Fotoromanzo Italiano. A casa di Italo

- DATA INIZIO: 16/07/2026

- DATA FINE: 01/11/2026

- LUOGO: Palazzo Baldelli - Cortona (AR)

- INDIRIZZO: Vicolo Boni 7, 52044 Cortona AR

- SITO WEB: cortonaonthemove.com

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra di Fotoromanzo Italiano nell’ambito della 16ª edizione del festival internazionale di fotografia Cortona On The Move, dedicata nel 2026 al tema Beautiful Country e diretta artisticamente da Renata Ferri. Apertura inaugurale giovedì 16 luglio 2026, con ingresso libero a Palazzo Baldelli dalle 19.30 alle 21.00. Orari ordinari: dal 17 luglio al 30 agosto, tutti i giorni 10.00-20.00; dal 31 agosto al 27 settembre, tutti i giorni 10.00-19.00; dal 28 settembre al 1° novembre, tutti i giorni 10.00-18.00. Biglietto per tutte le esposizioni: intero 20,00 euro; ridotto 18,00 euro per le categorie previste dal Festival; scuole 4,00 euro. Ingresso gratuito per under 14, giornalisti accreditati, residenti nel Comune di Cortona, persone con disabilità e Alumni Academy Intesa Sanpaolo. I biglietti sono validi esclusivamente per il giorno indicato. I cani sono ammessi nelle sedi espositive se tenuti al guinzaglio e sotto la sorveglianza del proprietario. Accessibilità: le mostre sono visitabili da persone con disabilità previa prenotazione con almeno due giorni di anticipo, per concordare il servizio di accompagnamento e assistenza.

- NOTE AGGIUNTIVE: A casa di Italo è un progetto di Fotoromanzo Italiano costruito come parziale riallestimento della casa di Italo Manzo, presentato come collezionista, mecenate e appassionato di cultura popolare italiana. Mobili, oggetti e memorabilia dagli anni Settanta a oggi trasformano lo spazio domestico in un dispositivo visivo nel quale memoria, finzione e immaginario collettivo si sovrappongono secondo l’estetica del “neoreality” sviluppata dal collettivo.

Allestimento di A casa di Italo a Cortona, con mobili, televisore, oggetti e immagini in un interno domestico
Installation view
Fonte immagine: https://www.cortonaonthemove.com/

Dal 16 luglio al 1° novembre 2026 Fotoromanzo Italiano a Cortona presenta A casa di Italo a Palazzo Baldelli, in Vicolo Boni 7, nell’ambito della 16ª edizione di Cortona On The Move.

La mostra prende la forma di un ambiente domestico ricostruito attraverso mobili, oggetti e memorabilia che attraversano oltre cinquant’anni di cultura visuale italiana, dagli anni Settanta fino al presente.

Non è però la ricostruzione filologica di una casa. Fotoromanzo Italiano utilizza lo spazio privato come materiale narrativo e lo trasforma in una scena nella quale ricordi, immagini, gusto popolare e finzione finiscono deliberatamente per confondersi.

A casa di Italo, una casa che diventa racconto

Il punto di partenza è la casa di Italo Manzo, presentato nel progetto come collezionista, mecenate e appassionato di cultura popolare italiana.

A Cortona ne viene proposto un riallestimento parziale.

Mobili e oggetti vengono estratti dal loro ambiente originario e ricomposti nelle sale di Palazzo Baldelli. Una volta trasferiti nello spazio espositivo, però, non funzionano più soltanto come testimonianze di un interno domestico.

Cominciano a costruire una storia.

Ogni elemento può sembrare familiare e allo stesso tempo leggermente fuori posto. È proprio questa oscillazione tra riconoscimento e dubbio a mettere in moto il progetto.

Dagli anni Settanta fino al presente

Gli oggetti riuniti nella mostra attraversano un arco temporale che parte dagli anni Settanta e arriva fino a oggi.

È un periodo abbastanza lungo da comprendere profonde trasformazioni nella cultura visuale italiana.

Cambiano televisione, pubblicità, arredamento, costume, consumo e modi di rappresentare la vita privata. Oggetti che in un determinato momento erano semplicemente parte della quotidianità possono, a distanza di decenni, diventare immediatamente riconoscibili come segni di un’epoca.

Fotoromanzo Italiano lavora proprio su questa capacità degli oggetti di accumulare significati.

La memoria non è mai completamente neutrale

Entrare in una stanza costruita con elementi del passato può produrre un’impressione di familiarità anche quando quegli oggetti non appartengono direttamente alla nostra storia personale.

Succede perché la memoria individuale convive con una memoria collettiva.

La televisione, le riviste, le fotografie di famiglia, la pubblicità, il cinema e gli oggetti di consumo hanno costruito negli anni un repertorio condiviso.

Una forma, un mobile o un’immagine possono quindi sembrare conosciuti senza che sappiamo esattamente perché.

A casa di Italo utilizza questa zona incerta della memoria, nella quale esperienza personale e immaginario comune diventano difficili da separare.

Che cos’è il “neoreality” di Fotoromanzo Italiano

Il termine neoreality è centrale nella pratica del collettivo.

Non indica un movimento storico già definito, ma un modo di lavorare nel quale realtà e finzione vengono continuamente sovrapposte.

Il riferimento al neorealismo italiano è evidente, ma Fotoromanzo Italiano lo porta dentro un presente dominato da immagini, media, cronaca, pubblicità, cultura popolare e rappresentazioni spesso difficili da distinguere dalla realtà che pretendono di raccontare.

Il risultato non è né documentario puro né finzione dichiarata.

È uno spazio intermedio nel quale ciò che appare plausibile può essere costruito e ciò che sembra inventato può contenere frammenti molto concreti del reale.

Una casa può essere un dispositivo visuale

In A casa di Italo questo metodo non viene applicato soltanto alla fotografia.

È l’intero ambiente a diventare un dispositivo visuale.

La disposizione degli oggetti orienta lo sguardo. Gli accostamenti generano associazioni. Una stanza può suggerire abitudini, personalità e storie anche senza che nessuno le racconti esplicitamente.

È un meccanismo che conosciamo bene nella vita quotidiana.

Quando entriamo per la prima volta nella casa di qualcuno, osserviamo inevitabilmente ciò che contiene. Libri, fotografie, suppellettili, mobili e piccoli dettagli ci sembrano dire qualcosa della persona che vive lì.

Fotoromanzo Italiano porta questo automatismo dentro una costruzione artistica.

Possiamo fidarci di ciò che una stanza racconta?

La domanda diventa allora inevitabile.

Se gli oggetti ci spingono a immaginare una storia, quanto di quella storia appartiene davvero a ciò che vediamo e quanto viene costruito da noi?

Una stanza non parla.

Siamo noi a interpretarla.

Il progetto sfrutta proprio questa tendenza a riempire i vuoti e a collegare tra loro indizi apparentemente coerenti.

La casa diventa così una macchina narrativa: non consegna necessariamente una verità, ma produce continue possibilità di racconto.

Mobili e memorabilia come archivio del quotidiano

Un archivio non deve essere composto soltanto da documenti ufficiali.

Anche gli oggetti più comuni possono conservare informazioni sul modo in cui una società vive, consuma e rappresenta se stessa.

Le memorabilia riunite in A casa di Italo appartengono a questa dimensione.

Non hanno necessariamente il valore eccezionale dell’oggetto museale raro. La loro forza può risiedere proprio nella familiarità.

Sono frammenti di cultura materiale che permettono di attraversare epoche diverse senza costruire una cronologia tradizionale.

Il gusto personale diventa paesaggio culturale

Una collezione privata nasce normalmente da preferenze individuali.

Si conserva qualcosa perché piace, perché ricorda una persona, perché sembra importante oppure semplicemente perché non si vuole gettarlo.

Quando molti di questi elementi vengono messi insieme, però, il gusto personale comincia a raccontare anche altro.

Può emergere un’epoca.

A casa di Italo utilizza questa possibilità per spostarsi continuamente tra il singolo individuo e l’immaginario italiano più ampio.

La casa privata finisce così per assomigliare a un piccolo paesaggio culturale.

Fotoromanzo Italiano e l’immagine dell’Italia

Fotoromanzo Italiano nasce nel 2011 da Michele Apicella, Giorgio Barrera e Andrea Botto.

Il collettivo si definisce come un progetto artistico in progress dedicato all’immagine e al costume dell’Italia contemporanea.

Fotografia, video, archivio, film, installazione, testi e materiali diversi possono entrare nello stesso lavoro.

Non esiste quindi un unico mezzo privilegiato.

La scelta dipende da ciò che il progetto vuole mettere in discussione e dal tipo di relazione che deve stabilire con il pubblico.

Dal fotoromanzo a una pratica contemporanea

Il nome del collettivo richiama uno dei prodotti più riconoscibili della cultura popolare italiana del Novecento: il fotoromanzo.

Fotografie, personaggi, dialoghi e impaginazione costruivano una narrazione capace di fondere linguaggio fotografico e meccanismi del racconto popolare.

Fotoromanzo Italiano riprende questa eredità senza limitarsi a riprodurne la forma storica.

Il fotoromanzo diventa piuttosto un punto di partenza per riflettere su come oggi costruiamo e consumiamo le immagini.

Web, riviste, installazioni, video, azioni pubbliche e laboratori possono diventare parti dello stesso processo.

Reale e finzione non sono più opposti semplici

Nella cultura visuale contemporanea il confine tra realtà e costruzione è diventato particolarmente instabile.

Una fotografia può documentare un fatto, ma può anche essere selezionata, modificata, ricontestualizzata e utilizzata per produrre interpretazioni completamente differenti.

Una scena costruita può invece apparire perfettamente credibile.

Il lavoro di Fotoromanzo Italiano insiste su questa ambiguità invece di cercare di eliminarla.

La finzione può diventare uno strumento per osservare meglio la realtà.

E ciò che consideriamo realistico può rivelare quanto siano costruiti alcuni dei nostri modi di vedere.

Cultura alta e cultura popolare nello stesso spazio

A casa di Italo elimina anche una distinzione che per molto tempo ha separato la cultura considerata “alta” da quella quotidiana o popolare.

Un oggetto domestico, una fotografia, una memorabilia o un elemento di arredamento possono essere osservati con la stessa attenzione normalmente riservata a un’opera.

Non perché vengano automaticamente trasformati in capolavori.

Ma perché anch’essi partecipano alla formazione dell’immaginario.

Ciò che abbiamo visto nelle case, nei negozi, sulle riviste o davanti alla televisione contribuisce a costruire il nostro modo di riconoscere un’epoca almeno quanto molte immagini ufficialmente consegnate alla storia.

Palazzo Baldelli diventa temporaneamente una casa

La scelta di Palazzo Baldelli aggiunge un ulteriore livello al progetto.

Una mostra che ricostruisce parzialmente un interno domestico entra in un edificio storico che durante Cortona On The Move accoglie numerose esposizioni fotografiche.

Dentro questo contesto la stanza di Italo non appare come un normale ambiente privato.

È dichiaratamente una costruzione espositiva.

Eppure proprio la presenza di mobili e oggetti tende continuamente a riportare lo spettatore verso l’idea di una casa realmente abitata.

Lo spazio oscilla così tra museo, scenografia e ambiente domestico.

Un collezionista o anche un personaggio?

Fotoromanzo Italiano lavora da sempre sull’ambiguità tra ciò che viene presentato come reale e ciò che viene trasformato attraverso la narrazione.

Per questo anche la figura di Italo Manzo va osservata dentro la logica complessiva del progetto.

La mostra lo presenta come collezionista, mecenate e appassionato di cultura popolare italiana, ma ciò che conta nell’esperienza espositiva non è soltanto ricostruirne una biografia.

Italo diventa soprattutto il centro attorno al quale mobili, oggetti e immagini possono essere organizzati in un racconto.

Lo spettatore è lasciato libero di interrogarsi su quanto appartenga alla documentazione e quanto alla costruzione narrativa.

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