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ToggleCosmogonie a Torrecuso inaugura il nuovo Museo Enologico d’Arte Contemporanea

Cosmogonie a Torrecuso segna l’avvio dell’attività del MEACT, il nuovo Museo Enologico d’Arte Contemporanea nato nel Sannio per mettere in relazione arte, territorio e cultura del vino.
Promossa dal Comune di Torrecuso, la nuova istituzione prende forma a partire da una collezione civica composta da oltre quaranta opere dedicate al tema del vino. Un patrimonio già esistente che diventa il punto di partenza per un progetto più ampio, rivolto alla ricerca contemporanea e al rapporto tra produzione artistica e identità del territorio.
Cosmogonie. Mito e materia costituisce il primo atto pubblico di questo percorso.
Cosmogonie a Torrecuso e la nascita del MEACT
La scelta del titolo accompagna simbolicamente la nascita del museo.
La cosmogonia è il racconto delle origini e della formazione del mondo. Nella mostra questo concetto viene trasferito sul piano della materia e della trasformazione, diventando anche una metafora della nuova istituzione culturale che prende forma a Torrecuso.
L’idea è quella di un museo non concepito come struttura immobile, ma come organismo destinato a svilupparsi attraverso mostre, incontri, progetti e nuove relazioni con la comunità.
La direzione scientifica è affidata a Francesco Creta, curatore e critico d’arte contemporanea, che firma anche la curatela della mostra inaugurale.
Tre artisti tra mito, materia e territorio
Il percorso riunisce tre artisti con pratiche differenti: Vincenzo Rusciano, Gianluca Sità e Paolo Covino.
A collegarli non è l’adozione di un unico linguaggio, ma il confronto con alcuni dei temi sui quali è costruita Cosmogonie: il mito, la trasformazione della materia, il territorio e la sua interpretazione attraverso l’arte contemporanea.
Gianluca Sità lavora sulla relazione tra mito, segno e interpretazione. Nel progetto la figura di Atropo, una delle tre Moire della mitologia greca, viene trasformata nella forma di una falena.
È un passaggio nel quale un’immagine proveniente dalla tradizione mitologica viene riletta attraverso una forma naturale, introducendo nel percorso il tema della metamorfosi.
Le architetture rurali nelle fotografie di Paolo Covino
Il rapporto con il territorio emerge in maniera differente nel lavoro di Paolo Covino.
L’artista fotografa nelle ore notturne le architetture agricole in pietra presenti nel paesaggio locale. Costruzioni rurali segnate dal tempo e dall’abbandono vengono isolate attraverso la fotografia e assumono una presenza monumentale.
Lo sguardo rivolto a questi manufatti porta all’interno della mostra una parte della memoria materiale del territorio sannita. Elementi legati alla vita agricola vengono sottratti alla loro dimensione quotidiana e osservati come tracce di un paesaggio in trasformazione.
Il frammento nelle opere di Vincenzo Rusciano
Un’altra direzione è quella sviluppata da Vincenzo Rusciano, la cui ricerca si concentra sul frammento e sulla costruzione installativa.
Forme spezzate, equilibri instabili e rapporti di forza diventano strumenti attraverso i quali interrogare l’idea tradizionale di monumentalità.
Il frammento non viene quindi considerato soltanto come ciò che rimane di una forma precedente, ma come elemento dal quale possono nascere nuovi rapporti e nuove configurazioni.
Le tre ricerche presenti in mostra costruiscono così interpretazioni diverse del tema della trasformazione che attraversa l’intero progetto.
Dal patrimonio civico al Museo Enologico d’Arte Contemporanea
La nascita del MEACT parte da una raccolta già appartenente al patrimonio comunale.
Il nucleo originario comprende oltre quaranta opere dedicate al vino, elemento strettamente legato all’identità culturale e produttiva di Torrecuso e del Sannio.
La trasformazione della collezione in museo permette però di ampliare questa prospettiva. L’intenzione dichiarata è sviluppare un programma dedicato all’arte contemporanea capace di mettere in relazione ricerca artistica, cultura materiale, comunità e tradizione enologica.
In questa impostazione il vino non rappresenta soltanto il soggetto delle opere della raccolta originaria, ma uno dei punti attraverso i quali leggere il rapporto tra il territorio e le sue trasformazioni.
Cosmogonie a Torrecuso come primo atto del museo
L’apertura del MEACT si è inserita nel programma di Vinestate 2026, manifestazione dedicata alla cultura vitivinicola del territorio.
La coincidenza ha messo immediatamente in relazione le due componenti sulle quali si fonda il nuovo museo: da una parte la storia e la cultura del vino, dall’altra i linguaggi dell’arte contemporanea.
Cosmogonie. Mito e materia assume così un significato che supera quello della singola esposizione. È la mostra con cui la nuova istituzione presenta per la prima volta al pubblico la propria impostazione culturale e avvia un programma destinato a proseguire attraverso nuove iniziative.
FAQ
Qual è il titolo ufficiale della mostra?
Il titolo è Cosmogonie. Mito e materia.
Chi sono gli artisti di Cosmogonie?
La mostra riunisce opere di Vincenzo Rusciano, Gianluca Sità e Paolo Covino.
Chi cura la mostra?
La curatela è di Francesco Creta, al quale è affidata anche la direzione scientifica del MEACT.
Che cos’è il MEACT?
È il Museo Enologico d’Arte Contemporanea di Torrecuso, nuova istituzione culturale promossa dal Comune a partire da una collezione civica di oltre quaranta opere dedicate al tema del vino.
Qual è il rapporto tra il museo e il territorio?
Il progetto nasce con l’obiettivo di mettere in relazione ricerca artistica contemporanea, cultura materiale, comunità e tradizione enologica del Sannio.
Qual è il rapporto tra Cosmogonie e Vinestate?
L’apertura del museo e della mostra inaugurale è avvenuta nel contesto di Vinestate 2026, manifestazione dedicata alla cultura vitivinicola di Torrecuso.