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ToggleFIAT LUX a Venezia: 27 artigiani del Lussemburgo a Casa Sanlorenzo

Fonte immagine: https://www.sanlorenzoyacht.com/
Dal 1° al 30 settembre 2026 FIAT LUX a Venezia porta a Casa Sanlorenzo, in Dorsoduro 170, oltre sessanta opere realizzate da 27 artigiani d’arte attivi in Lussemburgo.
Presentata da De Mains De Maîtres Luxembourg nell’ambito di Homo Faber in Città 2026, la mostra trasforma la luce nel filo conduttore di un percorso dedicato alla materia, al gesto e al tempo necessario per realizzare un oggetto unico.
Ceramica, vetro, pietra, legno, tessile, ricamo, feltro, papier-mâché e materiali riciclati costruiscono un vero e proprio cabinet de curiosités contemporaneo nel quale l’artigianato viene osservato non soltanto attraverso il risultato finale, ma attraverso il processo che lo ha reso possibile.
FIAT LUX: che la luce riveli la materia
Il titolo nasce da una delle espressioni più antiche e immediate legate alla luce: fiat lux, “sia fatta la luce”.
Nella mostra veneziana, però, la luce non ha semplicemente il compito di illuminare gli oggetti.
Diventa uno strumento attraverso il quale osservarli.
Fa emergere superfici, irregolarità, riflessi e tensioni. Permette di leggere le tracce lasciate dalla mano e rende più evidente quella parte del lavoro che un oggetto perfettamente rifinito potrebbe nascondere.
Il progetto insiste proprio su questo punto: la materia conserva il tempo impiegato per trasformarla.
Il gesto come forma di resistenza
Uno dei concetti centrali di FIAT LUX riguarda il rapporto tra artigianato e produzione contemporanea.
Viviamo in un sistema nel quale moltissimi oggetti possono essere riprodotti rapidamente e in quantità teoricamente illimitate.
L’artigianato procede invece secondo un ritmo completamente diverso.
Ogni pezzo nasce da una sequenza di gesti che richiedono esperienza, controllo, tentativi e conoscenza dei materiali.
Per De Mains De Maîtres le opere scelte per Venezia rivendicano proprio questa lentezza come una forma di resistenza rispetto all’automazione e alla riproducibilità infinita.
L’imperfezione non è necessariamente un difetto
Nella produzione industriale, due oggetti appartenenti allo stesso modello dovrebbero essere praticamente identici.
Nel lavoro artigianale può avvenire il contrario.
Una piccola irregolarità, una diversa risposta del materiale o una variazione prodotta durante la lavorazione possono diventare parte dell’identità del pezzo.
FIAT LUX porta questa differenza al centro del percorso.
L’imperfezione non viene considerata qualcosa da nascondere, ma una traccia della presenza umana.
È il punto nel quale un oggetto smette di apparire completamente replicabile.
Più di sessanta opere e ventisette artigiani
La selezione ufficiale comprende oltre sessanta opere di 27 artigiani d’arte.
Le tecniche coinvolte sono molto diverse e permettono di attraversare una parte significativa dell’artigianato contemporaneo sviluppato nel Granducato.
Sono presenti lavorazioni della ceramica, del vetro, del legno e della pietra, ma anche tessile, ricamo, feltro, modisteria, papier-mâché, marqueterie di paglia e sperimentazioni con materiali riciclati.
La varietà impedisce alla mostra di costruire un’unica definizione di mestiere d’arte.
Ogni materiale richiede tempi, strumenti e conoscenze differenti.
Gli artigiani presenti in mostra
La selezione ufficiale comprende Anne Bauler e Denise Schumann, Doris Becker, Marie-Isabelle Callier, Anaïs Chappron, Marie de Decker, Tom Flick, Megha Goenka, Anne-Marie Grimler, Camille Jacobs, Sandy Kahlich, Laure Mackel, Carine Mertes, Yanis Miltgen, Charlotte Payet, Pascale Putz, Nuno Quintino, Sandra Resende, Letizia Romanini, Pascale Seil, Stefania Staltari, Marianne Steinmetzer, Malou Tibor, Olivia Topa, Laurent Turping, Ellen van der Woude e Nadine Zangarini.
Il gruppo restituisce un panorama nel quale tecniche tradizionali e ricerca contemporanea non vengono considerate opposte.
Molti degli autori utilizzano infatti competenze storiche per produrre forme, oggetti e installazioni che appartengono pienamente al presente.
Dal vetro alla pietra
Alcuni materiali reagiscono alla luce in maniera immediatamente visibile.
È il caso del vetro, presente attraverso la ricerca di artiste come Camille Jacobs e Pascale Seil.
Trasparenza, rifrazione e colore cambiano a seconda dell’illuminazione e della posizione dello spettatore.
La pietra sembra invece appartenere a un universo opposto: compatta, pesante e apparentemente immobile.
Eppure anche qui la luce rivela le tracce della lavorazione, le differenze della superficie e i punti nei quali l’azione dello strumento ha modificato il materiale.
La ceramica e il passaggio attraverso il fuoco
La ceramica occupa una presenza significativa nella selezione.
Tra le artiste figurano Doris Becker, Anaïs Chappron, Megha Goenka, Stefania Staltari, Marianne Steinmetzer, Malou Tibor ed Ellen van der Woude.
In questo caso il processo creativo contiene una componente che l’autore non può controllare completamente.
Argilla, smalti, temperatura e cottura interagiscono.
Il forno conclude ciò che le mani hanno iniziato.
Anche quando una tecnica è perfettamente conosciuta, rimane quindi una quota di trasformazione che appartiene direttamente alla materia.
Legno e tempo
Con il legno entra in mostra un materiale nel quale il tempo è già visibile prima dell’intervento dell’artigiano.
Venature, nodi e differenze cromatiche raccontano la crescita dell’albero.
Nuno Quintino, Laurent Turping e Nadine Zangarini lavorano il legno attraverso pratiche differenti, dal tornio alla scultura.
La forma finale nasce quindi dal confronto tra una materia che possiede già una propria struttura e il progetto di chi la lavora.
L’artigiano non parte mai veramente da una superficie neutra.
Tessuto, ricamo e feltro
La mostra attraversa anche pratiche legate al tessile.
Anne Bauler e Denise Schumann lavorano nell’ambito della couture, Carine Mertes utilizza il feltro, Yanis Miltgen sviluppa la propria ricerca attraverso il ricamo, mentre Sandra Resende opera con il tessile.
Filo, fibra, trama e sovrapposizione costruiscono superfici che cambiano profondamente quando vengono attraversate dalla luce.
Anche qui il gesto rimane leggibile.
Cucire, intrecciare, ricamare o modellare il feltro significa ripetere azioni precise per tempi spesso molto lunghi.
La marqueterie di paglia di Letizia Romanini
Tra le tecniche meno comuni compare la marqueterie di paglia, praticata da Letizia Romanini.
La paglia di segale, tagliata e applicata manualmente, possiede naturalmente una superficie capace di riflettere la luce.
L’orientamento delle fibre modifica quindi il modo in cui l’opera appare a seconda della posizione dell’osservatore.
Nel lavoro dell’artista una tecnica storica viene utilizzata dentro una ricerca contemporanea legata a paesaggio, memoria e materia.
È un esempio efficace di ciò che FIAT LUX cerca di mostrare: la tradizione non come ripetizione del passato, ma come conoscenza da trasformare.
Anche i materiali riciclati possono diventare materia preziosa
Con Charlotte Payet entra nel percorso anche la plastica riciclata.
La presenza di un materiale industriale all’interno di una mostra dedicata ai métiers d’art potrebbe sembrare contraddittoria.
In realtà mostra quanto la definizione contemporanea di artigianato possa estendersi oltre i materiali tradizionali.
Ciò che conta è anche il modo in cui il materiale viene interpretato e trasformato.
L’abilità manuale non appartiene necessariamente soltanto a legno, pietra, ceramica o vetro.
Il papier-mâché cambia scala
Laure Mackel e Olivia Topa lavorano invece con il papier-mâché.
È un materiale associato spesso a oggetti fragili o decorativi, ma può diventare materia scultorea.
Carta, colla e sovrapposizione costruiscono lentamente volume e superficie.
Ancora una volta la mostra sceglie un materiale nel quale il processo rimane fondamentale.
Il risultato non può essere separato dalla ripetizione dei gesti necessari per realizzarlo.
Un cabinet de curiosités contemporaneo
De Mains De Maîtres descrive l’allestimento come un cabinet de curiosités contemporaneo.
Il riferimento è agli antichi gabinetti delle meraviglie, nei quali oggetti provenienti dalla natura, dall’arte e da territori lontani venivano raccolti seguendo associazioni spesso sorprendenti.
A Casa Sanlorenzo l’idea viene reinterpretata attraverso l’artigianato contemporaneo.
Non si cerca di costruire una classificazione ordinata dei mestieri.
Le opere vengono invece messe in relazione attraverso materiali, superfici, forme e luce.
Venezia e una luce continuamente mobile
Il progetto è pensato specificamente per Venezia.
L’acqua modifica continuamente la percezione luminosa della città.
I riflessi cambiano sulle facciate, entrano negli interni, frammentano le superfici e trasformano i colori.
Per Jean-Marc Dimanche questa condizione possiede una particolare affinità con il lavoro artigianale.
Anche una materia cambia lentamente sotto l’azione della mano.
La luce veneziana e il gesto dell’artigiano condividono quindi un elemento: entrambi trasformano ciò che incontrano senza necessariamente cancellarne la natura originaria.
Dal Secolo dei Lumi al presente
Il progetto introduce anche un riferimento al Secolo dei Lumi.
L’Illuminismo viene ricordato non soltanto per la centralità attribuita alla ragione, ma per la costruzione di un metodo basato su osservazione, sperimentazione e critica delle conoscenze ereditate.
In quel sistema l’artigiano non era semplicemente qualcuno che produceva oggetti.
Era anche una persona capace di generare conoscenza attraverso il confronto diretto con la materia.
FIAT LUX recupera questa idea per il presente.
Sapere come un materiale reagisce significa possedere una forma di conoscenza che non può essere completamente sostituita da una descrizione teorica.