
Dal 29 agosto al 10 ottobre 2026 la Galleria dei San Giovanni di Finale Ligure presenta FLASH, mostra personale di Faé A. Djéraba che riunisce pittura, scultura e fotografia in un percorso dedicato al rapporto tra immagine, memoria e identità.
Curata da Marco Senatore e Renato Boi, con un contributo critico della storica dell’arte Claudia Andreotta, la mostra attraversa linguaggi differenti senza separarli rigidamente. Il punto comune è piuttosto la capacità dell’immagine di agire con rapidità: apparire, interrompere una lettura già acquisita e costringere lo spettatore a riconsiderare ciò che sta osservando.
FLASH: un titolo che parla di immediatezza
Un flash dura una frazione di secondo.
Illumina qualcosa e subito scompare.
Per un momento permette di vedere ciò che prima rimaneva nell’ombra.
Il titolo scelto per la mostra può essere letto proprio attraverso questa idea di apparizione improvvisa.
Il percorso viene infatti descritto come una successione di “illuminazioni” visive: immagini capaci di produrre associazioni rapide ma, allo stesso tempo, di aprire livelli di lettura più complessi.
L’immediatezza non coincide quindi con superficialità.
Lo sguardo può essere colpito in un istante.
Comprendere ciò che ha visto richiede più tempo.
Pittura, scultura e fotografia nello stesso percorso
Faé A. Djéraba non lavora attraverso un unico mezzo.
La mostra mette insieme pittura, scultura e fotografia, permettendo a tecniche differenti di entrare in relazione.
È una caratteristica coerente con il percorso dell’artista, che nel tempo ha lavorato anche con design, scenografia e tessuto.
Ogni linguaggio offre una possibilità differente.
La fotografia trattiene un istante.
La pittura permette di modificare e stratificare l’immagine.
La scultura introduce il volume e costringe lo spettatore a confrontarsi con una presenza fisica.
In FLASH questi territori non funzionano come sezioni isolate, ma come elementi di uno stesso discorso.
Il passato entra dentro l’immagine contemporanea
Tra le soluzioni utilizzate da Djéraba compaiono anche interventi su carte stampate d’epoca.
È un procedimento particolarmente adatto a una ricerca dedicata al rapporto tra passato e presente.
L’immagine storica non viene semplicemente mostrata come documento.
L’artista interviene.
La modifica.
La mette in contatto con un altro tempo.
Ciò che apparteneva a un determinato contesto acquisisce quindi un significato differente quando viene osservato dal presente.
Testo e immagine possono contraddirsi
La mostra interroga anche la relazione tra testo e immagine.
Siamo abituati a pensare che una didascalia spieghi ciò che vediamo.
Non sempre accade.
Le parole possono guidare.
Possono però anche modificare il significato di un’immagine, produrre ambiguità o creare una contraddizione.
Per un’artista interessata alla memoria e alla costruzione dell’identità, questa relazione diventa particolarmente significativa.
Ciò che vediamo e ciò che ci viene raccontato non necessariamente coincidono.
Immagini doppie e identità non univoche
Nel percorso compaiono inoltre composizioni simmetriche e sdoppiamenti d’immagine.
Raddoppiare significa introdurre una differenza proprio dentro ciò che apparentemente sembra uguale.
Due immagini possono essere quasi identiche.
Eppure basta una variazione per modificare la lettura.
È un procedimento che si presta bene a interrogare anche il concetto di identità.
Siamo davvero la stessa persona quando cambiano il contesto, la cultura o il modo in cui veniamo osservati?
Tre culture dentro una sola biografia
La biografia di Faé A. Djéraba rende questa domanda particolarmente concreta.
L’artista è nata in Tunisia, è cresciuta in Francia e vive in Italia.
Lei stessa descrive la propria identità attraverso queste tre appartenenze culturali.
Non si tratta necessariamente di scegliere un’origine prevalente.
Le esperienze possono accumularsi.
Lingue, immagini, educazione, memorie familiari e luoghi differenti entrano nella stessa persona.
Questa condizione aiuta a comprendere perché il tema dell’identità torni con insistenza nella sua ricerca.
Essere tra culture differenti
Vivere tra più culture significa spesso possedere più di un punto di osservazione.
Ciò che appare normale in un contesto può non esserlo in un altro.
Un’immagine può cambiare significato.
Una tradizione può essere percepita contemporaneamente come familiare ed estranea.
In FLASH la stratificazione delle immagini sembra trovare un parallelo proprio in questa esperienza.
L’identità non appare come una superficie unica.
È composta da livelli.
La condizione femminile nella ricerca di Djéraba
La pratica dell’artista ha affrontato nel tempo anche le questioni legate alle donne, ai loro corpi e alle violenze che possono subire, insieme ai temi della genetica e dell’ereditarietà.
Questa attenzione permette di leggere il rapporto tra libertà e oppressione presente nella mostra non come un tema astratto.
Il corpo può essere uno spazio personale.
Ma può anche diventare un territorio regolato dalla società, dalla cultura e dai rapporti di potere.
L’immagine diventa allora uno strumento per riportare alla visibilità ciò che rischia di rimanere nascosto.
L’immagine come forma di denuncia
Il materiale ufficiale della mostra utilizza esplicitamente la parola denuncia.
È importante perché chiarisce che l’estetica non costituisce il punto d’arrivo dell’opera.
Un’immagine può essere formalmente molto costruita e allo stesso tempo prendere posizione.
Forma e contenuto non devono necessariamente essere separati.
Il modo in cui un’immagine viene composta può contribuire direttamente alla forza del messaggio.
La fotografia e l’istante
La fotografia possiede un rapporto particolarmente diretto con il titolo FLASH.
Uno scatto può catturare un istante.
Un flash fotografico può sottrarre un soggetto all’oscurità per una frazione di secondo.
Ma una fotografia rimane dopo che quel momento è finito.
Questa differenza tra rapidità dello scatto e durata dell’immagine diventa uno dei possibili punti attraverso cui avvicinarsi al percorso.
Un avvenimento può durare pochissimo.
La sua immagine può continuare a interrogarci molto più a lungo.
Il Polaroid e l’imprevisto
Djéraba ha utilizzato anche la fotografia istantanea, lavorando con Polaroid e Instax.
In precedenti progetti l’artista ha sottolineato proprio il carattere imprevedibile del risultato: una volta realizzato lo scatto, l’immagine deve essere accettata nella sua particolarità.
È una condizione molto diversa da quella della fotografia digitale contemporanea, nella quale una foto può essere immediatamente cancellata e ripetuta.
L’istantanea mantiene invece una quota di irreversibilità.
La materia e il tessuto
La ricerca di Djéraba non nasce però soltanto dalla fotografia.
L’artista ha lavorato a lungo anche con design, pittura, scultura, decorazione e tessuti, sviluppando inoltre esperienze legate a teatro e moda.
Il tessuto possiede per lei anche una componente familiare e biografica.
È materia.
Ma è anche memoria.
Può coprire il corpo.
Può definirne l’identità.
Può portare con sé una cultura e una tradizione.
Memoria personale e memoria collettiva
Uno degli aspetti interessanti di FLASH è il modo in cui la memoria individuale può entrare in relazione con quella storica.
Una carta stampata d’epoca appartiene già al passato.
Ma l’intervento contemporaneo dell’artista ne modifica il presente.
Allo stesso modo un ricordo personale non rimane necessariamente invariato nel tempo.
Viene riletto.
Modificato.
Inserito dentro nuove esperienze.
La mostra sembra quindi suggerire che la memoria non sia semplicemente qualcosa da conservare intatto.
È qualcosa che continuiamo a interpretare.
Libertà e oppressione
Tra le coppie concettuali indicate nella presentazione ufficiale compaiono libertà e oppressione.
Le due condizioni sembrano opposte, ma spesso esistono contemporaneamente.
Una società può dichiararsi libera e mantenere forme di controllo.
Una persona può essere apparentemente autonoma e allo stesso tempo vincolata da aspettative sociali o culturali.
L’arte può rendere visibili proprio queste contraddizioni.
Non necessariamente attraverso una spiegazione diretta.
A volte basta mettere due immagini una accanto all’altra.
Il pubblico deve completare il significato
Una mostra costruita attraverso stratificazioni non può offrire una sola lettura definitiva.
Lo spettatore entra inevitabilmente nel processo.
Riconosce alcuni riferimenti.
Ne ignora altri.
Collega un’immagine alla propria esperienza.
Attribuisce un significato differente a seconda della propria memoria.
È questo uno dei punti in cui il titolo FLASH acquista un’altra sfumatura.
L’illuminazione può arrivare dall’opera.
Ma ciò che rivela dipende anche da chi la guarda.
Finale Ligure come parte del percorso dell’artista
Per Faé A. Djéraba Finale Ligure non è semplicemente una sede occasionale.
Fonti biografiche precedenti la indicano come residente da tempo in Liguria e descrivono proprio il territorio finalese come uno degli spazi ricorrenti della sua esperienza visiva e personale.
Il ritorno alla Galleria dei San Giovanni assume quindi anche un carattere territoriale.
La mostra internazionale e multiculturale incontra un luogo vicino alla vita dell’artista.
La Galleria dei San Giovanni
La Galleria dei San Giovanni si trova in Piazza Donatori di Sangue 10 a Finale Ligure.
Accanto alle attività espositive dedicate all’arte moderna e contemporanea, lo spazio presenta anche antiquariato, arte sacra, ceramiche e oggetti di modernariato e dispone di un programma dedicato alle mostre temporanee e agli incontri con artisti.
Questa compresenza tra materiali appartenenti a epoche differenti crea un contesto coerente con una mostra che mette continuamente in relazione passato e presente.