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Il centro storico di Bibbiena di Arezzo ospita la mostra FABRIZIO TEMPESTI. Pachamama – Il respiro della terra

Dal 12 giugno al 6 settembre 2026 nei tre comuni toscani del Casentino, Bibbiena, Poppi, Pratovecchio e Stia, si svolge il Festival della fotografia italiana.
Il festival, dedicato nel 2026 al tema Riti e visioni. Tra spirituale e materiale, propone un viaggio immersivo nel mondo della fotografia contemporanea tra mostre, incontri pubblici e momenti di approfondimento, pensati per favorire confronto, ascolto e partecipazione.
Tra le mostre del festival in via Garibaldi a Bibbiena c’è la mostra Pachamama – Il respiro della terra dell’artista toscano Fabrizio Tempesti.
Fabrizio Tempesti è nato e risiede a Prato.
Si avvicina alla fotografia negli anni del liceo (‘68) ma inizia a fotografare con impegno e stampare il bianco e nero nel 1977, anno di iscrizione al Fotoclub Il Bacchino BFI di Prato.
Dopo le prime ammissioni arrivano numerosi premi ad importanti concorsi valevoli per la statistica della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF).
Per Pachamama Tempesti ricorda l’esperienza di un viaggio nell’altopiano andino del Perù e ‘immagine di una un’anziana donna con il volto solcato, forse non tanto dall’età quanto dalla fatica, dal sole e dal vento di quelle altitudini.
Era in mezzo ad un gregge di centinaia di alpaca, aveva le braccia e le mani alzate in atteggiamento di preghiera, in segno di riconoscenza verso la dea Pachamama per averle permesso di portare a termine la transumanza senza perdere nemmeno un capo di bestiame.
Pachamama è la madre terra, venerata ancora oggi dai popoli delle Ande in Sudamerica, è la generosa dea della natura, dell’agricoltura, della fertilità, della fecondità e dell’abbondanza, madre protettiva e che nutre, fonte di vita.
Sono passati gli anni ma quel ricordo vivo gli è tornato dopo quasi quindici anni iniziando a cercare in varie parti della Toscana donne – “Pachamama” nostrane– che hanno cura della terra, che vivono in armonia con i ritmi naturali, che operano con responsabilità ambientale, con rispetto verso gli animali allevati, contribuendo anche alla sicurezza alimentare.
Sono figure femminili che lavorano in agricoltura, nella pastorizia, nell’apicoltura, comunque a stretto contatto con la natura e che da essa prendono anche ispirazione per attività artistiche o trovano energia e consapevolezza di loro attraverso pratiche mistiche ed ancestrali.
Un viaggio che ha svelato a Tempesti la storia di tante “Pachamama” con i loro vissuti, le loro preoccupazioni ma anche con le loro tante speranze.
Sono donne con un’incredibile forza, resistenza e tenacia.
Grazie a loro ho conosciuto la cura della terra, l’amore materno per gli animali, il legame profondo con la ciclicità delle stagioni e dei raccolti che la globalizzazione e il consumismo ci costringono a dimenticare, sostituendoli con l’incessante linearità della produzione a discapito della qualità e della genuinità, come ama sottolineare l’artista parlando delle immagini di questa mostra.