Jan Fabre è il primo artista vivente invitato a intervenire all’interno della Scuola Grande di San Rocco
La Scuola Grande di San Rocco di Venezia ospita la mostra JAN FABRE. The Quiet Source, dal 9 maggio al 22 novembre

Dal 9 maggio 2026 la prestigiosa Scuola Grande di San Rocco in Venezia ospita la mostra Jan Fabre. The Quiet Source.
La Scuola Grande di San Rocco è una Confraternita di laici fondata nel 1478.
La profonda venerazione popolare nei confronti di San Rocco, la cui reliquia è in possesso della Confraternita sin dal 1485, contribuì alla sua forte crescita fino a divenire la più ricca Scuola della città.
Oggi la straordinarietà della Scuola è data dalla presenza di ben 60 dipinti di Tintoretto conservati nella loro collocazione originaria in un edificio monumentale che dalla sua costruzione non ha quasi subito modifiche, oltre ad opere di Tiziano, Giorgione e Tiepolo.
La mostra, curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina, organizzata da Galleria Gaburro e Linda and Guy Pieters Foundation, si tiene in concomitanza con la 61^ Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, e chiude infatti il 22 novembre in coincidenza con la fine dell’Esposizione della Biennale.
La mostra propone un dialogo tra la pittura rinascimentale e la scultura contemporanea e Jan Fabre è il primo artista vivente invitato a intervenire all’interno di uno degli spazi artistici storicamente più significativi di Venezia.
Performer, scultore, coreografo, regista, Jan Fabre (Anversa 1958) è una delle figure più affascinanti, complete e complesse della ricerca artistica contemporanea. A partire dagli anni Settanta, ancora studente, prima presso l’Istituto di Arti Decorative e Belle Arti e poi presso l’Accademia di Belle Arti di Anversa, intraprende un percorso di ricerca interdisciplinare dedicato all’esplorazione delle modalità più idonee per raggiungere, attraverso tecniche, materiali e linguaggi in costante evoluzione e mutamento, il dominio del corpo umano e delle sue manifestazioni.
The Quiet Source mette in scena quindi un dialogo tra passato e presente attraverso tre sculture realizzate dall’artista fiammingo.
Installate lungo l’asse centrale dell’edificio, le opere instaurano un’interazione concettuale e spaziale con i dipinti di Tintoretto, generando un incontro stratificato tra due linguaggi artistici separati da secoli ma accomunati da una medesima indagine sulla luce, sulla spiritualità e sull’esperienza umana.
Le tre sculture sono: The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father) – L’uomo che impugna la spada (Il Giuramento di mio Padre) –, The Artist as a Stray Dog in His Basket – L’artista come cane randagio nella cesta – e The Man Who Cuts the Grass – L’uomo che taglia l’erba.