Tutte le creature abitano il confine

- DATA INIZIO: 05/09/2026

- DATA FINE: 27/09/2026

- LUOGO: Fondazione Bevilacqua La Masa - Palazzetto Tito - Venezia

- INDIRIZZO: Palazzetto Tito: Dorsoduro 2826, 30123 Venezia VE

- TEL: +39 041 2747570

- SITO WEB: www.bevilacqualamasa.it

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra bi-personale di Henri Beaufour e Chiara Calore, a cura di Luca Berta e Francesca Giubilei. Allestimento al primo piano di Palazzetto Tito. Opening sabato 5 settembre 2026 dalle 18.30 alle 20.30. Orari: mercoledì-domenica 10.30-17.30. Lunedì e martedì chiuso. Ingresso libero.

- NOTE AGGIUNTIVE: Tutte le creature abitano il confine mette in dialogo la pittura di Chiara Calore e la scultura di Henri Beaufour attraverso i temi della metamorfosi, dell’identità e dell’alterità. Il progetto, concepito quando Beaufour era ancora in vita, ha assunto un significato nuovo dopo la sua scomparsa nel novembre 2025: le opere dei due artisti continuano a confrontarsi tra umano e animale, terreno e ultraterreno, quotidiano e mitologico.

Locandina di Tutte le creature abitano il confine con Henri Beaufour e Chiara Calore a Venezia
In tutte le creature abitano il confine, il dialogo tra Henri Beaufour e Chiara Calore a Palazzetto Tito.

 

Dal 5 al 27 settembre 2026 Henri Beaufour e Chiara Calore a Venezia sono protagonisti di Tutte le creature abitano il confine, mostra bi-personale ospitata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa a Palazzetto Tito, in Dorsoduro 2826.

Curata da Luca Berta e Francesca Giubilei, l’esposizione nasce dall’incontro tra due ricerche molto differenti per generazione e linguaggio: la pittura di Chiara Calore e la scultura di Henri Beaufour.

A unirle è soprattutto una zona instabile. Le figure sembrano continuamente sul punto di trasformarsi, mentre le distinzioni tra umano e animale, reale e mitologico, corpo e materia diventano progressivamente meno nette.

Il confine come luogo di trasformazione

Il confine evocato dal titolo non coincide necessariamente con una linea che separa due territori.

È piuttosto uno spazio intermedio.

Qualcosa può trovarsi tra umano e animale, tra quotidiano e mitologico, tra ciò che riconosciamo immediatamente e ciò che continua a sfuggire alla classificazione.

È proprio questa condizione a collegare le opere dei due artisti.

Nella pittura di Calore le figure emergono da composizioni dense, popolate da creature, oggetti e piccoli eventi. Nelle sculture di Beaufour la materia sembra invece trattenere il gesto che l’ha modellata, producendo corpi e forme che non raggiungono mai una condizione completamente pacificata.

Una mostra pensata prima della scomparsa di Henri Beaufour

Il progetto possiede però una storia particolare.

Quando la mostra comincia a prendere forma, Henri Beaufour è ancora in vita. Il dialogo con Chiara Calore nasce quindi come un vero confronto tra due artisti chiamati a osservare le affinità e le differenze delle rispettive ricerche.

Nel novembre 2025 Beaufour muore prematuramente.

La sua scomparsa avrebbe potuto interrompere il progetto. Accade invece qualcosa di diverso: la mostra continua, ma il significato del confronto cambia profondamente.

L’assenza dell’artista entra inevitabilmente nelle sale. Le sue opere rimangono e continuano a stabilire relazioni con quelle di Calore, facendo del dialogo anche una riflessione sulla memoria e sulla possibilità dell’arte di continuare a produrre significato oltre la presenza fisica del proprio autore.

L’opera continua a parlare quando l’artista non c’è più

È uno dei nuclei più forti di Tutte le creature abitano il confine.

Un’opera non smette di modificarsi nel momento in cui viene conclusa.

Cambia il contesto nel quale viene osservata. Cambiano le persone che le stanno accanto. Cambia la storia e cambiano inevitabilmente anche le domande del pubblico.

La scomparsa di Beaufour rende evidente proprio questa autonomia.

Le sue sculture erano state pensate prima di questo evento, ma all’interno della mostra veneziana acquistano inevitabilmente nuove risonanze.

Presenza e assenza finiscono così per diventare un ulteriore confine da attraversare.

Due generazioni, due linguaggi

Henri Beaufour nasce nel 1965, Chiara Calore nel 1994.

Quasi trent’anni separano le loro generazioni, mentre anche i linguaggi privilegiati sono differenti.

Beaufour ha lavorato tra scultura, pittura, disegno e incisione, sviluppando un rapporto molto fisico con la materia. Calore concentra invece gran parte della propria ricerca sulla pittura, pur aprendola anche alla ceramica e ad altre possibilità tridimensionali.

La mostra non tenta di cancellare queste distanze.

Le utilizza.

Il dialogo funziona proprio perché non nasce dalla somiglianza immediata delle opere, ma dalla presenza di domande comuni affrontate attraverso strumenti differenti.

Chiara Calore e una pittura popolata di creature

Chiara Calore, nata ad Abano Terme nel 1994, vive e lavora a Venezia.

La sua pittura si forma attraverso riferimenti molto diversi: storia dell’arte, iconografia sacra, fotografia, web, mito e rappresentazione del mondo animale.

Le immagini risultano spesso densamente popolate.

Uomini, animali, creature ibride, frammenti e presenze apparentemente incongrue possono convivere sulla stessa superficie, costruendo composizioni nelle quali è difficile stabilire una gerarchia definitiva.

L’immagine come spazio di contaminazione

È proprio la contaminazione a rendere riconoscibile una parte della ricerca di Calore.

Una figura può rimandare alla pittura antica ma essere rielaborata attraverso una sensibilità completamente contemporanea.

Un animale può entrare in una situazione umana.

Una scena apparentemente familiare può assumere improvvisamente caratteristiche inquietanti o irreali.

Le categorie perdono stabilità.

Questa capacità di fondere registri differenti rende particolarmente naturale l’incontro con il tema della mostra: le creature di Calore sembrano vivere già in quella zona di confine annunciata dal titolo.

Umano e animale nella pittura di Chiara Calore

Il mondo animale occupa da tempo un posto importante nella ricerca dell’artista.

Già nelle esperienze legate alla Fondazione Bevilacqua La Masa la sua attenzione si concentrava sul rapporto tra animale, ambiente e comportamento.

Nel tempo questo interesse si è trasformato.

Gli animali non sono necessariamente rappresentati in maniera naturalistica. Possono assumere gesti umani, entrare in narrazioni simboliche oppure essere combinati con corpi e forme appartenenti ad altri repertori visivi.

Il risultato è una pittura nella quale l’identità non appare mai completamente chiusa.

Henri Beaufour e la materia del corpo

Anche Henri Beaufour ha lavorato a lungo sul rapporto tra corpo e trasformazione.

Il suo percorso si sviluppa soprattutto attraverso la scultura, ma comprende anche pittura, disegno e incisione.

Un passaggio fondamentale avviene nelle cave di marmo di Carrara, dove il confronto diretto con la materia diventa parte essenziale della sua formazione artistica.

A questa esperienza si affiancano studi di medicina e d’arte, che alimentano un interesse costante per il corpo e per la sua rappresentazione. L’artista ha vissuto e lavorato in Toscana.

La superficie conserva l’impronta

Nelle sculture di Beaufour la materia non viene necessariamente portata verso una forma perfettamente levigata.

Può conservare tensioni, asperità e segni.

L’impronta del gesto rimane visibile.

È proprio questa caratteristica a rendere le opere particolarmente adatte al confronto con la pittura di Calore.

Da una parte la superficie dipinta si riempie di figure e avvenimenti; dall’altra la superficie scolpita registra il contatto diretto con la materia.

In entrambi i casi l’immagine sembra essere qualcosa che sta ancora accadendo.

Teste, animali e metamorfosi

Nel lavoro di Beaufour ricorrono teste, figure umane e animali.

Ma le categorie possono facilmente sovrapporsi.

Il suo archivio documenta, per esempio, figure antropomorfe, teste cornute e soggetti nei quali caratteristiche umane e animali entrano nello stesso corpo.

La metamorfosi non appare come un episodio eccezionale.

Diventa un modo per riflettere sulla porosità delle categorie attraverso cui siamo abituati a organizzare il vivente.

Perché umano e animale continuano a mescolarsi

Il confine tra uomo e animale possiede una storia molto antica.

Miti, religioni e arti figurative hanno continuamente prodotto creature ibride.

Nel progetto veneziano questo repertorio non viene però utilizzato semplicemente come citazione.

Serve piuttosto a mettere in dubbio l’idea che le identità siano strutture completamente stabili.

Quando una figura sembra appartenere contemporaneamente a categorie diverse, chi guarda deve rinunciare almeno per un momento alla necessità di classificarla.

Proprio in quella sospensione può nascere una lettura differente.

Terreno e ultraterreno

Un altro confine indicato dalla mostra separa, almeno apparentemente, il terreno dall’ultraterreno.

Anche qui le opere non offrono necessariamente una distinzione netta.

Mito, simbolo, immaginazione e materia convivono.

Ciò che appare concreto può assumere caratteristiche quasi rituali, mentre una presenza fantastica può essere costruita attraverso la fisicità molto reale della pittura, della ceramica o del marmo.

Il percorso porta così il pubblico in un territorio nel quale il reale non viene cancellato, ma continuamente contaminato da ciò che sembra appartenere a un’altra dimensione.

Il quotidiano entra nel mito

Nella pittura di Calore il mito può convivere con oggetti o situazioni apparentemente comuni.

È un meccanismo importante perché impedisce alla dimensione mitologica di appartenere esclusivamente al passato.

La storia dell’arte diventa un archivio dal quale recuperare figure, gesti e costruzioni visive da rimettere in circolo nel presente.

Anche il web e la fotografia contemporanea partecipano allo stesso processo.

La pittura diventa quindi il luogo nel quale immagini provenienti da tempi e fonti differenti possono convivere.

Il primo piano di Palazzetto Tito diventa uno spazio di confronto

La mostra è allestita al primo piano di Palazzetto Tito.

Il percorso non separa rigidamente i due artisti.

Pittura e scultura si rispondono attraverso le sale, creando continui accostamenti.

Lo spettatore può quindi osservare una forma di Beaufour, spostarsi verso un dipinto di Calore e riconoscere tra le due opere connessioni che non dipendono dalla tecnica.

È il modo stesso di attraversare lo spazio a costruire il dialogo.

Due autoritratti e uno scambio di medium

Il confronto raggiunge un punto particolarmente interessante con due autoritratti.

Qui avviene una sorta di inversione.

Chiara Calore, identificata soprattutto con la pittura, presenta una scultura in ceramica.

Henri Beaufour, il cui lavoro è fortemente legato alla scultura, è invece presente con un dipinto su tavola.

I due artisti sembrano quindi entrare per un momento nel territorio dell’altro.

Lo scambio dei medium rende ancora più evidente quanto le categorie utilizzate per distinguerli siano in realtà meno rigide di quanto sembrino.

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