Ma cosa c’entrano i mattoni con la tettoia che gocciola?

La tettoia sembrava fatta bene; il policarbonato che la copriva era certamente di ottima qualità, il montaggio era stato fatto a regola d’arte

La tettoia che gocciola

 

La tettoia che gocciola
La tettoia che gocciola

 

Gocciola continuamente.

La tettoia sembrava fatta bene; il policarbonato che la copriva era certamente di ottima qualità, il montaggio era stato fatto a regola d’arte.

Ero tranquillo sulla bontà del prodotto perché ero sicuro di averlo pagato “il giusto”, non troppo né troppo poco.

 

Quando il prezzo è troppo basso

Ricordo allora quello che diceva sempre mia madre quando faceva un acquisto, anche il più banale e di scarso rilievo economico: “dobbiamo guardarci da chi ci offre un prodotto a prezzo troppo basso rispetto ai valori medi di mercato, certamente c’è qualcosa che non va”.

Poi aggiungeva che ciò che si compra è sempre il risultato di almeno due elementi:

la materia e le braccia dell’uomo o della donna che rendono la materia un prodotto.

Se il prezzo è troppo basso due sono le possibilità: o la materia non è di qualità o il lavoro dell’uomo o della donna non è stato pagato come dovuto.

Per mia madre, che conosceva il peso del lavoro, entrambi i motivi meritavano il rifiuto del prodotto.

“Ci sarebbe anche un terzo motivo” – aggiungeva – “l’incerta origine del prodotto stesso”.

 

Quando il prezzo è troppo alto

Diverso era invece il suo atteggiamento se il prezzo era superiore al valore medio di mercato.

Sosteneva, infatti, che prima di rifiutare bisogna controllare bene la qualità del lavoro e il valore della “creatività”, elemento che dà personalità a ciò che intendiamo comperare.

Era moderna mia madre per i tempi di allora e inoltre sapeva dare il giusto valore al denaro.

Diceva” attenti a non sprecare il denaro”, ma aggiungeva “non conservatelo inutilmente.

Il denaro è fatto per essere speso bene, ma occhio!”

 

Un esempio concreto

Questa riflessione mi fa venire in mente il fratello maggiore di uno degli Amici dei Portici, seppure tutti ampiamente maggiorenni e qualcuno già sposato, ci incontravamo ancora, anche se non più con la rigorosa frequenza degli anni Sessanta.

Egli ci raccontò con dovizia di particolari quello che era successo al fratello maggiore verso la metà degli anni Settanta.

Allora quasi tutte le famiglie avevano un apparecchio televisivo in casa, in bianco e nero perché pochi potevano permettersi il prezzo dei televisori a colori.

Un giorno un camionista avvicina quel fratello offrendo un grande affare: aveva un televisore a colori in fondo al cassone, “caricato forse per errore e non registrato”.

Non potendo riportarlo in azienda lo offriva ad un prezzo stracciato, meno della metà del valore di mercato.

Il fratello, con l’illusione di poter entrare nel ristretto numero dei fortunati che potevano godersi le partite di calcio a colori accetta subito l’affare.

Di corsa in banca, preleva 200.000 lire e si presenta dal camionista che lo aspettava con il pesante scatolone ai bordi del cassone.

La scatola è pesante, la scritta Telefunken multicolore in bella vista, garantisce il prodotto con le altre etichette scritte in tedesco,

Certamente un affare pensa il fratello del nostro amico caricando sulla macchina furtivamente il pesante scatolone.

Ringrazia il camionista che lo ha aiutato nel trasbordo, lo saluta e lo osserva soddisfatto mentre il fumante camion si allontana.

Era talmente convinto della bontà dell’affare che non si preoccupa di mantenere un indizio del venditore, anche solo prendendo il numero di targa del vecchio camion.

Arrivato a casa deve chiedere aiuto a qualcuno per scaricare e portare dentro nel salotto buono lo scatolone.

E qui entra in gioco il nostro amico che aiuta il fratello, il quale si vanta dell’affare raccontando tutto con dovizia di particolari.

Attendono i genitori e la sorella che ancora andava alle medie e, pregustando già la coda di amici che gli chiedevano di vedere assieme la partita.

Il fratello inizia ad aprire lo scatolone con grande cautela per non correre il rischio di rompere il delicato tubo catodico, che rendeva l’apparecchio tanto profondo quanto largo.

Trova un letto di palline di polistirolo, affonda le mani in cerca del prezioso acquisto ma va troppo giù con la mano, sente il duro, lo prende, un bel mattone di antica fornace, affonda ancora le mani e ne prende un altro, e poi un altro.

Sette bei mattoni e un mare di palline di polistirolo che invadono il salotto appiccicandosi a mobili e tappeti.

Il racconto dell’amico finiva qui, non avendo l’animo di raccontare il seguito, immaginabile comunque.

 

La tettoia che gocciola

Questa lunga divagazione mi ha fatto dimenticare l’argomento della tettoia che gocciola e che ad ogni acquazzone diventa una doccia per le auto parcheggiate.

Continuo a pensare alla ditta che ha montato la tettoia.

Ho intenzione di chiamarla in causa, ma sono trascorsi quasi vent’anni e la ditta non c’è più. Pensavo di chiamarla in causa per cosa?

Dimentico peraltro un particolare importante, i miei numerosi interventi per meglio bloccare i grandi fogli di policarbonato alla struttura in legno.

Mio padre, da buon artigiano era solito dire “non mettere le mani dove non sai, lascia fare ai professionisti” e aveva ragione.

Da un esame più attento dei punti di maggior gocciolamento della tettoia risulta evidente che sono proprio i punti in cui io avevo sostituito le viti originali con quelle più lunghe.

Devo aver combinato qualche guaio, ma come ammetterlo?

Non me la sento di fare una figuraccia in casa anche perché ho sentito una ditta specializzata, ho richiesto il preventivo per il rinnovo della tettoia e gli esiti mi hanno preoccupato assai.

Gli esperti si sono dichiarati disponibili ad intervenire in tempi brevi per smontare la vecchia tettoia, montarne una nuova, garantita per anni.

Sicura e assicurata contro terremoti, cicloni, trombe d’aria e quant’altro.

Costo: cinque stipendi mensili del capofamiglia.

Soluzione impossibile, ma intanto la tettoia continua a gocciolare sempre di più e credo sia opportuno che io non ci metta più le mani.

Insisterò in famiglia che è tutta colpa della tempesta ma una soluzione va cercata.

Ci penso di notte, il problema della tettoia è diventato un chiodo fisso, finché mi arriva l’illuminazione.

Farò come nelle vecchie case che avevano il tetto in disordine e gli abitanti si salvavano collocando dei secchi in corrispondenza dei punti di gocciolamento.

Prenderò dei catini, li bucherò ai bordi in quattro punti per fissare delle catenelle e li appenderò sotto la tettoia in corrispondenza dei gocciolamenti.

Ora posso dormire, ho risolto il problema.

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