
Fonte immagine https://srisa.gallery/
Gabriele Landi a Firenze presenta Doveva essere qui?, una personale costruita attorno a una nuova serie di lavori che prosegue la ricerca dell’artista sul confine tra pittura, scultura, presenza e assenza.
Curata da Federico Giannini, la mostra nasce da opere rimaste fino a oggi quasi interamente inedite e costruisce un percorso nel quale la carta non funziona semplicemente come supporto, ma diventa materia da dipingere, tagliare, svuotare e trasformare.
Doveva essere qui? tra presenza e assenza
Il titolo della mostra introduce immediatamente un’incertezza.
Doveva essere qui? è una domanda che non offre una risposta e mette in discussione ciò che lo spettatore crede di trovare davanti a sé. La relazione tra ciò che appare e ciò che manca diventa così uno dei nuclei centrali del progetto.
Nella presentazione ufficiale, SRISA Gallery sottolinea proprio questo rapporto: la materia fisica sembra dissolversi mentre, paradossalmente, la sua presenza diventa sempre più evidente.
La carta assume quindi una doppia funzione. Rimane superficie pittorica ma, attraverso il taglio e la sottrazione, acquista una dimensione fisica che avvicina il lavoro alla scultura.
La carta come materia da trasformare
La ricerca recente di Landi parte spesso da fogli sottili sui quali l’artista interviene con pittura, incisioni e tagli.
Nel suo stesso racconto del lavoro in progress, Landi descrive una fase della ricerca nella quale i quadrati tracciati sul retro del foglio vengono progressivamente aperti, facendo sì che alcune parti si stacchino e altre rimangano sospese alla superficie. Il risultato è una materia contemporaneamente fragile e presente.
Non si tratta quindi di utilizzare il taglio come semplice effetto decorativo. Il vuoto generato dall’asportazione della carta partecipa alla costruzione dell’opera quanto ciò che rimane.
È proprio questa tensione tra consistenza e dissoluzione a collegare molti dei lavori più recenti dell’artista.
Mappe e geografie che non servono a orientarsi
Un altro elemento ricorrente nella ricerca di Landi riguarda l’idea della mappa.
Già in lavori precedenti l’artista aveva descritto il desiderio di costruire geografie di luoghi sconosciuti e percorribili soltanto attraverso l’immaginazione. Le griglie intagliate e le parti lasciate sulla superficie possono progressivamente assumere la forma di coste, territori, rilievi e confini privi però di un corrispettivo reale.
La mappa perde quindi la sua funzione tradizionale di strumento per orientarsi.
Al contrario, diventa un dispositivo capace di produrre disorientamento: non descrive un luogo già esistente, ma suggerisce la possibilità di uno spazio che prende forma solo attraverso lo sguardo.
Gabriele Landi a Firenze tra pittura e scultura
Gabriele Landi è nato in Belgio nel 1971 e vive e lavora in provincia della Spezia. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Milano nel 1996.
La sua ricerca si sviluppa da tempo sul confine fra linguaggi diversi. Carte intagliate, oggetti scultorei, pittura e sculture lignee permettono all’artista di lavorare sulla relazione tra superficie e spazio.
Un ruolo importante è svolto anche dal colore, spesso utilizzato non soltanto per definire la forma ma per modificarne la percezione, creando riverberi e tensioni tra l’opera e lo spazio circostante.
Negli ultimi anni Landi ha presentato il proprio lavoro in sedi come il mudaC di Carrara e il Museo Nazionale dell’Antartide di Siena, proseguendo una ricerca nella quale l’astrazione geometrica viene continuamente messa alla prova attraverso materiali, tagli e variazioni della superficie.
Un’immagine che nasce anche dal vuoto
Uno degli aspetti più riconoscibili del lavoro recente di Landi è il modo in cui pieno e vuoto smettono di essere opposti.
Quando una parte della carta viene eliminata, ciò che manca non costituisce semplicemente un’assenza. Il vuoto entra nella composizione e contribuisce alla costruzione dell’immagine.
Questo procedimento permette all’opera di cambiare anche in relazione allo spazio che la circonda: ciò che si trova dietro la superficie può diventare visibile attraverso gli intagli, creando una relazione diretta tra lavoro, parete e ambiente.
In Doveva essere qui? questa dialettica diventa anche una domanda sul vedere: ciò che appare davanti allo spettatore è continuamente accompagnato dalla percezione di qualcosa che non c’è più, oppure che forse non è mai esistito.
FAQ
Qual è il titolo ufficiale della mostra di Gabriele Landi?
Il titolo ufficiale è Doveva essere qui?.
Chi cura Doveva essere qui?
La mostra è curata da Federico Giannini, con Rebecca Olsen alla direzione artistica di SRISA Gallery.
Quali materiali utilizza Gabriele Landi?
Nella ricerca recente utilizza soprattutto carta, pittura e tecniche di intaglio, accanto a oggetti scultorei e sculture in altri materiali.
Perché il vuoto è importante nelle sue opere?
Perché le parti eliminate dalla superficie non sono semplicemente assenze: entrano nella struttura visiva del lavoro e modificano il rapporto tra immagine, materia e spazio.
Che ruolo hanno le mappe nella ricerca di Landi?
Le mappe diventano geografie immaginarie, prive di coordinate reali, attraverso le quali l’artista esplora il rapporto tra orientamento, memoria e percezione.