
Fonte immagine https://www.clp1968.it/
Dal 18 ottobre al 22 novembre 2026, Heinz Mack a Venezia è protagonista a Palazzo Bembo di Color in forma, mostra personale dedicata alla produzione pittorica più recente del maestro tedesco e organizzata in occasione del suo 95° compleanno.
Curata da Marc Mack, l’esposizione riunisce oltre 30 dipinti realizzati nell’ultimo decennio, portando al centro del piano nobile dello storico palazzo veneziano una ricerca nella quale luce e colore continuano a essere trattati come elementi capaci di trasformare la percezione dello spazio.
La mostra è presentata dall’European Cultural Centre Italy e realizzata dalla Association for Art in Public Dirk Geuer di Düsseldorf. Durante il progetto veneziano, ECC Italy conferirà inoltre all’artista l’ECC Award for Lifetime Achievement, riconoscimento alla carriera e al contributo dato all’arte internazionale dalla seconda metà del Novecento.
Color in forma e la pittura più recente di Heinz Mack
Color in forma non propone una ricostruzione cronologica dell’intera carriera.
Il nucleo espositivo è costituito soprattutto dalla produzione pittorica degli ultimi dieci anni.
Il riferimento storico rimane però inevitabile, perché i dipinti recenti continuano a sviluppare questioni che accompagnano Mack fin dagli anni Cinquanta: luce, movimento, ritmo, struttura, energia e percezione.
La continuità non significa ripetizione.
Materiali, tecniche e dimensioni sono cambiati nel corso di quasi settant’anni di attività, mentre la luce è rimasta uno degli elementi fondamentali attraverso cui l’artista costruisce l’immagine.
Quando il colore produce luce
Nei dipinti recenti il colore non svolge semplicemente una funzione decorativa.
Campiture, passaggi cromatici, successioni e contrasti costruiscono una struttura visiva nella quale lo sguardo viene portato continuamente da una zona della tela all’altra.
La stessa presentazione ufficiale individua nel rapporto tra luce, ritmo, colore e percezione spaziale uno dei punti centrali di Color in forma.
La superficie pittorica può così sembrare immobile e, nello stesso tempo, produrre una sensazione di movimento.
È un principio che appartiene profondamente alla ricerca di Mack.
Le Chromatic Constellations
Una parte importante della produzione pittorica dell’artista è legata alle Chromatic Constellations, grandi composizioni nelle quali sequenze e variazioni di colore costruiscono campi visivi ritmici.
La Peggy Guggenheim Collection ricorda che Mack, dopo una lunga pausa dalla pittura, tornò a realizzare grandi tele negli anni Novanta, sviluppando proprio le Costellazioni cromatiche.
Le immagini diffuse per la mostra veneziana comprendono diverse opere della serie realizzate tra il 2014 e il 2020, confermando la centralità di questo nucleo all’interno dell’esposizione.
Prima del colore c’era già la luce
Per comprendere la pittura recente bisogna però tornare agli anni Cinquanta.
Heinz Mack nasce a Lollar, in Assia, l’8 marzo 1931 e studia all’Accademia d’arte di Düsseldorf, affiancando alla formazione artistica studi di filosofia all’Università di Colonia.
È in questo periodo che comincia a interrogarsi su una questione destinata a segnare tutta la sua attività: come trasformare la luce da semplice condizione necessaria per vedere un’opera a materiale stesso dell’esperienza artistica.
ZERO e la ricerca di un nuovo inizio
Nel 1957 Mack e Otto Piene fondano a Düsseldorf ZERO.
Il nome indica idealmente un punto di ripartenza: un “grado zero” dal quale sviluppare nuovi principi estetici dopo la Seconda guerra mondiale.
Nel 1961 si unirà Günther Uecker, formando con Mack e Piene il nucleo centrale della rete internazionale ZERO. Intorno al movimento si sviluppano relazioni con artisti come Yves Klein, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Jean Tinguely e Jan Schoonhoven.
La luce, il movimento e i materiali industriali diventano strumenti attraverso cui mettere in discussione la pittura tradizionale.
Le superfici smettono di essere immobili
Negli esperimenti di Mack il metallo lucidato e le strutture seriali permettono di ottenere superfici che cambiano a seconda della luce e della posizione dello spettatore.
L’opera non coincide più soltanto con un oggetto stabile.
Si modifica percettivamente.
Un riflesso appare.
Scompare.
Si sposta.
La struttura sembra vibrare.
Sono questioni che ritornano anche nella pittura successiva, pur attraverso strumenti completamente differenti.
Dal museo al deserto
Nel 1959 Mack concepisce il Sahara Project.
L’idea è portare la ricerca sulla luce fuori dallo spazio tradizionale di museo e galleria, utilizzando territori naturali vastissimi come luogo di sperimentazione.
Dal 1962 realizza nel deserto africano i suoi “giardini artificiali”, composti da rilievi nella sabbia, specchi, vele, ali, cubi e steli capaci di interagire con il sole e con lo spazio circostante.
Il paesaggio non è uno sfondo.
Diventa parte dell’opera.
La luce naturale come materiale
Nel deserto la luce possiede caratteristiche impossibili da riprodurre esattamente in uno spazio chiuso.
Può cambiare rapidamente.
Essere violentissima.
Riflettersi sulla sabbia.
Moltiplicarsi su superfici metalliche e specchianti.
Mack utilizza queste condizioni per trasformare l’ambiente stesso in una componente dell’intervento artistico.
La ricerca viene documentata anche nel film Tele-Mack del 1968.
Dal Sahara all’Artico
Nel 1976 la sperimentazione prosegue in due ambienti estremi.
In collaborazione con il fotografo Thomas Höpker, Mack realizza interventi nel Sahara e in Groenlandia, costruendo installazioni temporanee tra deserto e ghiaccio.
Le fotografie documentano strutture riflettenti, elementi in plexiglas, forme luminose e opere destinate a esistere soltanto temporaneamente all’interno del paesaggio.
Il contrasto tra i due ambienti è radicale.
Sabbia e ghiaccio.
Calore e freddo.
Ma il problema rimane lo stesso: osservare che cosa accade quando luce, materia e spazio entrano direttamente in relazione.
La pittura conserva questa esperienza
Le opere di Color in forma non si trovano naturalmente nel Sahara o nell’Artico.
Sono dipinti.
Eppure la lunga ricerca condotta da Mack sulla luce aiuta a comprenderne la costruzione.
Il colore non viene trattato come qualcosa di isolato dalla luce.
È proprio attraverso la luce che le relazioni cromatiche acquistano intensità e profondità.
Il passaggio dalla scultura alla pittura non cancella quindi le ricerche precedenti.
Le trasferisce su un’altra superficie.
Venezia e una città costruita dalla luce
La scelta di Venezia assume un significato particolare nella storia di Mack.
L’artista ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1970, rappresentando la Germania Ovest, ed è tornato più volte in città nel corso della propria carriera.
Il rapporto con Venezia è legato anche a una condizione visiva molto precisa.
Acqua e luce modificano continuamente la percezione delle superfici.
I riflessi cambiano.
Le architetture assumono tonalità differenti nel corso della giornata.
È un contesto che incontra naturalmente una ricerca sviluppata per decenni intorno alla trasformazione percettiva.
The Vibration of Light nel 2022
Uno dei ritorni veneziani più recenti risale al 2022, quando Mack presenta The Vibration of Light come Evento Collaterale della 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
La mostra comprendeva quadri monumentali e stele di luce collocati negli spazi del Museo Correr, mettendo le opere contemporanee in relazione con il patrimonio storico veneziano.
Anche in quell’occasione la luce era indicata come elemento centrale dell’intero progetto.
Da Documenta alla Biennale di Venezia
La carriera di Heinz Mack attraversa alcuni dei principali appuntamenti dell’arte internazionale del secondo Novecento.
Partecipa a documenta III nel 1964 e a documenta VI nel 1977, oltre alla Biennale di Venezia del 1970.
Questi passaggi collocano la sua ricerca dentro una stagione in cui la pittura e la scultura vengono profondamente ridefinite attraverso materiali industriali, movimento, luce e intervento nello spazio.
Una ricerca che attraversa linguaggi differenti
Limitare Mack alla pittura sarebbe quindi riduttivo.
La sua attività comprende pittura, scultura, arte cinetica, installazione e interventi nello spazio pubblico.
Le differenze tecniche sono evidenti, ma alcuni problemi rimangono costanti.
Come reagisce una superficie alla luce?
In che modo un oggetto modifica la percezione dello spazio?
Come può il movimento essere reale oppure soltanto apparente?
Che cosa accade quando il colore sembra produrre energia?
Oltre trenta opere dell’ultimo decennio
Color in forma concentra queste domande sulla produzione recente.
Le oltre 30 tele permettono di osservare come un artista nato nel 1931 continui a lavorare sulle stesse questioni fondamentali attraverso opere realizzate nel XXI secolo.
Non si tratta quindi soltanto di celebrare una carriera storica.
L’attenzione è rivolta soprattutto al lavoro attuale.
Il 95° compleanno
La mostra viene organizzata nell’anno in cui Mack compie 95 anni.
Il dato biografico acquista particolare rilievo proprio perché l’esposizione privilegia opere recenti anziché limitarsi a ricostruire il passato.
Il percorso mette quindi insieme due tempi.
La storia di una ricerca iniziata negli anni Cinquanta.
E la sua prosecuzione negli ultimi anni.
L’ECC Award for Lifetime Achievement
Durante la mostra l’European Cultural Centre Italy conferirà a Heinz Mack l’ECC Award for Lifetime Achievement.
Il riconoscimento è destinato a personalità che hanno prodotto un contributo duraturo alla cultura contemporanea; tra i precedenti destinatari indicati dall’organizzazione figurano Yoko Ono e Hermann Nitsch.
L’assegnazione completa quindi il carattere celebrativo del progetto veneziano.