MARIA LAI Dall’informale all’opera corale

Settanta capolavori rivelano i passaggi cruciali del percorso artistico di Maria Lai in un iter espositivo che ripercorre circa 40 anni di ricerca.

MARIA LAI Dall’informale all’opera corale

 

 

SPAZIO ILISSO è un centro espositivo e di produzione e promozione artistica e culturale, inaugurato nel dicembre del 2019 per iniziativa della casa editrice Ilisso, con la volontà di condividere l’esperienza di 35 anni di ricerca, produzione editoriale e mostre d’arte.

Dal 10 giugno lo Spazio ospita una grande rassegna di Maria Lai (1919 – 2013).

Nata a Ulassai in Sardegna Maria si era formata al Liceo Artistico di Roma e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ove è stata allieva di Arturo Martini.

Tornata in Sardegna alla fine della guerra e poi, dal 1956, a Roma dove inizia la sua attività artistica in cui alterna riflessioni di carattere letterario alla ricerca dei materiali più semplici per le sue opere, esponendo i primi telai.

A partire dai primi lavori polimaterici, ancora depositari di residui iconici e pittorici, Maria passa, infatti, alle strutture dei telai privati della tela.

Le sue opere sono perimetri lignei, spazi che tentano il salto oltre la bidimensionalità, superando infine la matericità per toccare l’essenzialità del concettualismo.

Negli anni Settanta il tessuto diventa la nuova tavolozza per l’artista che, al cavalletto da studio, sostituisce la macchina da cucire.

Questo la rende vicina alla poetica all’Arte Povera movimento che allora iniziava le sue manifestazioni ispirato dallo storico e critico d’arte Germano Celant.

Dalle “tele cucite” si prosegue con i “pupi di pane”, materiale a cui Lai riconosce un profondo senso esistenziale e perfino sacrale.

Alla fine del decennio, la poetica di Maria Lai approda prima alle indecifrabili pagine di un diario “autobiografico” che appaiono sciolte (libere) ma ancorate a parete, incorniciate da rettangoli in legno, cartone, tessuto e fili, per arrivare poi ai “libri cuciti” in cui le scritture si allontanano dalla parete e ritornano all’oggetto “libro”.

Negli anni Ottanta si dedica alle prime operazioni sul territorio che le varranno gli esiti più significativi della sua opera.

Nel 1981 realizza a Ulassai l’operazione corale Legarsi alla Montagna, suo capolavoro, che anticipa i temi e i metodi di quella che sarà definita, solamente nel 1998, dal critico d’arte Nicolas Bourriaud come “arte relazionale”.

A partire dagli anni Novanta dà vita a una serie di interventi di arte pubblica che, grazie a una visione programmatica, riusciranno, nel tempo, a trasformare Ulassai, suo paese natale in un vero e proprio museo a cielo aperto, che trova la sua massima espressione nella “Stazione dell’Arte”, museo di arte contemporanea a lei dedicato.

La mostra nasce dalla collaborazione tra Spazio Ilisso, l’Archivio Maria Lai, la Fondazione Maria Lai, la Stazione dell’Arte di Ulassai e il Magazzino Italian Art Foundation di New York nell’intento di presentare al pubblico le opere più significative dell’artista in un’esposizione dal respiro internazionale.

La mostra focalizza il lessico visivo di Maria Lai asciugato e sganciato dai consueti e troppo spesso ricorrenti aspetti aneddotici, agiografici e favolistici che incrostano la figura dell’artista.

Settanta capolavori rivelano i passaggi cruciali del suo percorso artistico in un iter espositivo che ripercorre circa 40 anni di ricerca.

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