Ombre d’oro

- DATA INIZIO: 24/09/2026

- DATA FINE: 31/10/2026

- LUOGO: Galleria Elena Salamon – Arte Moderna - Torino

- INDIRIZZO: Via Torquato Tasso 11, Piazzetta IV Marzo, 10122 Torino TO

- TEL: +39 011 7652619

- SITO WEB: elenasalamon.com

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra personale di Enrica Salvadori a cura di Elena Salamon. Apertura: martedì, mercoledì e venerdì 15.00-19.00; giovedì 10.30-19.00; sabato 10.30-18.00; domenica e lunedì chiuso. Negli orari ordinari non è richiesto appuntamento; in altri momenti sono possibili visite concordate con la galleria. Inaugurazione segnalata per giovedì 24 settembre 2026 alle ore 17.30 nelle comunicazioni diffuse per la mostra.

- NOTE AGGIUNTIVE: Ombre d’oro riunisce sculture e collage nei quali Enrica Salvadori sviluppa la propria ricerca sull’ombra come doppio dell’oggetto e sulla relazione tra architettura, materia e luce. Terracotta, gesso e marmo dialogano con superfici riflettenti in ottone e interventi in foglia d’oro, trasformando elementi architettonici e forme essenziali in presenze sospese tra spazio reale e dimensione interiore.

Nuove possibilità di Enrica Salvadori a Torino, scultura bianca con lastra dorata riflettente
Salvadori Enrica – Nuove possibilità -2025
Scultura in terracotta e ottone – Dimensioni cm 20 x 33 x 21
Siglato a mano dall’artista
Fonte immagine: https://www.elenasalamon.com/

 

Dal 24 settembre al 31 ottobre 2026, Enrica Salvadori a Torino presenta Ombre d’oro, mostra personale ospitata dalla Galleria Elena Salamon e curata da Elena Salamon.

Il progetto riunisce sculture e collage e mette al centro uno degli elementi che da tempo attraversano la ricerca dell’artista: l’ombra, intesa non semplicemente come effetto prodotto dalla luce, ma come doppio, proiezione e possibilità di rendere visibile qualcosa che appartiene alla dimensione interiore.

Terracotta, gesso, marmo, ottone e foglia d’oro costruiscono un percorso nel quale architettura e materia si confrontano continuamente con riflessi, assenze e apparizioni.

Ombre d’oro: quando l’ombra diventa materia

Normalmente un’ombra non si può toccare.

Esiste soltanto finché esistono una fonte luminosa e qualcosa che interrompe quella luce.

Enrica Salvadori parte proprio da questa condizione instabile e prova a trasformarla.

Nella sua ricerca l’ombra viene osservata come una sorta di seconda identità dell’oggetto, capace di mostrarne una presenza diversa da quella materiale.

Nel file che accompagna la mostra questa idea viene descritta come una delle questioni centrali della sua poetica: l’ombra diventa proiezione dell’essenza dell’oggetto e suo doppio.

L’ombra non coincide con il buio

Associare ombra e oscurità è quasi automatico.

In realtà un’ombra esiste proprio grazie alla luce.

Più forte è la sorgente luminosa, più evidente può diventare la sua proiezione.

È questa relazione a rendere particolarmente significativo l’oro presente nel titolo.

L’ombra non viene necessariamente rappresentata come qualcosa di nero o opaco.

Può diventare luminosa.

Riflettente.

Dorata.

La contraddizione è soltanto apparente.

Tra ombre cinesi e psicologia

La ricerca di Salvadori mette insieme riferimenti molto differenti.

Da una parte c’è la componente scenografica delle ombre cinesi, nelle quali una sagoma acquista significato proprio attraverso la proiezione.

Dall’altra compare la nozione junghiana dell’ombra come lato inconscio, parte nascosta ma inseparabile dell’identità.

L’opera si colloca quindi tra esperienza fisica e immagine mentale.

Ciò che viene proiettato può appartenere contemporaneamente allo spazio esterno e a quello interiore.

L’architettura come prima forma dello spazio

Un altro elemento centrale è l’architettura.

Per Salvadori l’edificio non coincide soltanto con una costruzione.

Può essere letto come la prima forma attraverso la quale definiamo uno spazio vitale.

Dentro e fuori.

Aperto e chiuso.

Protetto ed esposto.

Privato e pubblico.

Muri, finestre, archi e scale diventano così elementi capaci di parlare anche di limiti e possibilità.

Architetture che non servono necessariamente ad abitare

Le sculture presentate in Ombre d’oro assumono spesso la forma di architetture in miniatura.

Compaiono archi.

Finestre.

Muri.

Scale.

Ma non sono modelli destinati a diventare edifici reali.

Alcune scale non conducono da nessuna parte.

Alcune aperture non hanno una funzione pratica.

L’architettura viene liberata dalla necessità di essere utilizzata e può quindi diventare una forma mentale.

Il bianco incontra l’oro

Uno degli elementi visivi più forti della mostra nasce dal contrasto tra materiali.

Il bianco della terracotta, del gesso e del marmo viene accostato alla luminosità dell’ottone.

La differenza non riguarda soltanto il colore.

Le superfici reagiscono alla luce in maniera completamente diversa.

Una materia opaca la assorbe.

Una lastra lucida può invece restituirla all’ambiente.

La scultura cambia così anche in base alla posizione dello spettatore e alle condizioni luminose dello spazio.

Le lastre di ottone diventano superfici riflettenti

Le piccole architetture vengono messe in relazione con lastre di ottone disposte a pavimento.

La forma costruita e quella riflessa possono quindi esistere contemporaneamente.

L’oggetto produce un’altra immagine.

Non esattamente uguale.

Dipendente dalla luce e dal punto di vista.

È quasi una seconda architettura, temporanea e instabile.

Il doppio ritorna continuamente

Questa duplicazione riporta direttamente al tema dell’ombra.

Oggetto e proiezione.

Scultura e riflesso.

Forma materiale e immagine.

Salvadori costruisce continuamente coppie nelle quali una presenza rimanda a un’altra.

La seconda non è però una semplice copia.

Può modificare la percezione della prima.

Uova e sfere interrompono il linguaggio dell’architettura

Accanto agli elementi architettonici compaiono anche forme molto più essenziali.

L’uovo.

La sfera.

Non rimandano immediatamente alla città o all’abitare.

Possiedono un carattere più elementare e simbolico.

Inserite accanto a muri, finestre e scale, introducono un altro tipo di presenza.

Quasi archetipica.

L’uovo come origine

L’uovo possiede da secoli un valore simbolico legato alla nascita e alla trasformazione.

Nella ricerca recente di Salvadori compare anche in opere nelle quali viene accostato all’oro e alla propria ombra.

Un lavoro del 2024, Ovodoro, utilizzava proprio questa relazione tra forma, luce e proiezione per riflettere sulla vita, sul doppio e sulla dimensione simbolica dell’ombra.

La semplicità geometrica non elimina quindi il significato.

Lo concentra.

Scultura e collage cominciano a incontrarsi

Uno degli aspetti nuovi del progetto riguarda il rapporto tra tridimensionalità e carta.

Per lungo tempo il foglio ha avuto per Salvadori soprattutto una funzione progettuale.

Serviva per disegnare.

Costruire modellini.

Preparare una scultura.

Poi qualcosa cambia.

Durante una residenza artistica nel Monferrato nel 2024, la luce riflessa da una superficie di ottone e la presenza di residui di foglia d’oro aprono una possibilità inattesa: l’ombra della scultura può diventare essa stessa un’immagine autonoma.

Dalla scultura alla sua impronta

Il passaggio è particolarmente interessante.

Prima viene costruito l’oggetto.

Poi l’oggetto produce un’immagine.

Quell’immagine può essere riportata sulla carta.

La scultura non scompare.

Ma genera un’altra opera.

Il collage diventa quindi quasi una memoria bidimensionale della forma tridimensionale.

Foglia d’oro e carta

L’oro cambia anche il comportamento del foglio.

Non è semplicemente un colore.

Riflette la luce.

Può apparire più brillante o più scuro a seconda dell’angolo dal quale viene osservato.

Il collage acquista così una qualità instabile che normalmente associamo più facilmente alla scultura o all’installazione.

Anche la carta comincia a reagire allo spazio.

Nature morte di ombre, nature vive di luce

Salvadori ha descritto questa nuova serie come un punto d’incontro tra scultura e disegno, parlando di lavori che possono essere letti contemporaneamente come ombre fissate sulla carta e presenze riattivate dalla luce.

È una definizione che permette di comprendere bene il titolo della mostra.

L’ombra apparentemente indica un’assenza.

L’oro la trasforma in presenza.

Tonco e la nascita di un nuovo passaggio

La svolta viene collegata alla residenza di Germinale Monferrato Art Fest del 2024.

In quell’occasione Salvadori lavora nella chiesetta di Villa Toso a Tonco e realizza una scultura ispirata al campanile superstite dell’antica chiesa di Santa Maria.

L’opera, intitolata Tonco, viene realizzata in terracotta e ottone.

È proprio durante questa esperienza che il rapporto tra forma, proiezione e foglia d’oro assume una nuova centralità.

La città rimane presente

Anche quando la figura umana non compare direttamente, la ricerca di Salvadori continua a parlare dell’essere umano.

Le architetture sono costruite per noi.

I muri definiscono i nostri spazi.

Le finestre regolano il rapporto tra interno ed esterno.

Le scale permettono di passare da un livello a un altro.

Quando questi elementi vengono isolati e trasformati in scultura, la loro funzione pratica scompare, ma rimane la memoria dell’uso.

Buenos Aires e Torino

Nata a Torino nel 1977, Enrica Salvadori si forma all’Accademia Albertina di Belle Arti, frequentando il corso di scultura.

Nel 2005 si trasferisce a Buenos Aires, esperienza che apre una lunga fase di viaggi e attività artistiche in Sudamerica.

Il rapporto tra città differenti entra inevitabilmente in una ricerca tanto legata all’architettura e agli spazi urbani.

Ogni luogo propone proporzioni, materiali e modi differenti di vivere.

Una ricerca costruita attraverso materiali opposti

La scultura di Salvadori utilizza spesso accostamenti molto netti.

Terracotta e metallo.

Gesso e ottone.

Marmo e superfici riflettenti.

Fragilità e resistenza.

Opacità e luce.

Non si tratta soltanto di combinazioni estetiche.

Ogni materiale porta con sé un modo differente di occupare lo spazio.

L’ottone non è oro, ma può diventare luce

L’ottone possiede una luminosità che richiama immediatamente il metallo prezioso.

Ma appartiene a un’altra tradizione materiale.

Può essere lavorato.

Lucidato.

Ossidato.

Riflettere l’ambiente.

Nelle opere della mostra diventa lo strumento attraverso il quale una forma bianca e opaca può generare una presenza luminosa.

La luce modifica continuamente l’opera

Una scultura non viene vista nello stesso modo durante tutta la giornata.

L’illuminazione cambia.

Lo spettatore cambia posizione.

Una superficie riflette elementi diversi.

È proprio questa variabilità a interessare una ricerca costruita attorno al doppio.

L’opera materiale rimane.

La sua immagine continua a cambiare.

Ombre d’oro come dialogo tra opposti

Il titolo riesce così a condensare molti degli elementi della mostra.

Ombra e luce.

Bianco e oro.

Pieno e riflesso.

Interno ed esterno.

Materia e immagine.

Non sono coppie destinate a eliminarsi a vicenda.

Esistono proprio grazie alla relazione tra i due poli.

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