
Fonte immagine https://www.phest.info/
Dall’8 agosto al 1° novembre 2026, Francesco Conti a Monopoli presenta Sopravvivono alle spiagge sul Lungomare Santa Maria, nell’ambito dell’undicesima edizione di PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte.
Il progetto nasce da una ricerca a lungo termine sulla costa adriatica pugliese e osserva un territorio che continua a cambiare sotto l’effetto dell’erosione, della pressione turistica e dell’instabilità ambientale. Ma il paesaggio fisico è soltanto una parte del lavoro.
Conti mette infatti in relazione ciò che la costa è oggi con ciò che continua a essere nella memoria di chi l’ha conosciuta, attraversata e vissuta.
Sopravvivono alle spiagge: quando il paesaggio non coincide più con il ricordo
Esistono luoghi che ricordiamo prima ancora di guardarli.
Una spiaggia frequentata durante l’infanzia.
Una strada verso il mare.
Una scogliera.
Uno stabilimento.
Una fila di cabine.
Quando torniamo dopo molti anni, però, ciò che incontriamo può non corrispondere più all’immagine conservata nella memoria.
È proprio da questa distanza che nasce Sopravvivono alle spiagge.
Il progetto, avviato nel 2022, prende forma dal ritorno di Francesco Conti sui litorali della propria adolescenza dopo un lungo periodo trascorso altrove. Il fotografo ritrova luoghi familiari ma profondamente trasformati: l’erosione ha modificato le coste, il turismo ha cambiato l’uso degli spazi e alcune geografie che sembravano stabili sono diventate irriconoscibili.
Da Brindisi a Santa Maria di Leuca
La ricerca segue la costa adriatica pugliese da Brindisi a Santa Maria di Leuca.
È un territorio normalmente associato a immagini molto precise.
Mare trasparente.
Estate.
Spiagge.
Luce.
Vacanze.
Queste rappresentazioni non sono necessariamente false.
Ma non raccontano tutto.
La presentazione ufficiale di PhEST sottolinea proprio come l’immaginario mediterraneo abbia contribuito a costruire il modo in cui osserviamo e consumiamo il paesaggio costiero.
Conti prova ad andare oltre quella superficie.
Il Mediterraneo è anche un’immagine
Una costa non esiste soltanto geograficamente.
Esiste attraverso le fotografie che ne sono state scattate.
Le cartoline.
Le pubblicità.
Gli album di famiglia.
Le fotografie delle vacanze.
Le immagini pubblicate sui social.
Nel tempo, tutti questi materiali contribuiscono a produrre una rappresentazione collettiva del Mediterraneo.
Il mare diventa così contemporaneamente territorio reale e costruzione culturale.
Sopravvivono alle spiagge lavora proprio sulla distanza che può aprirsi tra queste due dimensioni.
L’erosione non cancella soltanto la sabbia
L’erosione costiera costituisce uno dei punti di partenza del progetto.
Ma Conti non la affronta esclusivamente come fenomeno ambientale.
Quando una spiaggia arretra, una falesia crolla o una parte di costa viene modificata, cambia anche il rapporto che una comunità ha con quel luogo.
Un paesaggio può scomparire fisicamente e continuare a esistere nelle fotografie.
Oppure può rimanere nello stesso posto, ma diventare irriconoscibile.
Il progetto interpreta quindi l’erosione anche come una possibile frammentazione della memoria e dell’identità territoriale.
Tornare continuamente negli stessi luoghi
Conti non costruisce il progetto attraverso un unico viaggio.
La ricerca procede per ritorni.
Gli stessi luoghi vengono osservati nel tempo.
Questo permette di registrare trasformazioni spesso troppo lente per essere percepite nella quotidianità.
Un pezzo di costa cambia.
Una struttura viene costruita.
Un’altra scompare.
Una protezione viene aggiunta contro il crollo di una falesia.
Una spiaggia viene sottoposta a ripascimento.
Il paesaggio diventa così qualcosa che non può essere fissato definitivamente.
L’inverno mostra un’altra costa
Nella descrizione approfondita del progetto, Conti individua nell’inverno una condizione particolarmente importante.
Fuori dalla stagione balneare, il litorale cambia completamente.
Scompaiono gran parte delle presenze turistiche.
Le strutture diventano più visibili.
Le spiagge si svuotano.
Il rapporto tra mare, terra e intervento umano appare con maggiore evidenza.
La costa che solitamente viene fotografata come spazio del tempo libero può allora mostrare la propria fragilità.
La fotografia analogica rallenta lo sguardo
Sopravvivono alle spiagge è realizzato attraverso fotografia analogica in medio e grande formato.
È una scelta coerente con il carattere della ricerca.
Questo tipo di fotografia richiede generalmente un processo più lento rispetto allo scatto digitale immediato.
La preparazione dell’inquadratura.
La scelta del punto di vista.
Il rapporto con la luce.
Il numero necessariamente più limitato di immagini.
Conti lavora quindi su paesaggi che cambiano lentamente attraverso una tecnica che obbliga a rallentare.
Fotografare non basta
Le immagini contemporanee rappresentano soltanto una parte dell’archivio.
Il progetto comprende anche cartoline viaggiate, fotografie familiari donate, documenti e materiali vernacolari.
Questi elementi permettono di vedere la costa in tempi differenti.
Una cartolina spedita decenni fa può mostrare una spiaggia che oggi ha un’altra forma.
Una fotografia privata può conservare una struttura che non esiste più.
Un’immagine turistica può raccontare come quel luogo desiderava presentarsi al mondo.
La storia del paesaggio viene quindi ricostruita attraverso molte immagini diverse.
Le cartoline hanno già viaggiato
Le cartoline possiedono una caratteristica particolare.
Non sono semplicemente fotografie.
Sono oggetti che hanno attraversato lo spazio.
Portano date.
Francobolli.
Scrittura.
Destinatari.
Segni materiali del passaggio da una persona all’altra.
Nel progetto diventano così vere e proprie unità di memoria.
Mostrano un luogo, ma testimoniano contemporaneamente qualcuno che quel luogo ha vissuto e ha deciso di raccontarlo a un’altra persona.
La fotografia vernacolare entra nell’archivio
Anche le fotografie familiari possiedono un valore differente rispetto a quelle realizzate dall’artista.
Non nascono necessariamente con l’intenzione di documentare un paesaggio.
Una persona può essere fotografata sulla spiaggia perché quel giorno era in vacanza.
Dietro di lei, quasi per caso, compare però la costa.
Anni dopo, quell’immagine privata può diventare una testimonianza territoriale.
L’archivio di Conti utilizza proprio questo passaggio tra memoria personale e memoria collettiva.
Un paesaggio può sopravvivere soltanto in fotografia
Il titolo Sopravvivono alle spiagge contiene una piccola inversione.
Normalmente immaginiamo che siano le persone a sopravvivere ai luoghi.
Qui può accadere anche il contrario.
Le fotografie.
Le cartoline.
I ricordi.
Le immagini di famiglia.
Possono sopravvivere a una spiaggia che nel frattempo è stata trasformata o parzialmente cancellata.
La fotografia non impedisce la trasformazione.
Ma conserva la possibilità di confrontare tempi differenti.
Il paesaggio diventa un arcipelago di ricordi
Nella descrizione estesa del progetto, la costa finisce per assumere la forma di una sorta di arcipelago emotivo.
Non più una linea continua.
Una successione di frammenti.
Luoghi ancora riconoscibili.
Altri scomparsi.
Ricordi molto nitidi.
Zone che non coincidono più con ciò che ricordavamo.
È una geografia costruita attraverso assenze e persistenze.
Turismo e trasformazione
La costa pugliese è anche una delle aree nelle quali il turismo esercita una pressione crescente.
Nuove strutture.
Servizi stagionali.
Accessi al mare.
Parcheggi.
Stabilimenti.
Case.
Infrastrutture.
Conti inserisce questa presenza dentro una ricerca che non separa ambiente e società.
L’erosione può essere naturale e insieme accelerata o resa più problematica dalle trasformazioni umane.
Il paesaggio diventa il punto nel quale fenomeni differenti si incontrano.
Le architetture temporanee raccontano l’estate
Tra gli elementi osservati compaiono anche le architetture temporanee.
Cabine.
Strutture stagionali.
Elementi costruiti per essere utilizzati soltanto in alcuni mesi.
Durante l’estate possono sembrare parte naturale della spiaggia.
In inverno mostrano invece chiaramente la propria artificialità.
Questi oggetti raccontano il modo in cui trasformiamo temporaneamente il territorio per adattarlo alle nostre abitudini.
Le falesie che crollano rendono visibile il tempo
Un crollo modifica improvvisamente il paesaggio.
Ma ciò che vediamo in quel momento è spesso il risultato di un processo molto più lungo.
Erosione.
Vento.
Acqua.
Pressione.
Interventi umani.
La fotografia registra un istante.
Il soggetto, però, contiene un tempo molto più ampio.
È uno dei motivi per cui il paesaggio di Conti non appare statico.
Anche quando nell’immagine non succede apparentemente nulla, la trasformazione continua.
Il futuro è già dentro il presente
La presentazione ufficiale della mostra utilizza un’immagine particolarmente efficace: in questi paesaggi fragili il futuro è già visibile nel presente.
Una costa che arretra mostra ciò che potrebbe continuare ad accadere.
Una struttura di protezione racconta un problema già riconosciuto.
Una falesia instabile contiene una trasformazione non ancora conclusa.
La fotografia non deve necessariamente immaginare il futuro.
Può cercarne gli indizi dentro ciò che esiste oggi.
Un progetto coerente con What if?
È proprio qui che Sopravvivono alle spiagge incontra il tema di PhEST 2026, What if?.
Il festival utilizza la domanda “e se?” come strumento per mettere in discussione la certezza del reale e immaginare scenari possibili.
Nel lavoro di Conti quella domanda può assumere una forma estremamente concreta.
Che cosa accade se un luogo cambia più velocemente della nostra memoria?
Che cosa rimane quando la geografia non coincide più con il ricordo?
Quali immagini sopravvivono?