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TogglePiante comprate online: cos’è il passaporto delle piante e quando serve

Comprare una pianta online è diventato normale: si sceglie una varietà difficile da trovare nei vivai della propria zona, si fa l’ordine e pochi giorni dopo arriva un pacco a casa. Insieme alla pianta, però, può esserci una piccola etichetta con la bandiera dell’Unione europea, la scritta Plant Passport e una serie di lettere e codici.
È il passaporto delle piante, uno strumento previsto dalla normativa fitosanitaria europea per permettere di identificare e tracciare molti vegetali durante i loro spostamenti all’interno dell’Unione.
Non è un dettaglio burocratico destinato soltanto ai vivaisti. Proprio negli acquisti online assume un significato particolare.
Cos’è davvero il passaporto delle piante
Il passaporto delle piante è un’etichetta ufficiale che accompagna determinate piante, prodotti vegetali e altri materiali durante la loro movimentazione nel territorio dell’Unione europea.
Serve soprattutto a due cose: verificare che il materiale rispetti le prescrizioni fitosanitarie previste dalla normativa e permetterne la tracciabilità qualora venga individuato un organismo nocivo.
A rilasciarlo non può essere un venditore qualsiasi. In Italia gli operatori professionali che emettono il passaporto devono essere registrati al Registro Ufficiale degli Operatori Professionali (RUOP) e autorizzati dal Servizio fitosanitario competente. In determinati casi il passaporto può essere rilasciato anche direttamente dall’autorità competente.
Prima dell’emissione, le piante interessate devono quindi rientrare nel sistema di esami e controlli previsto dalla normativa europea.
Questo non significa che il passaporto garantisca una pianta perfetta o immune da qualsiasi problema. Non certifica, per esempio, che una pianta non possa sviluppare successivamente un comune attacco di afidi o una malattia favorita da condizioni ambientali sfavorevoli.
Attesta invece che il materiale soddisfa i requisiti fitosanitari previsti dalla normativa per il rilascio del passaporto, sulla base degli esami prescritti e delle condizioni applicabili agli organismi nocivi regolamentati.
Perché negli acquisti online cambia qualcosa
Qui si trova uno degli aspetti meno conosciuti.
Quando una pianta viene fornita direttamente a un utilizzatore finale, come un normale appassionato di giardinaggio che acquista in vivaio, la normativa europea prevede in molti casi un’esenzione dall’obbligo del passaporto al momento della vendita al dettaglio.
La situazione cambia quando quella stessa pianta viene acquistata a distanza e spedita al cliente.
Il Regolamento europeo stabilisce infatti che questa esenzione non si applica, come regola generale, agli utilizzatori finali che ricevono piante attraverso contratti di vendita a distanza.
La normativa consente tuttavia alla Commissione europea di prevedere specifiche deroghe per determinate piante, prodotti vegetali o altri oggetti venduti a distanza.
In altre parole, se ordiniamo una pianta su un sito internet e questa viene consegnata tramite corriere, il fatto che siamo semplici appassionati e non professionisti non basta, di norma, a far venire meno il sistema del passaporto quando quel tipo di pianta vi è soggetto.
Ed è una differenza importante rispetto all’acquisto fatto direttamente nel punto vendita.

Quali piante devono avere il passaporto
La normativa europea comprende innanzitutto tutte le piante destinate alla piantagione, escluse in via generale le sementi.
Per il consumatore significa che rientrano normalmente in questa categoria molte delle piante che si comprano online: piante ornamentali in vaso, alberi e arbusti, piante da frutto, giovani piantine, talee radicate, bulbi e altri materiali destinati a essere piantati, trapiantati o mantenuti in coltivazione.
Per le sementi la situazione è più articolata. La maggior parte non è soggetta all’obbligo generale del passaporto, mentre alcune specie e categorie regolamentate lo richiedono.
Per questo non avrebbe senso concludere automaticamente che un pacchetto di semi privo di Plant Passport sia irregolare. Con una pianta viva in vaso destinata alla coltivazione, invece, il passaporto è molto più frequentemente parte della documentazione prevista.
Come riconoscere un passaporto delle piante
L’aspetto può cambiare leggermente da un produttore all’altro, ma gli elementi fondamentali sono stabiliti a livello europeo.
Nel passaporto delle piante, di norma troviamo:
- A – la denominazione botanica della pianta o del taxon;
- B – il codice dello Stato membro e il numero di registrazione dell’operatore professionale che rilascia il passaporto;
- C – il codice di tracciabilità, quando richiesto;
- D – l’indicazione del Paese terzo di origine oppure il codice dello Stato membro di origine, quando applicabile.
Devono inoltre comparire la bandiera dell’Unione europea e la dicitura Plant Passport.
Il codice di tracciabilità può essere accompagnato anche da un codice a barre, un QR code, un chip, un ologramma o un altro supporto utilizzato dall’operatore.
Non tutti i passaporti, quindi, saranno graficamente identici. Ciò che conta sono gli elementi obbligatori e la possibilità di collegare il materiale vegetale all’operatore e alla sua provenienza.

Dove dovrebbe trovarsi quando arriva il pacco
Il passaporto non deve necessariamente presentarsi come un foglio separato inserito nella scatola.
Come regola generale, deve essere apposto sull’unità commerciale interessata. Può quindi trovarsi sull’etichetta della pianta, sul vaso o su un altro supporto. Quando più piante vengono movimentate come un unico imballaggio, fascio o contenitore, può essere applicato all’imballaggio che costituisce l’unità commerciale.
La normativa consente inoltre alla Commissione europea di prevedere, per particolari materiali, modalità che permettano di associare il passaporto all’unità commerciale senza necessariamente apporlo fisicamente su di essa.
Per questo, prima di buttare scatola, fascette e cartellini di una pianta appena ricevuta, può essere utile dare un’occhiata.
Quel piccolo codice che sembra soltanto un’etichetta logistica potrebbe essere proprio il suo passaporto.
Passaporto delle piante e certificato fitosanitario non sono la stessa cosa
La distinzione diventa particolarmente importante quando si acquistano piante da venditori che spediscono da fuori dell’Unione europea.
Il passaporto delle piante riguarda principalmente la movimentazione del materiale regolamentato all’interno dell’UE.
Il certificato fitosanitario, invece, è il documento utilizzato per l’ingresso nell’Unione di piante e altri prodotti vegetali provenienti da Paesi terzi quando la normativa lo richiede. Viene rilasciato dall’autorità fitosanitaria del Paese esportatore.
Una pianta proveniente direttamente da un Paese extra-UE non diventa quindi regolare semplicemente perché il venditore stampa un’etichetta con scritto Plant Passport.
All’ingresso nell’Unione entrano in gioco le regole sulle importazioni, i certificati fitosanitari, gli eventuali controlli e, per alcune specie o provenienze, anche divieti o prescrizioni particolari.
Una volta entrato regolarmente nell’UE, il materiale per il quale è previsto il passaporto può poi essere accompagnato da quest’ultimo durante gli spostamenti successivi nel mercato europeo.
Perché il commercio online merita più attenzione
Una pianta non è un pacco come un altro.
Con foglie, fusti, radici, terriccio e materiale di propagazione possono viaggiare anche organismi difficili da vedere a occhio nudo. Spostare rapidamente piccole quantità di vegetali tra territori molto lontani aumenta quindi le possibilità che un organismo nocivo raggiunga un ambiente nel quale prima non era presente.
Il problema è diventato ancora più rilevante con l’e-commerce, perché una singola pianta può essere acquistata direttamente da un privato e attraversare in pochi giorni regioni, Paesi e, in alcuni casi, continenti.
Il passaporto non serve a impedire il commercio delle piante. Al contrario, crea un sistema comune che permette di farle circolare mantenendo informazioni sulla loro origine e sugli operatori che le hanno gestite.
Se il passaporto non c’è, bisogna preoccuparsi?
Non necessariamente.
Prima bisogna capire che cosa abbiamo acquistato e da dove proviene. Non ogni seme o prodotto vegetale richiede un passaporto e la normativa prevede categorie ed eccezioni specifiche.
Se però si tratta di una normale pianta viva destinata a essere coltivata, acquistata online e ricevuta tramite spedizione da un venditore professionale nell’Unione europea, la presenza della corretta documentazione fitosanitaria è un elemento che merita attenzione.
In caso di dubbio si può chiedere direttamente al venditore quale documentazione accompagna il materiale e quale operatore ha emesso il passaporto.
Prima dell’acquisto è utile verificare con attenzione chi effettua la vendita e, quando l’informazione è disponibile, da dove parte realmente la spedizione. Un dominio europeo o una pagina scritta in italiano non significano necessariamente che la pianta venga spedita dall’Italia o da un altro Paese dell’UE.
Un piccolo cartellino che racconta molto della pianta
Quando arriva una nuova pianta, è naturale guardare prima di tutto foglie, radici, vaso e condizioni del terriccio.
Vale però la pena osservare anche le etichette.
Dietro le sigle e i codici del passaporto c’è un sistema pensato per ricostruire la provenienza del materiale vegetale e rendere più controllati i suoi spostamenti.
E nel momento in cui le piante possono essere ordinate con pochi clic e arrivare da centinaia o migliaia di chilometri di distanza, sapere che cosa significa la scritta Plant Passport diventa una piccola competenza utile anche per chi coltiva soltanto qualche vaso sul balcone.