
Fonte immagine https://www.festivaldellafotografiaetica.it/
Laetitia Vançon a Lodi presenta Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self, progetto fotografico dedicato alle conseguenze della guerra in Ucraina, esposto dal 26 settembre al 25 ottobre 2026 nella Chiesa della B.V. Maria del Carmine per la XVII edizione del Festival della Fotografia Etica.
La mostra fa parte dello Spazio Uno sguardo sul Mondo, sezione riservata ad ampi reportage realizzati da fotogiornalisti internazionali per approfondire questioni sociali, ambientali e geopolitiche contemporanee.
Quattro vite segnate dalla guerra in Ucraina
Negli ultimi quattro anni Laetitia Vançon ha lavorato più volte in Ucraina, entrando nella quotidianità di soldati e civili gravemente feriti durante il conflitto.
Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self segue in particolare quattro persone con gravi lesioni al volto, raccontando non soltanto le conseguenze fisiche delle ferite, ma anche ciò che accade durante il lungo percorso di cura e di ritorno alla vita quotidiana.
Il progetto sposta quindi l’attenzione dalla linea del fronte alle persone che continuano a convivere con gli effetti della guerra anche lontano dai combattimenti.
Chirurgia ricostruttiva, impianti 3D e identità
Uno degli elementi affrontati dal reportage riguarda il lavoro della medicina e della chirurgia ricostruttiva.
Le fotografie seguono pazienti sottoposti a interventi complessi e mostrano anche il ricorso a impianti realizzati attraverso tecnologie di stampa 3D. La ricostruzione del volto, tuttavia, rappresenta soltanto una parte del percorso documentato da Vançon.
Il progetto osserva infatti anche la dimensione personale e sociale del recupero: il confronto con un’immagine di sé profondamente modificata, il rapporto con gli altri e il tentativo di ritrovare un posto nella vita familiare e nella comunità.
Laetitia Vançon a Lodi: uno sguardo sulla guerra lontano dal fronte
Nella presentazione ufficiale del Festival, il lavoro di Vançon viene descritto come un modo di raccontare l’Ucraina andando oltre le immagini più immediate della cronaca bellica.
La fotografa concentra l’attenzione sulle singole esistenze e sui gesti della quotidianità, osservando come le persone cerchino di adattarsi alle conseguenze del conflitto e di ricostruire una forma di normalità.
È un approccio coerente con una ricerca che Vançon dedica da anni al rapporto tra esperienze individuali e questioni sociali più ampie, con particolare attenzione ai temi dell’identità, delle nuove generazioni e degli effetti degli eventi politici e sociali sulla vita delle persone.
Laetitia Vançon a Lodi, dalla chimica al fotogiornalismo
Nata a Tolosa, in Francia, Laetitia Vançon ha inizialmente seguito una strada professionale molto diversa dalla fotografia.
Dopo la formazione come ingegnere chimico, ha lavorato per alcuni anni in Francia e Sudafrica. Nel 2009 ha lasciato quella carriera e durante un periodo di viaggio tra Australia e Sud-est asiatico ha iniziato a utilizzare la fotografia come strumento di espressione e di ricerca personale. Questi passaggi biografici, presenti anche nel documento di partenza, sono confermati dalla biografia pubblicata in precedenza dallo stesso Festival.
Nel 2014 ha completato la formazione alla Danish School of Media and Journalism di Aarhus, specializzandosi nel visual storytelling. Vive oggi a Monaco di Baviera e dal 2015 collabora regolarmente con The New York Times.
I suoi lavori sono stati pubblicati anche da testate internazionali e presentati in manifestazioni e sedi come Rencontres d’Arles, La Gacilly-Baden Photo Festival, Hunterian Museum di Glasgow, Xposure Festival di Dubai e Leica Gallery di Wetzlar.
Lo Spazio Uno sguardo sul Mondo
La mostra di Laetitia Vançon è ospitata nella Chiesa della B.V. Maria del Carmine, sede che per l’edizione 2026 accoglie lo Spazio Uno sguardo sul Mondo.
La sezione è dedicata ai reportage internazionali di ampio respiro e affronta temi sociali, ambientali e geopolitici attraverso il lavoro di fotografi impegnati sul campo. Nel programma del Festival, Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self è il progetto esposto in questa sede.
La Chiesa del Carmine si trova in Via Paolo Gorini 36, nel centro di Lodi. Durante il primo weekend del Festival sono inoltre previste visite guidate alla mostra, già inserite nel programma ufficiale.
Il Festival della Fotografia Etica 2026
La XVII edizione del Festival della Fotografia Etica si svolge a Lodi dal 26 settembre al 25 ottobre 2026.
Nato nel 2010, il Festival è dedicato al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria e distribuisce ogni anno mostre ed eventi in diverse sedi della città, affiancando alle esposizioni incontri, visite guidate, proiezioni e attività di approfondimento.
FAQ
Qual è il titolo ufficiale della mostra di Laetitia Vançon a Lodi?
Il titolo ufficiale è Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self.
Dove si trova la mostra?
Nella Chiesa della B.V. Maria del Carmine, in Via Paolo Gorini 36 a Lodi, nello Spazio Uno sguardo sul Mondo del Festival della Fotografia Etica.
Quando è visitabile?
Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026.
Di cosa parla Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self?
Il reportage segue quattro persone che hanno riportato gravi lesioni al volto durante la guerra in Ucraina e documenta il loro percorso attraverso chirurgia ricostruttiva, impianti 3D e recupero personale e sociale.
In quale sezione del Festival è inserita?
Nello Spazio Uno sguardo sul Mondo. La dicitura “Le vite degli altri” presente nel documento di partenza non corrisponde alla collocazione ufficiale della mostra nel programma 2026.
Chi è Laetitia Vançon?
È una fotogiornalista francese residente a Monaco di Baviera. Dopo una prima carriera come ingegnere chimico, si è dedicata alla fotografia documentaria e dal 2015 collabora regolarmente con The New York Times.