La vita nuova di Romeo Castellucci

L’opera sarà visibile in prima nazionale il 24 e 25 gennaio 2020 alle h 19.00 e h 21.00, per un totale di quattro repliche, negli spazi di DumBO, l’area nata da un progetto di rigenerazione urbana condivisa dell’ex scalo ferroviario Ravone , in via Casarini 19 a Bologna

Concezione e regia: Romeo Castellucci Testo: Claudia Castellucci
Musica: Scott Gibbons

Con: Sedrick Amisi Matala, Abdoulay Djire, Siegfried Eyidi Dikongo, Olivier Kalambayi Mutshita, Mbaye Thiongane

Assistente alla regia: Filippo Ferraresi
Sculture di scena ed automazioni: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso – Plastikart studio Realizzazione costumi: Grazia Bagnaresi

La vita nuova di Romeo Castellucci
La vita nuova di Romeo Castellucci

 

L’ottava edizione di ART CITY Bologna, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, dal 24 al 26 gennaio 2020, conferma il format degli ultimi due anni, con un Main program articolato in uno Special project e una selezione di progetti curatoriali – tra mostre, installazioni e performance – che spaziano tra le più diverse espressioni del contemporaneo.

Special project 2020 è la performance in prima nazionale La vita nuova di Romeo Castellucci, regista teatrale, autore, artista visivo, insignito del Leone d’Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia nel 2013, della laurea ad honorem in Discipline della Musica e del Teatro dall’Università di Bologna nel 2015, premiato con l’Oscar della lirica 2018-19 (miglior spettacolo, miglior regista e miglior scenografo) per la Salome prodotta dal Festival di Salisburgo.

L’opera sarà visibile in prima nazionale il 24 e 25 gennaio 2020 alle h 19.00 e h 21.00, per un totale di quattro repliche, negli spazi di DumBO, l’area nata da un progetto di rigenerazione urbana condivisa dell’ex scalo ferroviario Ravone , in via Casarini 19 a Bologna.

Nel segno della capacità di fare rete tra le realtà culturali bolognesi, nazionali e internazionali, che da sempre caratterizza l’impostazione degli eventi di ART CITY Bologna, il progetto si realizza in collaborazione con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione; produzione esecutiva di Societas in coproduzione con Bozar, Center For Fine Arts (Brussel), Kanal – Centre Pompidou (Brussels), La Villette (Paris) e in collaborazione con V-A-C Foundation. L’attività di Societas è sostenuta dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Regione Emilia-Romagna e Comune di Cesena.

Questo nuovo lavoro di Romeo Castellucci – che ha debuttato nel 2018 al Kanal – Centre Pompidou (Brussels) ed è stato ospite di diversi Festival europei tra cui Wiener Festwochen di Vienna, Hellenic Festival di Atene, Passage Festival organizzato da Helsingør Teater e il Festival d’Automne à Paris, trae ispirazione da Lo spirito dell’utopia di Ernst Bloch.

Il saggio, scritto in piena guerra mondiale tra il 1915 e il 1917 e rivisto in parte nel 1923, è un classico del pensiero filosofico contemporaneo e si muove nella dimensione utopica del pensiero, delineando una “ontologia del non ancora”.

Riferendosi all’arte e alla tecnica, Bloch scrive: “Benché la perdita del gusto e il progettato avvio di una funzione primitiva, tutta materiale, non conducano più nella nostra terra antica e ben nota, la tecnica consapevolmente funzionale porta tuttavia, in determinate condizioni, alla significativa liberazione dell’arte sia dagli eccessi di stile e dalla stilistica del passato, sia dalla nuda forma funzionale. (…) Bisogna che d’ora innanzi l’arte si tenga lontana dall’uso e non ceda al basso richiamo del gusto, della stilizzazione edonistica della vita inferiore: deve dominare la grande tecnica, il “lusso” per tutti, il lusso democratico e ingegnoso che allevia la fatica e dà refrigerio, una ricostruzione della stella Terra che miri a eliminare la povertà, a trasferire la fatica sulle macchine, a rendere automatico e centralizzato l’inessenziale e perciò a rendere possibile l’ozio; e deve dominare la grande espressione che di nuovo diriga l’ornamento in profondità e conceda alla pena interiore, che risuona nel silenzio della preoccupazione esterna, i chiari segni della comprensione, i puri ornamenti della soluzione.”

Ne La vita nuova si respira il senso di un inizio, in un grande parcheggio di auto, dove si sono dati convegno un gruppo di uomini. Sono fratelli e intendono inaugurare un modo nuovo e migliore di stare insieme. Migliore, rispetto a che? Al mondo da cui si sono separati, all’attività alienata, al lavoro stipendiato, alla politica e all’arte. Non credono più a queste forme della vita sociale.

Nel garage c’è la pace della polvere, anzi c’è l’acuta malinconia dei teli copri-polvere che rivestono le numerose auto lasciate in deposito. Gli stridii degli pneumatici e gli eco delle lamiere sembrano gettare squarci di luce sulla potenzialità dei motori tenuti a riposo. Come belve in gabbia, queste auto sono le cellule del nuovo seme che i fratelli intendono seppellire. Nulla di fantasmagorico essi hanno nelle mani: non colori, non profumi, non meraviglie dei sensi. Nulla, o meglio, essi hanno questo desolato parcheggio di macchine inerti.

Da qui si comincia, da qui si parte. Uno di loro sente più degli altri la responsabilità di annunciare. Non basta parlare, occorre parlare del futuro. Che deve succedere? Come dobbiamo comportarci perché questo succeda? Lui e i suoi fratelli sono i profeti di una nuova vita, nata semplicemente dalla loro attuale condizione umana, che trattiene, sì, qualche modo tipico delle religioni ancestrali, ma che ha espressamente bisogno di inventare altre forme e ornamenti, a partire dalla povertà della realtà.

Qui, in questo grigio parcheggio europeo, americano, cinese, russo, australiano, africano, latinoamericano, avvengono trasmutazioni degli oggetti e trasvalutazioni di tutti i valori dell’arte e dell’umanità.

Qui e ora, nell’ovunque.

La performance si svolgerà per un numero limitato di spettatori.
L’ingresso sarà gratuito con coupon (le modalità di prenotazione e ritiro saranno comunicate in prossimità dell’evento attraverso il sito artcity.bologna.it e tutti i canali di comunicazione di ART CITY Bologna e di ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione).

Ufficio stampa ART CITY Bologna 2020

Elisa Maria Cerra – Silvia Tonelli
Tel. 051 6496653 / 6496620 ufficiostampaARTCITYBologna@comune.bologna.it elisamaria.cerra@comune.bologna.it – silvia.tonelli@comune.bologna.it

Ufficio Stampa ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione

Debora Pietrobono
Tel. 051 2910954 – 347 8798621 d.pietrobono@emiliaromagnateatro.com

 

La vita nuova

di Romeo Castellucci

Concezione e regia: Romeo Castellucci Testo: Claudia Castellucci
Musica: Scott Gibbons

Con: Sedrick Amisi Matala, Abdoulay Djire, Siegfried Eyidi Dikongo, Olivier Kalambayi Mutshita, Mbaye Thiongane

Assistente alla regia: Filippo Ferraresi
Sculture di scena ed automazioni: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso – Plastikart studio Realizzazione costumi: Grazia Bagnaresi

Direzione tecnica: Paola Villani
Tecnico del palco: Andrei Benchea
Tecnico della luce: Andrea Sanson
Tecnico del suono: Nicola Ratti
Equipe tecnica in sede: Eugenio Resta con Carmen Castellucci e Daniele Magnani Responsabili di Produzione: Benedetta Briglia e Giulia Colla

Assistente alla produzione: Caterina Soranzo
Promozione e distribuzione: Gilda Biasini
Amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci Consulenza amministrativa: Massimiliano Coli
Fotografo di scena: Stephan Glagla
Riprese video: Luca Mattei

Produzione esecutiva: Societas
In coproduzione con: Bozar, Center For Fine Arts (Brussel), Kanal – Centre Pompidou (Brussel), La Villette (Paris)
In collaborazione con: V-A-C Foundation
L’attività di Societas è sostenuta da: Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Emilia-Romagna e Comune di Cesena

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