
Dal 19 settembre al 9 ottobre 2026, Margherita Moscardini a Briosco è protagonista di To take my wife to school and run errands, mostra personale ospitata al Rossini Art Site – Fondazione Pietro e Alberto Rossini e curata da Francesca Guerisoli.
Il progetto, concepito per il Padiglione James Wines, nasce dalla recente acquisizione di THE SCHOOL (2024), entrata nella collezione della Fondazione e posta al centro di un percorso che riunisce opere appartenenti a diversi momenti della ricerca dell’artista.
Spazio, diritto, confine, cittadinanza e forme dell’abitare diventano così gli elementi di una riflessione in cui architetture e luoghi reali permettono di interrogare il presente e le nostre forme di responsabilità collettiva.
La mostra prosegue un rapporto iniziato oltre dieci anni fa e sviluppato attraverso acquisizioni, produzioni e sostegno a progetti internazionali, tra cui la partecipazione dell’artista alla 13. Berlin Biennale del 2025.
To take my wife to school and run errands: un titolo quotidiano per una questione politica
Il titolo della mostra sembra riferirsi a un gesto quasi banale.
Accompagnare la moglie a scuola.
Fare delle commissioni.
Azioni comuni, appartenenti alla vita di tutti i giorni.
Eppure proprio la quotidianità costituisce uno dei luoghi nei quali diventano concrete questioni molto più ampie: chi può muoversi liberamente, attraversare un confine, utilizzare uno spazio, stabilire una casa o accedere a un servizio.
La pratica di Margherita Moscardini lavora spesso su questo passaggio.
Parte da un luogo reale.
Da un edificio.
Da una vicenda.
Poi allarga il campo fino a interrogare diritto, appartenenza e cittadinanza.
THE SCHOOL al centro della mostra
Il punto di partenza del progetto è THE SCHOOL (2024).
L’opera è stata recentemente acquisita dalla Fondazione Pietro e Alberto Rossini e diventa il fulcro attorno al quale si costruisce l’intera esposizione.
La scelta di partire da un’acquisizione è significativa.
Un’opera che entra in una collezione smette di essere soltanto temporaneamente ospitata.
Entra nella storia dell’istituzione.
Nel caso di Moscardini questo gesto consolida un rapporto iniziato molti anni prima e trasforma la mostra anche in una lettura del dialogo costruito tra artista e Fondazione.
Una costellazione di opere, non una retrospettiva
To take my wife to school and run errands non è costruita come una retrospettiva cronologica.
Il comunicato parla piuttosto di una costellazione di opere appartenenti a momenti differenti della ricerca dell’artista.
Questo significa che i lavori non devono necessariamente essere letti in successione temporale.
Possono entrare in relazione attraverso questioni ricorrenti.
Lo spazio.
La legge.
L’architettura.
Il confine.
L’abitare.
La responsabilità.
È il tema a costruire i collegamenti.
L’architettura come documento
Per Margherita Moscardini un edificio non è soltanto una forma.
Può contenere una storia politica.
Una normativa.
Una trasformazione territoriale.
Può mostrare chi ha avuto accesso a uno spazio e chi ne è rimasto escluso.
L’architettura diventa quindi una specie di documento tridimensionale.
Osservarla significa leggere non soltanto materiali e volumi, ma anche le regole che ne hanno determinato l’esistenza.
Spazio e diritto
Uno dei nuclei principali della pratica dell’artista riguarda il rapporto tra spazio e sistemi giuridici.
La proprietà di un terreno.
La possibilità di attraversare una frontiera.
Il riconoscimento di una casa.
La definizione di uno spazio pubblico.
Sono questioni che sembrano astratte fino al momento in cui entrano nella vita quotidiana.
È allora che il diritto acquista una dimensione fisica.
Una porta può essere aperta oppure chiusa.
Un muro può dividere.
Un documento può consentire un passaggio oppure impedirlo.
La ricerca di Moscardini lavora proprio su questa trasformazione delle norme in esperienza concreta.
Il confine non è soltanto una linea
Pensiamo spesso al confine come a una linea tracciata su una carta geografica.
Nella realtà può assumere forme molto differenti.
Un muro.
Una strada.
Una recinzione.
Un posto di controllo.
Una differenza amministrativa.
Persino un edificio può funzionare come dispositivo di separazione.
La geografia politica entra così nell’architettura.
E l’architettura può rendere visibili strutture di potere normalmente difficili da percepire.
Abitare significa anche appartenere
Il tema della casa attraversa inevitabilmente anche quello della cittadinanza.
Dove possiamo abitare?
Per quanto tempo?
Con quali diritti?
Chi decide che un luogo possa essere considerato casa?
Le forme dell’abitare non dipendono soltanto dall’architettura.
Sono regolate da norme, disponibilità economiche, identità giuridiche e condizioni politiche.
È questo intreccio a rendere lo spazio domestico un territorio tutt’altro che neutrale.
Dalla singola vicenda alla responsabilità collettiva
Uno degli aspetti più caratteristici della ricerca di Moscardini è l’utilizzo di casi specifici.
L’artista non parte necessariamente da concetti generali come “confine” o “diritto”.
Parte da luoghi e storie precise.
Li studia.
Li documenta.
Poi cerca di capire quali questioni più ampie possano emergere.
La vicenda individuale diventa così uno strumento per osservare un sistema.
Il Padiglione James Wines entra nella mostra
L’esposizione è stata pensata specificamente per il Padiglione James Wines del Rossini Art Site.
Non è un dettaglio secondario.
Il padiglione è concepito come una struttura capace di mettere in relazione interno ed esterno e, nel progetto di Moscardini, l’architettura diventa parte integrante della lettura delle opere.
Il visitatore non si trova quindi dentro una semplice successione di pareti.
Il paesaggio continua a rimanere presente.
Opere come episodi autonomi
L’allestimento viene descritto come una successione di episodi autonomi.
Ogni lavoro mantiene una propria storia e una propria identità, ma contribuisce contemporaneamente alla lettura complessiva della pratica dell’artista.
È un modo di costruire la mostra che evita una narrazione troppo rigida.
Il pubblico può entrare da un’opera.
Poi passare a un’altra.
Ricostruire progressivamente connessioni.
Scultura, fotografia, installazione e scrittura
Margherita Moscardini lavora attraverso linguaggi differenti.
Scultura, installazione, fotografia e scrittura possono convivere all’interno dello stesso percorso.
La scelta del mezzo dipende dal progetto.
Una fotografia può documentare un’architettura.
Un testo può rendere visibile un sistema giuridico.
Una struttura può trasformare nello spazio una relazione normalmente invisibile.
Non esiste quindi una tecnica che definisca da sola la sua pratica.
Le immagini non servono soltanto a rappresentare
La fotografia assume spesso un ruolo particolare.
Non viene utilizzata semplicemente per mostrare un luogo.
Può diventare prova.
Documento.
Memoria.
Oggetto da interrogare.
Un’immagine architettonica può apparentemente sembrare neutrale, ma cambia quando conosciamo la storia dell’edificio rappresentato.
La ricerca di Moscardini lavora frequentemente su questa distanza tra ciò che vediamo e ciò che sappiamo.
Il rapporto con la Fondazione Rossini
La relazione tra Moscardini e la Fondazione Pietro e Alberto Rossini dura da oltre dieci anni.
La Fondazione ha sostenuto nel tempo produzioni, acquisizioni e progetti espositivi dell’artista.
Non si tratta quindi della collaborazione occasionale legata a una singola mostra.
È un percorso costruito nel tempo.
Proprio per questo l’acquisizione di THE SCHOOL assume un significato ulteriore.
Porta dentro la collezione una ricerca che la Fondazione accompagna già da anni.
Il sostegno alla Berlin Biennale
Tra le tappe più recenti di questa relazione c’è anche il sostegno alla partecipazione di Moscardini alla 13. Berlin Biennale nel 2025.
Il passaggio dalla dimensione internazionale alla mostra di Briosco non rappresenta quindi un ritorno a un contesto minore.
Permette piuttosto di osservare la ricerca dell’artista dentro una relazione istituzionale di lunga durata.
Rossini Art Site, un parco nato intorno a una collezione
Il Rossini Art Site occupa circa dieci ettari tra le colline della Brianza, all’interno del Parco della Valle del Lambro.
La collezione nasce dalla passione dell’imprenditore e mecenate Alberto Rossini e comprende opere di alcuni protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento, tra cui Pietro Consagra, Bruno Munari, Giò Pomodoro, Fausto Melotti, Andrea Cascella e Grazia Varisco.
Alle opere storiche si sono aggiunti nel tempo progetti site-specific e interventi contemporanei.
Un museo che non finisce nelle sale
Rossini Art Site non può essere letto come un museo tradizionale.
Il parco.
La casa.
Il Padiglione James Wines.
Le sculture.
Il paesaggio.
Tutti questi elementi appartengono alla stessa esperienza.
La stessa Fondazione sottolinea come sia difficile separare la collezione dal luogo nel quale è stata costruita.
È una caratteristica particolarmente adatta alla ricerca di Moscardini, proprio perché il rapporto tra opera e contesto costituisce uno dei nuclei centrali della sua pratica.
Il Padiglione di James Wines
Il Garden Pavilion è stato progettato da James Wines con SITE.
La struttura appartiene a una concezione dell’architettura interessata alla relazione con il paesaggio e alla possibilità di ridurre il confine netto tra costruito e ambiente.
Inserire qui una mostra dedicata a spazio, architettura e forme dell’abitare crea quindi una relazione particolarmente stretta tra contenitore e contenuto.