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ToggleMario Alimede a Piavon di Oderzo con Uno scrigno di storie

Misure matrice (H x B) mm 370×290 –
Esemplare 4/10
Tiratura dell’opera conosciuta 10 soggetti
Dalla collezione Raccolta Stampe Sartori
Fonte immagine: https://raccoltastampesartori.it/
Dal 30 agosto al 4 ottobre 2026 Mario Alimede a Piavon di Oderzo è protagonista negli spazi di Cà Lozzio Incontri, in Via Maggiore di Piavon 23, con la mostra personale Uno scrigno di storie.
L’esposizione inaugura domenica 30 agosto alle ore 11.00, con un intervento critico di Paolo Venti e la direzione artistica di Lorena Gava, e porta nuovamente al centro una ricerca costruita nell’arco di oltre cinquant’anni tra pittura, grafica, incisione e sperimentazione digitale.
Uno scrigno di storie e il segno di Mario Alimede
Il titolo Uno scrigno di storie suggerisce già una pluralità.
Nel lavoro di Mario Alimede il segno non rimane infatti una semplice componente formale. Può diventare traccia, ritmo, scrittura, memoria di un passaggio e punto dal quale l’immagine comincia a costruire nuove associazioni.
È lo stesso artista a indicare nel segno una parte essenziale della propria ricerca: una trama narrativa capace di modificarsi continuamente e di accompagnare emozioni, pensieri e momenti differenti del percorso creativo.
Dalla pittura alla grafica
Mario Alimede nasce a Riva del Garda, in provincia di Trento, nel 1949 e comincia a dipingere giovanissimo.
L’interesse per la grafica lo porta successivamente a Venezia, dove frequenta la Scuola Internazionale di Grafica e approfondisce tecniche sperimentali e contemporanee con Nicola Sene e Riccardo Licata.
La sua attività espositiva prende avvio nel 1971 e si sviluppa negli anni attraverso mostre personali e collettive in Italia e all’estero.
L’incisione come linguaggio
L’incisione occupa un posto particolarmente importante nel percorso dell’artista.
Puntasecca, calcografia e procedimenti sperimentali permettono ad Alimede di lavorare sulla forza della linea e sul rapporto tra gesto e superficie.
Il catalogo dell’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei documenta una produzione recente nella quale alle tecniche tradizionali si affiancano abrasioni, strappi e combinazioni sperimentali. Opere come Le parole mai dette, Blue furlan, Ideogrammi e Let the Nature breathe mostrano come la ricerca continui a muoversi tra controllo del procedimento e libertà del segno.
Quando il segno diventa racconto
Nel lavoro grafico di Alimede non è sempre necessario riconoscere immediatamente una figura.
Linee e forme possono suggerire percorsi differenti a seconda di chi osserva.
È proprio questa apertura a rendere l’incisione qualcosa di più di una costruzione tecnica. L’immagine non consegna necessariamente una lettura già stabilita: invita chi guarda a creare collegamenti, riconoscere tensioni e attribuire un significato personale alla trama dei segni.
Uno scrigno di storie può essere letto anche da questa prospettiva: non una sola narrazione, ma una molteplicità di possibili percorsi.
Il lavoro come grafico e illustratore
La ricerca artistica di Alimede si è sviluppata parallelamente a una lunga esperienza professionale nel campo della comunicazione visiva.
Per molti anni ha lavorato come illustratore e grafico freelance per aziende, case editrici, enti pubblici e soggetti privati.
Questa familiarità con l’immagine progettata e riprodotta si affianca alla dimensione più libera della pittura e dell’incisione, creando un percorso nel quale tecnica e sperimentazione non rimangono separate.
La Scuola Internazionale di Grafica di Venezia
La formazione veneziana rappresenta uno dei passaggi significativi nella costruzione del linguaggio dell’artista.
Alla Scuola Internazionale di Grafica Alimede entra in contatto con procedimenti che richiedono precisione, conoscenza dei materiali e attenzione alle differenti fasi della stampa.
L’incisione obbliga infatti a pensare l’immagine anche attraverso il processo che la rende possibile: matrice, segno, pressione, inchiostro e carta partecipano tutti al risultato finale.
Questa consapevolezza materiale rimarrà presente anche nelle successive sperimentazioni.
Dal segno manuale all’arte digitale
Alla fine degli anni Novanta la ricerca si apre anche alle possibilità offerte dal computer.
Nel 1998 Alimede aderisce al gruppo M.A.R.T., insieme ad altri artisti impegnati a sperimentare l’utilizzo del personal computer come nuovo strumento espressivo.
Si tratta di un passaggio interessante proprio perché non sostituisce la precedente esperienza grafica.
Il digitale diventa un altro territorio nel quale intervenire sull’immagine, trasformarla, modificarne il cromatismo e verificare nuove possibilità compositive.
Opera 51 e la trasformazione digitale dell’immagine
Un esempio documentato di questo percorso è Opera 51, realizzata nel 1999.
Il lavoro nasce da una porzione di un’opera pittorica precedente, successivamente rielaborata digitalmente durante l’ascolto del Quartetto per archi op. 51 di Antonín Dvořák.
Colore e forma vengono trasformati attraverso il computer nel tentativo di tradurre visivamente l’emozione legata all’esperienza musicale.
L’opera mostra bene come Alimede non abbia considerato la tecnologia come un fine autonomo, ma come un ulteriore mezzo attraverso cui modificare e rimettere in circolo immagini già esistenti.
Pittura, incisione e digitale senza confini rigidi
Uno degli aspetti che emergono dal percorso di Alimede è proprio la difficoltà di rinchiuderne il lavoro in un unico linguaggio.
La pittura conduce alla grafica.
La grafica porta all’incisione.
L’esperienza professionale incontra la ricerca personale e, quando le tecnologie digitali diventano accessibili, anche il computer entra nel processo.
Non si tratta necessariamente di fasi che si sostituiscono l’una all’altra. Sono piuttosto strumenti differenti attraverso cui l’artista continua a verificare le possibilità del segno e dell’immagine.
Una ricerca iniziata negli anni Settanta
La prima attività espositiva di Mario Alimede risale al 1971.
Da allora il percorso si è sviluppato attraverso numerose mostre e partecipazioni a rassegne collettive, mantenendo una particolare attenzione per la grafica d’arte e l’incisione.
L’artista fa parte dell’Unione Incisori Veneto-Friulani e dell’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei ed è inoltre legato al G.I.S.M., Gruppo Italiano Scrittori di Montagna.
Quando immagine e parola si incontrano
Il rapporto con la scrittura rappresenta un’altra componente del percorso dell’artista.
Alimede ha pubblicato anche raccolte poetiche collegate ai propri cataloghi, tra cui Diciassette passi, La montagna parallela e Tracce per la vetta.
Parola e segno appartengono così a due ambiti differenti ma non necessariamente distanti.
Entrambi possono trasformarsi in tracce di un percorso personale e in strumenti attraverso cui organizzare emozioni ed esperienze.
Cà Lozzio Incontri e l’arte a Piavon di Oderzo
La mostra è ospitata da Cà Lozzio Incontri, realtà culturale attiva a Piavon di Oderzo dal 1987.
La sua storia prende avvio con una mostra dedicata a Gina Roma, figura centrale dell’arte e della vita culturale opitergina, che contribuì direttamente alla nascita del centro.
Da allora Cà Lozzio ha costruito una programmazione che ha attraversato pittura, grafica, incisione e altre forme artistiche, ospitando nel tempo numerosi autori del panorama veneto, friulano e nazionale.
Un luogo insolito per l’arte
Cà Lozzio non nasce come museo tradizionale.
La struttura di Piavon riunisce attività di ristorazione, incontro e iniziativa culturale e ha sviluppato negli anni uno spazio dedicato con continuità alle esposizioni.
Proprio questa combinazione ha caratterizzato l’esperienza di Cà Lozzio Incontri, trasformando un luogo destinato anche alla convivialità in un punto di riferimento per mostre e appuntamenti artistici del territorio.
Uno scrigno costruito in oltre cinquant’anni di ricerca
Il titolo della mostra assume quindi un significato particolarmente adatto al percorso di Mario Alimede.
Dentro questo “scrigno” possono convivere tecniche e momenti molto differenti: la formazione grafica, l’incisione, la pittura, il lavoro professionale come illustratore, l’incontro con il digitale e l’interesse per la scrittura.
Il filo conduttore rimane la ricerca.
Una pratica che non considera il linguaggio artistico come qualcosa di definitivamente acquisito, ma come un territorio da modificare continuamente attraverso nuovi strumenti ed esperienze.
FAQ
Dove si tiene la mostra di Mario Alimede?
La mostra si tiene presso Cà Lozzio Incontri, in Via Maggiore di Piavon 23, 31046 Piavon di Oderzo, in provincia di Treviso.
Quando è visitabile Uno scrigno di storie?
La mostra è visitabile dal 30 agosto al 4 ottobre 2026.
Qual è il titolo corretto della mostra?
Il titolo è Mario Alimede. Uno scrigno di storie.
Quando inaugura?
L’inaugurazione è prevista domenica 30 agosto 2026 alle ore 11.00.
Chi presenta la mostra?
È previsto un intervento critico di Paolo Venti, con direzione artistica di Lorena Gava.
Chi è Mario Alimede?
Mario Alimede è un pittore, grafico e incisore nato a Riva del Garda nel 1949. Ha iniziato a esporre nel 1971 e ha sviluppato la propria ricerca tra incisione, pittura, grafica e sperimentazione digitale.
Dove si è formato?
Ha frequentato a Venezia la Scuola Internazionale di Grafica, approfondendo tecniche sperimentali e contemporanee con Nicola Sene e Riccardo Licata.
Mario Alimede ha lavorato anche con l’arte digitale?
Sì. Nel 1998 ha aderito al gruppo M.A.R.T., sviluppando esperienze legate all’utilizzo del computer come strumento artistico.
Quali sono gli orari?
La mostra è aperta venerdì, sabato e domenica dalle 15.00 alle 24.00.
Qual è il sito di Cà Lozzio?
Il sito è calozzio.com.