Un grande impatto emotivo per i visitatori della mostra di Massimiliano Gottardi a Londra
Galleria Alice Amati di Londra ospita la mostra MASSIMILIANO GOTTARDI. Zero, aperta al pubblico fino al 28 febbraio

Alice Amati è una galleria d’arte contemporanea fondata a Londra nel giugno 2023.
La galleria si impegna a promuovere gli artisti nelle prime fasi della loro carriera, offrendo spesso l’opportunità di organizzare la loro prima mostra personale in città e un contesto di supporto per l’esplorazione artistica e lo sviluppo della carriera.
Venerdì 23 gennaio 2026 la galleria ha inaugurato Zero, la prima mostra personale dell’artista italiano Massimiliano Gottardi (1989), residente a Londra.
Gottardi riflette sul fatto che la fortuna, benevola o ostile che sia, ha sempre permeato la vita umana come una forza ambigua: un principio che sfugge al controllo; un capriccio che sfiora i nostri gesti, guida svolte inaspettate, infiltrandosi nei rituali e nelle strutture invisibili con cui le società cercano di domare l’incertezza
Nel lancio delle sorti, il mistero continua a brillare: le opere di Gottardi catturano questa scintilla, dispiegando una narrazione segnata da un’ironia corrosiva e da un’immaginazione visionaria.
Da qui il titolo della mostra, Zero, che suggerisce un reset concettuale che rispecchia il terreno instabile del caso stesso e, in quanto numero dell’assenza, diventa simbolo di vuoto primordiale e di nuovi inizi.
Con questa visione del mondo Gottardi crea due scenari interconnessi tra i piani della galleria, dove le sue opere abitano lo spazio come rovine di una credenza collettiva, frammenti di un linguaggio simbolico spaccato che invoca nuovi significati.
Al piano terra, una costellazione di segni e rimandi si dispiega attraverso sculture che agiscono come oggetti disfunzionali per un rituale sconosciuto.
Oscillando tra accesso e proibizione, le opere coinvolgono lo spettatore come se fossero enigmi, generando attorno a sé uno spazio contemplativo e immaginario dove l’ordinario si incrina, rivelando i modi in cui rituali e abitudini possono custodire – o tradire – le nostre speranze.
Lungo le pareti, grafie asemiche tracciano resti distorti di forme, schemi, caselle da spuntare, loghi reinventati come icone contemporanee – frammenti di scartoffie quotidiane e giochi del lotto mescolati e riorganizzati in un alfabeto di presagi.

Il paesaggio della fortuna si sposta al piano inferiore della galleria, immergendosi nell’oscurità di un mondo acquatico.
Oggetti di uso quotidiano annegano nell’ottimismo di un bicchiere mezzo pieno; specchi rotti, posate, cimeli domestici galleggiano o si depositano sul fondo di un acquario, come avanzi di desideri e festeggiamenti, un after-party.
Così, elementi domestici, materiali transitori, dettagli ricodificati da contesti reali diventano strumenti per evocare stati di anticipazione, precarietà, desiderio o fallimento.
Una mostra dal grande impatto emotivo.