani e del processo attraverso cui nasce una perla; dall’altra il contesto ambientale, storico e culturale nel quale questa pratica continua a esistere.

La fotografia diventa così uno strumento per documentare un sapere, ma anche per raccontare chi quel sapere lo porta avanti.

Prima della perla ci sono mani, fuoco e materia

Una perla di vetro è un oggetto piccolo.

La sua realizzazione, però, contiene una quantità di conoscenze che difficilmente possono essere comprese osservando soltanto il risultato finale.

Occorrono controllo della temperatura, conoscenza del materiale, precisione del gesto ed esperienza.

Nel riconoscere ufficialmente The art of glass beads, l’UNESCO sottolinea proprio il rapporto tra conoscenza del vetro, padronanza del fuoco, strumenti specifici e tecniche tramandate all’interno delle comunità.

Le fotografie di Gaido riportano l’attenzione su questa dimensione concreta.

La perla non appare semplicemente come oggetto decorativo, ma come risultato di una sequenza di azioni e competenze.

L’arte delle perle di vetro è patrimonio UNESCO

Nel 2020 l’arte delle perle di vetro di Italia e Francia è stata iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO.

Il riconoscimento non riguarda una singola tipologia di oggetto o un marchio commerciale.

Riguarda soprattutto un patrimonio di conoscenze e abilità condivise dalle comunità che praticano e trasmettono questa arte.

Per Venezia il riconoscimento assume un valore particolare.

Le perle di vetro fanno parte di una storia produttiva e commerciale che per secoli ha collegato la laguna ad altre regioni del mondo, trasformando un oggetto di piccole dimensioni in una testimonianza di scambi, relazioni e conoscenze tecniche.

Perle a lume e perle da canna

L’UNESCO distingue, per la tradizione italiana, due grandi modalità produttive.

Le perle a lume vengono realizzate lavorando il vetro attraverso la fiamma.

Le perle da canna nascono invece dal taglio di canne cave di vetro, successivamente sottoposte a processi di arrotondamento e finitura.

Dietro questa distinzione esiste però una varietà molto più ampia di tecniche, specializzazioni e linguaggi.

Ogni fase richiede competenze precise e ogni artigiano sviluppa nel tempo una relazione personale con materia, strumenti e colore.

È questo insieme di conoscenze che Perle di luce cerca di rendere visibile.

Fotografare il gesto prima dell’oggetto

Una parte fondamentale della ricerca di Mattia Gaido è dedicata proprio al gesto.

Le mani che lavorano, gli strumenti, la fiamma, le canne di vetro e gli ambienti nei quali avviene la produzione diventano soggetti fotografici.

L’attenzione si sposta quindi dal prodotto terminato al processo che lo rende possibile.

In questo modo le immagini raccontano anche qualcosa che rischia di diventare invisibile quando l’artigianato viene osservato soltanto attraverso ciò che arriva nelle vetrine o nei negozi.

Dietro ogni oggetto esiste un tempo di lavorazione.

E dietro quel tempo esiste una persona.

I ritratti degli artigiani

Il file di partenza descrive correttamente la mostra come un percorso composto anche da ritratti dei praticanti dell’arte delle perle, immagini dei loro ambienti di lavoro, dei materiali e delle opere realizzate.

Questa componente è importante perché impedisce alla mostra di trasformarsi in un semplice repertorio tecnico.

Il patrimonio immateriale non appartiene infatti soltanto alle tecniche.

Appartiene alle persone che le conoscono, le utilizzano e le insegnano.

La fotografia permette di restituire volti e individualità a una tradizione che altrimenti rischierebbe di essere raccontata soltanto attraverso categorie generiche come “artigianato veneziano”.

Una comunità prima ancora di una tradizione

Il Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane rappresenta una comunità composta da perlere e perlai, impiraresse e infilatori, maestri e molatori e lavora per proteggere e trasmettere conoscenze, memorie e linguaggi legati a questa pratica.

Il CPVV ha inoltre partecipato, insieme all’Association des Perliers d’Art de France, al percorso che ha condotto alla candidatura internazionale riconosciuta dall’UNESCO nel 2020.

Perle di luce nasce proprio dal confronto con questa comunità.

Il fotografo non osserva quindi un mestiere dall’esterno, ma costruisce progressivamente un racconto attraverso relazioni e incontri.

Le impiraresse e l’arte dell’infilatura

Tra le figure più legate alla storia veneziana della perla ci sono le impiraresse, tradizionalmente impegnate nell’infilatura delle piccole perle di vetro.

Il loro lavoro richiedeva rapidità, precisione ed esperienza ed è diventato nel tempo una delle immagini più riconoscibili di questa cultura artigianale.

Nel programma collegato alla mostra questa memoria non viene trattata soltanto come qualcosa appartenente al passato.

Dimostrazioni e incontri riportano concretamente davanti al pubblico i procedimenti attraverso cui le perle vengono lavorate e assemblate.

La conteria, piccola soltanto nelle dimensioni

Uno dei nuclei fotografici del progetto riguarda anche la conteria, la minuscola perla di vetro prodotta attraverso la lavorazione della canna.

Le dimensioni possono essere minime, ma la sua storia è tutt’altro che marginale.

Le conterie veneziane hanno viaggiato per secoli lungo rotte commerciali internazionali e sono state utilizzate in contesti culturali molto diversi.

Per Gaido diventano un punto dal quale osservare contemporaneamente Venezia e il mondo.

Una piccola unità di vetro può contenere la memoria di manifatture, commerci, persone e territori lontani.

Murano oltre l’immagine turistica

Il progetto permette anche di guardare Murano al di là della sua immagine più immediatamente riconoscibile.

Il vetro veneziano viene spesso associato a vetrine, fornaci spettacolari e oggetti preziosi.

Perle di luce riporta invece l’attenzione sulla dimensione quotidiana della produzione.

Ci sono laboratori, strumenti, ambienti trasformati dal tempo e luoghi nei quali la storia industriale dell’isola ha lasciato tracce.

Il paesaggio entra così nel racconto insieme alle persone.

Una tradizione può sopravvivere soltanto se viene trasmessa

Essere riconosciuti dall’UNESCO non significa che un sapere sia automaticamente al sicuro.

Il patrimonio immateriale continua a esistere soltanto quando qualcuno lo pratica e qualcun altro lo apprende.

Per questo la trasmissione rappresenta uno dei temi fondamentali del progetto.

L’UNESCO sottolinea come l’arte delle perle di vetro sia legata alla condivisione di conoscenze, abilità manuali e pratiche sociali.

Fotografare questa realtà significa anche costruire una memoria utile per il futuro.

Perle di luce tra fotografia e salvaguardia

La mostra non pretende naturalmente di sostituire la trasmissione diretta delle tecniche.

Una fotografia non può insegnare da sola come governare una fiamma o lavorare correttamente il vetro.

Può però mostrare quanto sapere esista dentro un gesto che, a un osservatore inesperto, potrebbe sembrare semplice.

Può registrare un ambiente prima che cambi.

Può conservare il volto di chi ha dedicato una parte della propria vita a una pratica.

E può soprattutto generare curiosità verso una tradizione che ha bisogno di essere conosciuta per continuare a essere riconosciuta come parte viva della città.

Mattia Gaido e la fotografia documentaria

Nato nel 1994, Mattia Gaido ha sviluppato la propria ricerca tra fotografia documentaria, arti performative e progetti dedicati al rapporto tra persone, luoghi e creatività.

Si è formato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e ha approfondito la fotografia anche attraverso esperienze dedicate al visual storytelling.

Nella sua ricerca documentaria il tempo lungo assume un ruolo importante: Perle di luce, iniziato nel 2018 e ancora in corso, ne è uno degli esempi più evidenti.

Un progetto che arriva alla prima presentazione pubblica

Bottega Cini definisce l’appuntamento del settembre 2026 come la prima presentazione pubblica del progetto.

La mostra era stata anticipata durante Art Night Venezia del 20 giugno con una selezione di fotografie e dimostrazioni dedicate alla lavorazione delle perle.

A settembre il lavoro assume invece una forma più articolata e viene accompagnato da incontri, workshop e dimostrazioni.

L’esposizione non rimane quindi isolata dalle pratiche che racconta.

Le fotografie diventano il punto di partenza per incontrare direttamente chi continua a lavorare con le perle veneziane.

Un workshop dedicato ai fiori di perle

Martedì 15 settembre, dalle 15.00 alle 17.30, il programma prevede un workshop con Holly Parr, artista specializzata nella creazione di fiori attraverso le perle.

L’appuntamento richiede prenotazione e si inserisce in un progetto collettivo dedicato alla vegetazione della laguna veneziana.

Le forme botaniche diventano così un altro modo per mettere in relazione arte della perla, natura e resilienza.

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